Gaianews

Con i cambiamenti climatici conflitti in aumento del 50%

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 04.08.2013

I cambiamenti climatici sono legati a episodi di violenza di diversi tipi in tutto il mondo, anche con effetti relativamente importanti che però possono avere conseguenze sul rischio di esplosione dei conflitti, che potrebbero aumentare fino al 50%, secondo un nuovo studio condotto da ricercatori della University of California, Berkeley e della Princeton University. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Science.

guerra

Mettendo insieme dati da diverse parti del mondo gli scienziati sono stati in grado di dimostrare che il clima influenza i fatti umani più di quanto si credesse. Secondo gli scienziati l’aumento della violenza domestica in india o in Australia, l’aumento delle aggressioni negli Stati Uniti o in Tanzania, le violenze etniche, gli attacchi da parte della polizia, le guerre fra popoli, corrispondono tutti ad uno stesso modello. Lo studio, secondo i ricercatori, potrebbe essere utile per capire quali saranno gli impatti dei cambiamenti climatici sulle società.

 “Abbiamo raccolto 60 studi esistenti contenenti 45 diversi set di dati che abbiamo ri-analizzato utilizzando un quadro statistico comune. I risultati sono stati sorprendenti,” ha detto Solomon Hsiang, autore principale dello studio, che è stato un borsista post-dottorato in Scienza, Tecnologia e Politica Ambientale all’Università di Princeton nel corso del progetto di ricerca e ora è un assistente professore presso la Goldman School of Public Policy della UC Berkeley.

Gli scienziati hanno preso in considerazione tre grandi categorie di conflitti:

  • La violenza personale e crimini come l’omicidio, l’aggressione, lo stupro e la violenza domestica;
  • La violenza fra gruppi e l’instabilità politica, come le guerre civili, le rivolte, le violenze etniche, e le invasioni dei terreni;
  • I cambiamenti bruschi ed importanti nelle istituzioni che regolano la vita dei popoli o il collasso di intere civiltà.

Analizzando i dati gli scienziati hanno scoperto che tutti e tre i tipi di conflitto mostrano risposte sistematiche  ai cambiamenti climatici. Gli autori hanno scoperto che la possibilità del conflitto aumenta con l’aumento della temperatura.

Dunque la ricerca, spiegano gli autori, smentisce l’idea che le civiltà siano protette dalla tecnica e non subiscano nessun influenza che arrivi dal pianeta.

Ma gli scienziati hanno spiegato anche che i rapporti di causa effetto non sono affatto chiari. Questo però non smentisce i fatti. Un esempio valido riportato dagli esperti è quello degli scienziati che nel 1930 scoprirono una relazione fra il fumo e il cancro al polmone, senza però capirne immediatamente le cause. E secondo gli scienziati le cause potrebbero essere molteplici.

In generale,i cambiamenti climatici possono avere effetti sull’agricoltura e quindi sull’economia provocando episodi violenti delle popolazioni, ad esempio rivoluzioni o aggressioni nei confronti di altri popoli.

Inoltre il calore ha effetti immediati sulla fisiologia delle persone e molto spesso le popolazioni non sono affatto pronte a fronteggiare temperature più calde.

Gli studiosi ci tengono a sottolineare che ovviamente i cambiamenti climatici non sono l’unica causa del conflitto, che ha certamente un complesso di cause. 

I risultati dello studio suggeriscono che un aumento della temperatura globale di 2 gradi Celsius potrebbe aumentare il tasso di  conflitti fra popoli, come le guerre civili, di oltre il 50 per cento in molte parti del mondo.

“E’ possibile che le società future possano capire il modo migliore per far fronte a temperature calde e precipitazioni variabili, e anzi speriamo che lo facciano”, ha detto Miguel. “Abbiamo bisogno di capire perché i cambiamenti climatici causano conflitti in modo che possiamo aiutare le società ad adattarsi a questi eventi ed evitare la violenza. Allo stesso tempo, dovremmo considerare attentamente se le nostre azioni di oggi stanno già rendendo il mondo dei nostri figli più pericoloso”, ha detto Hsiang .

© RIPRODUZIONE RISERVATA