Gaianews

L’alba del pensiero – puntata 4. Il primo grande scienziato: Aristotele

Scritto da Alba Fecchio il 29.10.2010

Alba del pensiero - rubrica settimanale di filosofia e natura

Poi ch’innalzai un poco più le ciglia,
vidi ‘l maestro di color che sanno
seder tra filosofica famiglia.
Tutti lo miran, tutti onor li fanno” Dante

Ebbe sì, cari lettori del venerdì, siamo arrivati a dover parlare dello Stagirita.

Aristotele, infatti, considerato il grande maestro della filosofia occidentale insieme a Platone, sarà l’oggetto nella nostra riflessione di oggi.

Inquadriamolo storicamente innanzi tutto, perché è bene, pur non essendo il nostro un compendio di storia della filosofia, non perdere totalmente di vista la cronologia.

Aristotele nasce nel 384 A.C. a Stagira (ecco spiegato il soprannome) da famiglia aristocratica, si lega alla scuola platonica per poi abbandonarla nel 343a.c. I motivi di questa rottura sono fondamentali per noi perché sono legati alla nascita di un nuovo modo di interpretare e vedere la natura, in tutte le sue accezioni. Procediamo con ordine.

Aristotele, per essendo molto legato al maestro, opera dal punto di vista filosofico un vero e proprio rovesciamento del platonismo. Si rende effettivamente conto del “morbo” di cui è affetto il platonismo stesso, ossia, come già abbiamo evidenziato la settimana scorsa, un insanabile dualismo fra materia e idee. Per superare tale dualismo, Aristotele è convinto che sia necessario capovolgere la prospettiva platonica e dichiarare che reali siano gli individui, le cose che noi vediamo per essere più chiari, e non delle entità astratte invisibili quali possono essere l’Essere di Parmenide o le idee platoniche.

La conseguenza evidente è una sola: la causa stessa della realtà va cercata nelle cose visibili. Non a caso Aristotele rende merito ai filosofi presocratici come Talete o Anassimene perché tentarono di dare, seppur in modo primitivo, una spiegazione del divenire senza rinnegarlo. Rivalutare la realtà stessa dunque.

Aristotele si rende conto subito che il problema essenziale da risolvere è proprio quello del divenire: da cosa è formato” l’individuo”( più in generale ogni cosa del mondo)? Come sanare il dualismo platonico?

Il punto da cui bisogna partire è questo: la natura non è immobile o fissa ma implica dei mutamenti. L’individuo dice Aristotele è un sinolo, ossia un’unione fra materia e forma. Vi è però un principio immanente alla materia che la organizza e le assegna una struttura coerente al fine che le è proprio: la sostanza o meglio l’ousia.

Faccio un esempio, per alleggerire un po’ questo linguaggio da “filosofastri “di settore.

La sostanza, semplicemente, è il principio formale grazie al quale un mucchio di mattoni si trasforma in un qualcosa di organizzato e che serva da riparo, cioè divenga una casa.

Cosa muta dunque rispetto a Platone? E’ chiaro, cambia che la legge formativa della materia non è più separata dalla materia stessa( come accadeva per le Idee) ma è al suo interno, appartiene cioè alla materia.

L’ontologia è per Aristotele, filosofia prima in quanto studio dell’essere dell’ente, cioè la sostanza. E’ bene evidenziare che anche Aristotele crede in una gerarchia fra gli esseri. Esiste in questo senso nella sua ontologia un essere supremo a cui tutto tende, Dio: sostanza unica e irripetibile, atto puro cui ogni potenzialità è risolta. Esso è anche causa prima, cioè motore- non mosso- di tutta a realtà. Ciò è bene evidenziarlo, per non incorrere nel fraintendimento di un Aristotele precursore della nietzchiana “filosofia del martello”.

Aristotele è anche il primo vero biologo: si occupò nel corpus delle sue opere della riproduzione degli animali e di biologia comparata ( dobbiamo ad esempio a lui la classificazione dei delfini e delle balene tra i mammiferi). Si occupò lungamente di astronomia proponendo un sistema geocentrico, in cui la terra, mossa con moto circolare, era posta al centro nell’universo composto da etere ( il quinto elemento naturale).

Da questo nostro breve esposto si può concludere che Aristotele fu il primo vero pensatore “scientifico” della storia della filosofia. Egli si fa promotore di un nuovo modo di interpretare la natura, diverso rispetto a Platone, dove l’attenzione va verso gli oggetti stessi che la realtà ci offre tutti i giorni. Solo attraverso il contatto con la natura, intesa come tutto ciò che ci circonda, può nascere in noi quel sentimento della meraviglia che Aristotele afferma essere il germe della filosofia.

Il film che consiglio di questa settimana è Il grande Lebowski dei fratelli Coen. Un po’ di leggerezza non guasta mai!

A venerdì prossimo!

© RIPRODUZIONE RISERVATA