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Fuga dall’Africa, 60mila anni fa, a seguito di un inaridimento del clima

Scritto da Leonardo Debbia il 20.10.2017

Secondo uno studio condotto da un ricercatore dell’Università dell’Arizona (UA), che si è avvalso di prove genetiche, tra i 70mila e i 55mila anni fa – indicativamente attorno ai 60mila anni – si verificò una imponente migrazione umana dall’Africa verso l’Eurasia a causa del clima che da umido era divenuto molto asciutto.

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Il Lamont-Doherty Core Repository è una raccolta di sedimenti di mare profondo estratti dai fondali di tutti gli oceani terrestri (crediti: Lamont-Doherty Earth Observatory)

Già studi precedenti avevano ipotizzato che in tempi remoti il clima era stato molto più umido di quanto non sia ora e la variazione verso l’inaridimento avesse costretto i gruppi umani a migrare in Eurasia attraverso il Corno d’Africa ed il Medio Oriente.

“La domanda sull’influenza del clima riguardo questa fuga della nostra specie dall’Africa è rimasta finora senza una risposta conclusiva”, dichiara Jessica Tierney, docente di Geoscienze della UA. “I dati raccolti confermano che, all’epoca del grande esodo dall’Africa nordorientale, il clima fosse arido e non più umido”.

Tierney e il suo team sostengono che circa 70mila anni fa, il clima del Corno d’Africa subì un cambiamento, spostandosi da una fase umida, chiamata anche ‘Green Sahara’ ad una fase più secca di quanto sia attualmente.

La regione, secondo questa ipotesi, sarebbe diventata inoltre anche più fredda.

I risultati della ricerca, condotta da Tierney in collaborazione con Peter deMenocal del Lamont-Doherty Earth Observatory di Palisades, New York e da Paul Zander della UA, sono stati resi noti di recente sulla rivista Geology.

I ricercatori hanno ricostruito il clima nel Corno d’Africa per i 200mila anni passati, analizzando sedimenti oceanici prelevati nella parte occidentale del Golfo di Aden; una ricostruzione mai fatta prima d’oggi.

“La migrazione va a coincidere con un severo cambiamento ambientale”, afferma la Tierney. “Probabilmente, la spinta ad andarsene venne dall’ambiente che si stava deteriorando, volgendo verso un clima arido. Ora, questa interazione dei nostri antenati con il clima ci risulta estremamente interessante”.

Questa correlazione tra migrazione di popolazioni e cambiamento climatico è stata ispirata dallo studio di sedimenti marini di 40mila anni fa.

Perché non risalire anche a variazioni climatiche precedenti, per spiegare antichi flussi migratori?

Il team si è rivolto allora ai curatori del Lamont-Doherty Core Repository, un enorme deposito in cui sono archiviati e conservati le carote di sedimenti di mare profondo raccolti da tutti i più grandi oceani della Terra.

La ricerca ha avuto successo perché è stato trovato una vecchia carota di sedimenti estratta nel 1965 dalla regione del Corno d’Africa, utilissima per esaminare gli ultimi 200mila anni di sedimenti di quella regione.

Tierney e Zander hanno così recuperato i dati relativi alle temperature ed alle precipitazioni dalla materia organica conservata negli strati fossili, prelevando campioni dal sedimento ogni 10 centimetri, corrispondenti a circa 1600 anni sulla scala temporale.

Per costruire una registrazione delle temperature sul lungo termine per il Corno d’Africa, sono stati poi analizzati gli strati di sedimenti riguardanti le sostanze chimiche chiamate alkenoni, costituite da un particolare tipo di alghe marine.

La composizione degli alkenoni nelle alghe cambia al  variare della temperatura dell’acqua.

Il rapporto tra i vari alkenoni indica la temperatura della superficie marina quando le alghe sono vive e riflette anche le temperature regionali, assicura la Tierney.

Per calcolare le antiche modalità delle precipitazioni nella regione dal sedimento, è stata analizzata l’antica cera di foglie che era colata nell’oceano dalle piante terrestri.

Dato che le piante hanno la composizione chimica della cera sulle foglie alterata in funzione del grado di secchezza o di umidità del clima, la cera delle foglie proveniente dagli strati sedimentari fornisce una registrazione delle fluttuazioni in relazione alle precipitazioni.

Le analisi mostrano che il tempo di una consistente migrazione di gruppi umani dal suolo africano coincisero con un passaggio incisivo ad un clima più asciutto e più freddo, dice Tierney.

I risultati dello studio sono corroborati da ricerche di altri studiosi che hanno ricostruito il clima della regione utilizzando i dati raccolti da un sistema di grotte in Israele e da un nucleo di sedimenti  provenienti dal Mediterraneo orientale.

Questi risultati suggeriscono che, nel periodo considerato, il clima era asciutto ovunque nell’Africa nordorientale.

“Il nostro punto di vista sulla questione  è abbastanza semplice”, dichiara Tierney. “Riteniamo che il clima sia stato asciutto quando i gruppi umani iniziarono a lasciare l’Africa per espandersi verso altre parti del mondo e che la transizione da un Sahara verde all’aridità che interessò tutto l’areale dovette essere la molla che indusse questi gruppi a partire”.

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