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Dove “vanno” le foreste boreali con i cambiamenti climatici?

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 06.05.2013

A causa dei cambiamenti climatici le foreste boreali si spostano verso nord, secondo una ricerca pubblicata su Bioscience. Lo spostamento, secondo gli scienziati, porterà ad una maggiore produzione di CO2.

Foresta amazzonica     Foto: William Laurance

Predire che ciò che accadrà con i cambiamenti climatici, dove questi avverranno e che implicazioni avranno sugli ecosistemi, è una delle preoccupazioni maggiori degli scienziati.

A pochi giorni dalla notizia che la concentrazione di CO2 in atmosfera si appresta a superare le 400 ppm (parti per milione) per la prima volta nella storia dell’umanità, i ricercatori del New Berkeley Lab offrono un  modello di come cambieranno e si sposteranno i climi e gli ecosistemi ad essi connessi con il riscaldamento globale.

Uno dei cambiamenti più evidenti riguarda le foreste boreali, che spostandosi verso nord diminuiranno in maniera importante la loro capacità di intrappolare la CO2.

Gli ecosistemi boreali circondano le alte latitudini del pianeta, in corrispondenza di Canada, Europa e Russia. Si tratta di conifere che immagazzinano grandi quantità di carbonio.

Per studiare le interazioni fra cambiamenti climatici ed ecosistemi gli scienziati utilizzano simulazioni al computer incredibilmente complesse. Finora i risultati avevano evidenziato che l’habitat boreale si espanderà verso i poli nei prossimi decenni perchè le regioni al nord diventeranno più calde e umide. Questo significa che gli ecosistemi boreali sono tenuti a conservare ancora più carbonio di quanto non facciano oggi.

La nuova ricerca del Berckeley Lab ha fatto una previsione diversa: secondo la ricerca infatti le foreste si sposteranno e non si espanderanno verso nord. Al loro posto rimarrà un clima più secco e più caldo , più adatto ai pascoli.  Il passaggio da foreste a pascolo, in termini di stoccaggio di anidride carbonica, è passivo, cioè i pascoli immagazzinano anidride carbonica ad un ritmo nettamente meno veloce di quello che può fare una foresta boreale.

Charles Koven, che ha condotto la ricerca, ha spiegato: “La maggior parte dei modelli del sistema Terra non avevano previsto questi risultati, il che significa che sovrastimano la quantità di carbonio che la vegetazione potrà immagazzinare in futuro”.

Dal modello di Koven si evince che gli ecosistema “migreranno” verso nord, in uno scivolamento in cui ogni ecosistema lascerà il posto a quello vicino. Lo slittamento però causerà un ulteriore aumento della temperatura.

Koven ha utilizzato 21 modelli climatici che prendono in considerazione un riscaldamento del clima che va da 1 a 2,6 gradi entro la fine di questo secolo. Ha poi diviso il pianeta in celle calcolando la velocità con cui il clima di una cella si sposterà su quella vicina nei prossimi 80 anni calcolando gli effetti in termini di CO2 immagazzinata.

In generale,  i climi si muovono verso i poli e in altitudine sulle catene montuose. In alcune parti del Sud America, climi più caldi vanno verso ovest fino alle Ande. Nelle latitudini meridionali, i climi più caldi si dirigono a sud.

Ma i cambiamenti più evidenti si verificano nelle latitudini più alte. Qui, gli ecosistemi boreali dovranno correre verso i poli per tenere il passo con i loro climi.  Entro la fine di questo secolo, una foresta vicino ad Alberta, in Canada, dovrà spostarsi di 100 miglia a nord al fine di mantenere il suo clima. 

L’adattamento però non sarà immediato e comporterà uno stress per la vegetazione che si adatterà solo sul lungo periodo. Il modello di Koven, a differenza di altri, tiene inoltre conto di incendi, siccità e morie di piante causate  da insetti, eventi che con lo slittamento degli ecosistemi potranno accadere.

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