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Combinazioni umidità / calore in aumento ed enormi rischi per ambiente e salute

Scritto da Leonardo Debbia il 17.06.2020

E’ risaputo che il calore umido è tollerato molto peggio dal nostro organismo, rispetto al caldo asciutto.

Alcuni scienziati sono del parere che in un futuro non molto lontano, in alcune regioni tropicali e subtropicali il riscaldamento del clima potrebbe far sì che calore ed umidità combinati insieme possano raggiungere livelli forse mai prima d’ora sperimentati dagli esseri umani.

Queste condizioni, oltre a devastare l’economia di intere nazioni, supererebbero anche i limiti fisiologici della sopravvivenza umana.

Addirittura, secondo un nuovo studio, condizioni di questo genere stanno già facendo la loro comparsa, con qualche picco estremo raggiunto in Asia, Africa, Australia, Sud e Nord America.

Alcuni rari ‘focolai’ hanno già interessato piccole aree, per una durata fortunatamente breve (poche ore), ma la frequenza della loro comparsa e della loro intensità sta aumentando ovunque, destando l’allarme tra gli scienziati del clima.

I dati dello studio, affettuato dall’Earth Institute della Columbia University, sono stati pubblicati nella prima decade del maggio scorso sulla rivista Science Advances.

“Studi precedenti avevano ipotizzato che un simile scenario si sarebbe presentato tra diversi decenni; invece, pare proprio che sia già in atto”, afferma l’autore principale, Colin Raymond, dell’Osservatorio della Terra ‘Lamont-Doherty’ presso la Columbia University.

Analizzando i dati delle stazioni meteo dal 1979 al 2017, gli studiosi hanno scoperto che le combinazioni estreme di calore / umidità sono raddoppiate nel periodo preso in esame.

Vasti incendi si sono ripetuti in India, Bangladesh e Pakistan; in Australia nordoccidentale e lungo le coste del Mar Rosso e del Golfo del Messico, solo per citarne alcuni.

Non sorprende che queste manifestazioni tendano a concentrarsi sulle coste, lungo mari o golfi stretti o poco aperti, dove l’acqua di mare evapora in quantità maggiore, fornendo abbondante umidità, così come accade in aree interne, dove possono arrivare i venti monsonici carichi di umidità.

E’ opportuno precisare che i precedenti studi sul clima avevano avuto per oggetto aree troppo estese e preso in considerazione tempi piuttosto lunghi.

Raymond e il suo team hanno invece analizzato direttamente dati orari provenienti da 7877 singole stazioni meteo, che consentivano di rilevare questi rialzi di breve durata concentrati su aree più piccole.

L’umidità peggiora gli effetti del calore perchè il corpo degli esseri umani si raffredda con il sudore; l’acqua espulsa attraverso la pelle rimuove il calore corporeo in eccesso e, per mezzo dell’evaporazione, lo elimina, abbassando la temperatura del corpo.

Questo processo funziona nei deserti, con climi secchi, ma meno bene nelle regioni umide, dove l’aria è già troppo carica di umidità per assorbirne dell’altra. L’evaporazione del sudore, quindi, rallenta; e nei casi più estremi potrebbe addirittura cessare.

A questo punto, a meno che non si possa trovare rifugio in una stanza con l’aria condizionata, il corpo si riscalda oltre il suo limite di sopravvivenza e gli organi smettono di funzionare.

Anche una persona sana, robusta e in ottima forma fisica che riposasse all’ombra senza vestiti, pure con accesso illimitato ad acqua potabile, morirebbe in poche ore.

I meteorologi misurano l’effetto calore / umidità sulla cosiddetta scala centigrada a ‘bulbo umido’, allorchè la parte terminale del termometro è avvolta da un involucro bagnato, per cui la temperatura reale viene abbassata dalla quantità di vapore che si libera.

Precedenti studi suggeriscono che anche persone fisicamente più forti non possano svolgere le normali attività all’aperto quando il bulbo umido raggiunge i 32°C.

Una lettura di 35°C – picco raggiunto per brevissimo tempo nelle città del Golfo Persico – è considerato il limite teorico di sopravvivenza.

Lo studio ha scoperto che le letture del bulbo umido che si avvicinano a 30°C, dal 1979 sono raddoppiate in tutto il mondo.

Sono state verificate circa mille letture sul valore 31 e 80 letture su 33, un valore ritenuto quasi inestistente fino ad ora.

Secondo Radley Horton, un ricercatore del Lamont-Doherty, negli USA, fino allo scorso anno si riteneva che queste condizioni estreme avrebbero potuto verificarsi soltanto verso la fine del secolo. E tuttavia…sono invece già accadute!

Una difesa cui ricorrere, secondo Horton, potrebbe essere costituita dall’uso dell’aria condizionata, ma questa possibilità comporta dei limiti, purtroppo, dal momento che solo i paesi più ricchi possono permettersene un valido uso, mentre i paesi più poveri, ancorchè privi di reti elettriche, sono quelli che soffrirebbero le più gravi conseguenze.

“La permanenza in luoghi chiusi, poi – sottolinea Horton – paralizzerebbe ogni lavoro all’aperto”; e di questo ne risentirebbe anche l’economia delle nazioni più ricche; una situazione che si è già potuta toccare con mano con il crollo delle economie, anche le più forti, di fronte alla attuale pandemia del coronavirus.

“Nei paesi più poveri poi, l’agricoltura e il commercio sono attività irrinunciabili e condizioni come quelle prospettate rischierebbero di rendere inabitabili alcune aree del pianeta”, afferma Horton.

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