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Doha, quando il futuro costa caro

Quando una Conferenza di livello mondiale si apre con tante speranze e si chiude con troppe disillusioni, vuol dire che qualcosa non ha funzionato

Scritto da Ada Caserta il 11.12.2012

Quando una Conferenza di livello mondiale si apre con tante speranze e si chiude con troppe disillusioni, vuol dire che qualcosa non ha funzionato. Si è parlato di futuro a Doha, di un avvenire che costa caro. Secondo le stime – in base a quanto affermato da Alberto Zoratti di Fairwatch su Greenreport –  trentaquattromila miliardi di dollari è la cifra che la comunità internazionale dovrà versare entro il 2035 per porre riparo al cambiamento climatico del Pianeta. Se si considera il Pil mondiale che corrisponde al doppio della cifra presa in esame, facendo un calcolo elementare il valore del Pil verrà in futuro praticamente dimezzato.

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 Cosa ha fatto la comunità internazionale per evitare che ciò accada? In seguito alla Conferenza, i grandi riunitisi a Doha, consapevoli dei rischi in cui incorre il Pianeta, hanno stilato il documento conclusivo della Conferenza, il ‘Doha Climate Gateway’, giunto con un giorno di ritardo rispetto alle previsioni. Sono state gettate le basi per un nuovo protocollo sul clima, Kyoto 2, ancora da definire nelle sue particolarità e nei suoi numeri. La riduzione delle emissioni resta però un traguardo per pochi: solo l’Unione Europea, la Svizzera, la Norvegia e l’Australia si impegnano –  entro il 2020 – a ridurre  tra il 25 e il 40% le emissioni, per evitare di superare di altri 2°C la temperatura globale. Mentre i principali paesi responsabili dell’inquinamento mondiale – Stati Uniti, Canada, Russia, Giappone, Nuova Zelanda – continuano ancora a tenersi fuori dal protocollo.

 “Dei 34 miliardi di dollari necessari per colmare i danni provocati dai cambiamenti climatici, alla Conferenza di Doha – ha affermato Zoratti – non è stato stanziato nemmeno l’1%. Fino ad oggi le uniche cifre che sono venute fuori a sostegno del clima, sono i 3 miliardi di dollari per attivare il ‘Green Found’ e i soldi promessi da diversi paesi membri dell’Unione Europea che raggiungeranno quasi i 7 miliardi di dollari in due anni”. 

Tutto sommato sono pochi incentivi rispetto alla grossa cifra da raggiungere.

 Se poi si considerano gli ultimi eventi atmosferici estremi, come ad esempio il tornado Sandy che è costato 80 miliardi di dollari o i tanti alluvioni che hanno dimezzato le tasche degli italiani, si può riflettere su quanto costerà il futuro. Sarà necessario ritrovare il giusto equilibrio climatico per evitare il moltiplicarsi di devastanti fenomeni atmosferici. Quando si parla di denaro si pensa alle banche e agli investimenti, senza contare che il denaro da investire per una maggiore sostenibilità, potrebbe cambiare le sorti del Pianeta. Si pensa a breve termine senza valutare l’importanza a lungo termine delle decisioni dei governanti e di riflesso dei comportamenti di tutti gli abitanti del Pianeta.

 

 

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