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Nel clima che cambia, si allunga la vita vegetale

Scritto da Leonardo Debbia il 12.03.2015

Molti si chiedono se in questi ultimi anni, in primavera, le foglie delle piante e i boccioli dei fiori stiano realmente germogliando in anticipo e se, in autunno, le foglie rimangano più a lungo sugli alberi di quanto accadeva fino a qualche tempo fa.

Il dubbio, poi, si estende ai più grandi ecosistemi, come quelli delle steppe, ad esempio, che appaiono verdeggianti per tempi insolitamente maggiori; o delle savane, che sembrano mostrarsi più asciutte del solito.

Effettivamente, negli ultimi decenni pare proprio che le stagioni della crescita vegetale si siano dilatate un po’ovunque, nel mondo.

Fiori di ciliegio

Gli scienziati sono partiti da questa osservazione per dare il via ad una ricerca di cui si è fatta carico l’Università Goethe di Francoforte, come parte di una collaborazione internazionale basata su dati satellitari.

I risultati ottenuti potranno tornare utili per l’agricoltura, per le interazioni tra specie animali e vegetali, per il funzionamento degli ecosistemi e per valutare gli scambi di anidride carbonica e di energia tra la superficie terrestre e l’atmosfera.

“Non rimane alcun angolo della Terra che non appaia soggetto a questi cambiamenti”, spiega Robert Buitenwerf, ricercatore dell’Istituto di Geografia fisica presso l’Università Goethe, che

ha esaminato e valutato i dati satellitari registrati dal 1981 al 2012 relativi a 21 parametri sull’attività della vegetazione, al fine di determinare il momento, la durata e l’intensità della crescita delle foreste di conifere, ecosistemi più settentrionali rispetto alle foreste pluviali tropicali.

La conclusione dello studioso è che sul 54 per cento della superficie terrestre almeno uno di questi parametri relativi all’attività della vegetazione si è discostato dai valori medi.

Come viene riportato da altri ricercatori di Francoforte, Friburgo e Nuova Zelanda nella più recente edizione della rivista specializzata Nature Climate Change, oggigiorno, nella maggior parte delle zone climatiche settentrionali, le foglie stanno nascendo effettivamente prima di quanto avvenisse in passato. E anche se, talvolta, sono cadute prima in autunno, il periodo di durata della vegetazione globale è tuttavia aumentato.

D’altro canto, alle nostre latitudini, in generale alberi e arbusti stanno perdendo le foglie più tardi di quanto è avvenuto finora.

Da sottolineare però che, ad oggi, la ricerca condotta nell’emisfero boreale non è stata accompagnata o seguita da una pari ricerca nelle regioni del Sud del mondo.

In quelle zone, i ricercatori hanno scoperto che in diverse savane del Sud America, Sud Africa e Australia, l’attività della vegetazione sarebbe, al contrario, diminuita durante la stagione secca.

“Anche se queste savane hanno vegetazione simile e climi confrontabili, i cambiamenti dell’attività della vegetazione, tuttavia, differiscono da luogo a luogo per molteplici fattori. Si può parlare, in altri termini, di una variazione di tendenza attribuibile alle differenze nel funzionamento dei rispettivi ecosistemi”, afferma Buitenwerf.

A questo proposito, la distribuzione stagionale della crescita delle foglie costituisce un indicatore sensibile, dal momento che mostra come i vari sistemi reagiscono ai cambiamenti ambientali.

“Anche se altri studi attribuiscono in via definitiva i cambiamenti della vegetazione nell’emisfero settentrionale ai cambiamenti climatici, noi preferiamo, al momento, mantenere un atteggiamento prudenziale, dato che per giungere a conclusioni analoghe, tutte le modifiche di cui abbiamo tenuto conto nel nostro studio richiederebbero un’analisi più complessa”, tende a sottolineare Buitenwerf.

Nell’emisfero nord è già stato comunque dimostrato che i cambiamenti climatici e ambientali possono mettere in serio pericolo le specie la cui vita è legata alla durata del periodo della vegetazione.

Non sono ancora ben chiare, invece, le conseguenze per le specie del Sud del mondo.

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