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La calotta antartica continua a fratturarsi, ma non per effetto del riscaldamento globale

Scritto da Leonardo Debbia il 12.05.2019

Gli esperti di glaciologia prevedono che un’ampia sezione della piattaforma di ghiaccio di Brunt, in Antartide, su cui si trova la stazione di ricerca Halley, del British Antarctic Survey, sia in fase di distacco dalla massa continentale.

La frattura è iniziata diversi anni fa e ora si sta avvicinando alla sua fase critica.

La frattura chiamata Halloween Crack che fu scoperta nel 2016 (crediti: Jan de Rydt, Northumbria University; British Antarctic Survey)

La frattura chiamata Halloween Crack che fu scoperta nel 2016 (crediti: Jan de Rydt, Northumbria University; British Antarctic Survey)

Si prevede che un enorme iceberg di 1500 chilometri quadrati possa staccarsi dalla piattaforma di ghiaccio nei prossimi mesi, allorchè due grandi fratture, originatesi sette anni fa e poi progressivamente allargatesi, troveranno un punto di incontro.

Per il professor Hilmar Gudmundsson, della Northumbria University, Newcastle upon Tyne, nel Regno Unito, questa volta i cambiamenti climatici c’entrano poco, se non addirittura niente.

“Ho studiato questa zona per 15 anni e ho seguito la crescita delle fessurazioni fin da quando si è iniziato a vederne le prime avvisaglie, nel 2012”, assicura Gudmundsson.

“Si tratta di un processo naturale, accaduto più volte in passato. Abbiamo monitorato l’area per molti anni e il distacco era abbondantemente previsto. Ecco perchè, nel 2014, abbiamo spostato la stazione Halley in un’area più sicura”, scrive il glaciologo in un articolo sulla rivista The Cryosphere.

Il parere dello studioso è supportato da una équipe di scienziati della ENVEO (Environmental Earth Observation), una società di telerilevamento austriaca, leader mondiale nell’elaborazione di dati satellitari per il monitoraggio nella copertura globale di neve e ghiaccio.

La piattaforma in questione (o Brunt Ice Shelf) è una grande area di ghiaccio galleggiante, di uno spessore variabile dai 150 ai 250 metri, ed è costituita da ghiaccio di acqua dolce originatosi dal compattamento di neve caduta nell’entroterra.

La Brunt Ice Shelf poggia sulla superficie del mare di Weddel, estendendosi dalla terraferma e allungandosi dal centro dell’Antartide verso la linea di costa.

Poichè le piattaforme di ghiaccio avanzano in lunghezza sulla superficie marina, galleggiano e gli iceberg che si formano a seguito di fratture del ghiaccio non influenzano affatto l’innalzamento di livello del mare.

“Una volta che si staccano dalla Brunt Ice Shelf, i grandi iceberg si spostano verso ovest e si riducono lentamente in iceberg più piccoli”, spiega Jan De Rydt, dell’Università di Northumbria.

Questa non è la prima volta che in Antartide una vasta sezione di ghiaccio si rompe.

La piattaforma di ghiaccio di Pine Island, nell’Antartide occidentale, ha visto diverse sezioni staccarsi negli ultimi anni e la piattaforma Larsen C, ad ovest della piattaforma di ghiaccio Brunt, nel 2017, ha perso una sezione di oltre 3600 miglia quadrate.

Esistono anche prove storiche di altre perdite della Brunt Ice Shelf nel passato.

Ad esempio, due spedizioni sulla  Brunt Ice Shelf del 1915 tracciarono una mappa della regione molto estesa. Ma quando, nel 1950 fu installata la Halley Research Station “si constatò che la piattaforma di ghiaccio era molto più corta, indicando così che un grande iceberg doveva essersi staccato dopo il 1915”, spiega Gudmundsson.

Il dott. Jan Wuite, dell’ENVEO, ha dichiarato: “Grazie ai satelliti Copernicus Sentinel-1 e Sentinel-2 ora è possibile monitorare continuamente il movimento della piattaforma di ghiaccio e la propagazione delle crepe in grande dettaglio e quasi in tempo reale, un servizio molto utile per migliorare i modelli di flusso di ghiaccio esistenti”.

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