Molise, Campobasso: no secco alle centrali a biomasse. A nome della difesa dell’ambiente, del turismo, del territorio e delle sue risorse agroalimentari il comitato Matese Arcobaleno, insieme con altre istituzioni, realtà e ai cittadini, chiedono un nuovo incontro in regione per dire no alla realizzazione di nuove centrali a biomasse. Succede nell’area del Matese, una delle zone più interessanti dell’Appennino centro-meridionale, che presenta una varietà di caratteristiche fisiche e naturali difficilmente uguagliabili. Precisamente ci troviamo nei centri di Campochiaro, Cantalupo, San Polo Matese, Bojano, tra rocche e borghi antichi, un tempo abitati dalle tribù sannitiche, dove ancora si produce la migliore mozzarella molisana. Ma non solo lì. Nell’area sono circa una ventina le richieste di autorizzazione a bruciare; e sempre più i centri che si oppongono.
Prati verdi e incontaminati cederanno il posto alle centrali fumanti? Il progetto di una di queste, quella prevista a Campochiaro, in realtà è già stato approvato. “L’unico modo è fare ricorso al Capo dello Stato – spiega Mario Lucarelli del comitato Matese Arcobaleno – la richiesta del comitato è ovviamente quella di riconsiderare questa cosa. Il problema di fondo è sempre lo stesso: si pensa a un impianto che parte con un certo tipo di discorso (biomassa) e poi si rischia che venga trasformato in pratica in un inceneritore vero e proprio”. I dubbi sorgono dal momento che il Molise non è notoriamente un gran bacino di approvvigionamento di biomassa legnosa, soprattutto se si considera il discorso filiera corta, presupposto fondamentale affinché una centrale a biomasse possa dirsi tale. Anche dalla valle del Trigno altri centri insorgono: San Felice, Celenza sul Trigno, Fresagrandinaria, Tufillo, Mafalda e Trivento e attendono la prossima Conferenza di servizi istruttoria, che dovrebbe avere luogo il 27 settembre.
Ecco infatti apparire su you tube il video, documentato da Il Ponte, dell’incontro dove vengono dibattute e illustrate le criticità. Durante l’incontro è emerso sostanzialmente che i comitati chiedono alla regione Molise la sospensione della costruzione delle centrali, in quanto mancherebbero, secondo loro, adeguati strumenti di monitoraggio della qualità dell’aria, elementi indispensabili per controllare e salvaguardare la salute dei cittadini. Come riporta anche Il Quotidiano Bojano, il comitato chiede anche che vengano chiaramente delineate le prese di posizione, in particolare la richiesta viene fatta a un parlamentare molisano d’eccezione, Antonio Di Pietro, che sempre si è battuto per la difesa del suo territorio.
Chi è a favore della realizzazione è il consigliere regionale Paolo di Laura Frattura, che in una conferenza stampa ne ha decantato gli aspetti positivi, sulla scia di quanto veniva riportato già circa un anno fa sull’opuscolo “Piano di azione per le biomasse”, patrocinato dalla regione, che circolava a scopo divulgativo e informativo sulla questione. Contro la realizzazione degli impianti quasi tutti i partiti che fanno parte del centro sinistra, che, chi prima chi dopo, hanno espresso parere contrario nei confronti di questa operazione, da Sinistra Ecologia e Libertà, Costruire Democrazia, Pd, Fed e Psi. “Anche la provincia di Campobasso ha detto no all’installazione di tre centrali a biomasse sul territorio molisano”, lo ha recentemente comunicato il presidente Rosario de Matteis in una conferenza stampa, durante la quale lancia anche un appello alle autorità competenti, di al di là del colore politico, per salvaguardare la salute e compartecipare alla difesa del territorio.
In regione non sono solo le centrali a biomasse la minaccia all’ambiente. C’è chi da anni si arma per limitare l’innalzamento delle pale eoliche lungo lo skyline molisano. Recentemente, complice la questione biomasse, sta salendo agli onori delle cronache locali anche quella relativa all’energia eolica e al fotovoltaico. La gente teme infatti che, una volta degradatosi esteticamente il paesaggio, le case perdano di valore e che gli sforzi fatti durante decenni dai contadini e dagli agricoltori per salvaguardare un’area Dop del territorio italiano possano dirsi presto vanificati. Ciò che più stupisce è che potrebbero essere realizzati, a pochi chilometri di distanza dalla zona delle ipotetiche centrali a biomasse, anche nuovi mulini a vento: siamo a Sepino, a due passi dal sito archeologico di Saepinum – Altilia, luogo di ritrovamento di due ville sannite, sito di elevata importanza turistica e culturale, luogo dove anche l’Adoc, proprio in questi giorni, sta scendendo in campo per opporsi al progetto.