AFGHANISTAN – Rivendicato dai talebani l’attentato di lunedì mattina contro il Team per la Ricostruzione provinciale di Herat, nell’Afghanistan occidentale, gestito da soldati e da civili italiani.
In un intervista rilasciata a Libero il ministro della Difesa, Ignazio La Russa spiega le dinamiche dell’attentato: “L’attacco è stato condotto con un’auto imbottita di esplosivo che si è schiantata contro il muro di cinta e poi con colpi di arma da fuoco anche dai tetti delle case vicine”.
Ancora impreciso il numero delle vittime, un primo bilancio è di 4 morti e una ventina di feriti. Si sa però che 5 militari italiani sono rimasti feriti ed uno è grave, come si apprende dallo stesso ministro La Russa che, parlando delle condizioni di quest’ultimo, ha affermato: “si sono aggravate nella notte e attualmente è ancora seriamente in pericolo di vita”. Si tratta del trentenne lucano Gennaro Masino, di Paterno (Potenza), appartenente alla brigata Ariete e partito per l’Afghanistan nel marzo scorso.
Il ministro ha riferito inoltre alla Camera che neanche le condizioni di un altro militare, rimasto coinvolto nell’attentato del 27 maggio scorso in Libano, sono migliorate. Il militare rimane dunque nell’ospedale Hammud di Sidone, mentre gli altri 5 dovrebbero essere già rientrati in patria.
A Herat i militari e i civili impegnati nella zona del Provincial Reconstruction Team, dove è avvenuto l’attacco, sono impegnati in un progetto di sostegno per la ricostruzione e lo sviluppo del Paese che versa ancora in condizioni devastanti.
In Libano, invece, il nostro contingente è impegnato nell’operazione Unfil, United Nations Interim Force in Lebanon, ovvero Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite, creata dal Consiglio di sicurezza nel marzo 1978 per confermare il ritiro israeliano dal Libano, ripristinare la pace e la sicurezza internazionali e assistere il governo libanese nel ripristinare la sua effettiva autorità nell’area.
Nel frattempo arrivano gli ammonimenti agli Stati Uniti del presidente afgano Hamid Karzai che, ancora una volta, ha intimato alla Nato di interrompere i raid aerei, rammentando che questi non sono né “permessi” né più “tollerati” e che con questo atteggiamento ostile gli alleati rischiano di essere considerati come “una forza di occupazione” in Afghanistan. Le accuse giungono a seguito del bombardamento della Nato di domenica scorsa nella provincia meridionale dell’Helmand, che ha provocato 14 vittime, fra cui 12 bambini -così come reclama il governo Afghano-.
Immediata la risposta della Nato per mezzo del generale John Toolan comandante dell’International Security Assistance Force per l’Afghanistan sudoccidentale, che ha presentato le scuse ufficiali per il raid alle famiglie ed agli amici delle persone uccise. Un raid scattato per reazione dopo che i marines di stanza nella zona erano stati attaccati dai talebani, che avevano ucciso un militare. “Purtroppo successivamente si è scoperto che il compound che gli insorti avevano occupato di proposito era abitato da civili innocenti”, ha dichiarato Toolan.
L’impasse dell’Afghanistan e del Libano sono sotto gli occhi di tutti. La situazione si presenta fortemente critica. Le vittime non cessano di aumentare, sia fra le popolazioni locali sia fra le forze straniere impegnate nelle operazioni umanitarie. Le soluzioni rimangono dei miraggi ed il Medio Oriente resta l’area più scottante del Mondo.