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Il Mar Baltico, un modello in scala sugli oceani del futuro

Scritto da Leonardo Debbia il 16.05.2018

A prima vista, il Mar Baltico sembra un mare poco interessante per gli scienziati che lavorano sui problemi globali degli oceani terrestri.

E’ un mare relativamente poco profondo, ha una bassa salinità ed è collocato in un bacino poco connesso e alquanto limitato nelle comunicazioni con l’ampiezza del Nord Atlantico.

Questa impressione, tuttavia, è ingannevole.

Sulla rivista internazionale Science Advances uscita di recente, ben 26 autori di 21 istituzioni scientifiche operanti in sette diversi paesi sottoscrivono un articolo con cui si rivolgono all’intera Comunità scientifica e ai responsabili politici di tutti i paesi indicando la regione del Mar Baltico come un modello da prendere in considerazione per osservare fin d’ora i futuri cambiamenti negli oceani del mondo.

“Questo mare unico di acqua salmastra può essere considerato come una sorta di ‘macchina del tempo’ che ci consente di osservare e valutare meglio i futuri cambiamenti globali”, afferma il prof. Thorsten Reusch, del Centro Helmhotz per la ricerca oceanica di GEOMAR, uno degli autori principali dell’articolo.

Gli scienziati sostengono che i cambiamenti che ci si aspettano per il futuro nei grandi oceani terrestri, nel Baltico sono già visibili oggi.

“Questo, perchè il modesto volume d’acqua e gli scambi lenti con le acque dell’oceano aperto si comportano come amplificatori, consentendo a molti processi e interazioni di verificarsi a ritmi più veloci”, sottolinea il dott. Jan Dierking, di GEOMAR, che ha avviato lo studio insieme al prof. Reusch.

A titolo di esempio, gli oceani della Terra si sono scaldati di una media di 0,5° C negli ultimi 30 anni, mentre nello stesso periodo le misurazioni delle serie temporali nel Mar Baltico hanno registrato un riscaldamento di 1,5° C.

Al tempo stesso, nelle aree profonde del Mar Baltico esistono ampie zone prive di ossigeno che sono aumentate di dieci volte nel secolo scorso e il pH – una misura dell’acidificazione marina – delle acque del Baltico raggiunge regolarmente valori che in altre aree oceaniche sono attesi solo per il prossimo secolo.

Questi estremi sono causati dalla particolare topografia del bacino del Baltico ma, d’altra parte, l’uso intensivo da parte dell’uomo continua ad accelerare i cambiamenti negativi.

I nove paesi che si affacciano sul Baltico sono tutti altamente industrializzati, con aree costiere densamente popolate. L’agricoltura intensiva negli interni garantisce un buon deflusso di nutrienti e una pesca altrettanto intensiva esercita pressioni sulla rete alimentare pelagica.

Non tutto è negativo, però! Il Mar Baltico è uno dei mari della Terra tenuti più sotto osservazione.

L’esame e il monitoraggio scientifico dei processi fisici e biologici sono iniziati già agli inizi del secolo scorso.

Tra i molti paesi che circondano il Baltico c’è una continua cooperazione scientifica, culminata ora nell’attuazione di un programma congiunto di ricerca e sviluppo, il cosiddetto BONUS, varato dall’Unione europea, un programma di ricerca che ha consentito anche questo studio.

Tra i traguardi raggiunti dai paesi confinanti si annoverano il declino dei grandi predatori e il freno alla pesca eccessiva. Questo è stato possibile grazie agli accordi vincolanti nell’Unione europea, cui ha aderito anche la Russia.

Nel settore della pesca, si registra il successo del controllo dei mammiferi marini e delle popolazioni di uccelli.

“Pesca ecccessiva, riscaldamento, acidificazione, inquinamento, eutrofizzazione, perdita di ossigeno e uso intensivo delle coste sono fenomeni osservati in tutti i paesi del mondo e sul Mar Baltico sono stati particolarmente drastici ma alcuni problemi sono stati affrontati con successo e la regione può dirci cosa ci possiamo aspettare per il futuro”, conclude il prof. Reusch. “Il Mar Baltico può quindi a ragione essere considerata una regione modello, una ‘finestra sul futuro, cui guardare per gli obiettivi che si vorranno realizzare in tutto il mondo”.

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