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Premio Nobel: legame tra eventi estremi e riscaldamento globale

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 22.08.2012
Mappa delle aree tropicali a rischio carestie nei prossimi decenni a causa dei cambiamenti climatici

Mappa delle aree tropicali a rischio carestie nei prossimi decenni a causa dei cambiamenti climatici

PHILADELPHIA – Nel bel mezzo di un evento di caldo estremo come è l’estate del 2012, che di certo verrà ricordata come una delle più calde della storia, un premio Nobel per la Chimica dice di aver trovato nuove prove sul legame tra il riscaldamento globale e gli eventi climatici estremi, non solo ondate di calore, ma anche uragani, siccità, ondate di freddo o anomalie termiche.

Il Premio Nobel Mario J. Molina, che ha condiviso il Nobel 1995 grazie alle sue intuizioni sulle conseguenze della riduzione dell’ozono nella stratosfera, ha presentato un articolo al Meeting Nazionale della American Chemical Society, la più grande società scientifica al mondo.

“Le persone possono non essere consapevoli che importanti cambiamenti si sono verificati nella comprensione scientifica degli eventi meteorologici estremi che si trovano nella prima pagina dei giornali”, ha detto Molina. “Ora questi eventi sono più chiaramente legati alle attività umane, come ad esempio il rilascio di anidride carbonica – il principale gas serra -, dovuto alla combustione del carbone e di altri combustibili fossili”.

Molina ha sottolineato che non vi è alcuna “certezza assoluta” che il riscaldamento globale stia causando eventi meteorologici estremi. Ma ha detto che le intuizioni scientifiche nel corso dell’ultimo hanno rafforzato questa ipotesi. Anche se le prove scientifiche non sono ancora sufficienti per affermare con assoluta certezza questo collegamento, il caldo, la siccità, le tempeste e altri eventi meteorologici estremi possono rivelarsi utili a rendere il pubblico più consapevole del riscaldamento globale e della necessità di agire presto, ha detto Molina.

“E’ importante che la gente senta parlare più spesso di riscaldamento globale”, ha detto. “La gente può già sentirlo, sperimentando l’impatto sui prezzi dei prodotti alimentari, ottenendo un assaggio di quella che potrà diventare la vita di tutti i giorni nel prossimo futuro, a meno che noi, come società, agiamo.”

Molina, professore all’Università della California-San Diego, ha proposto una linea di condotta sulla base di un accordo internazionale come il Protocollo di Montreal, che ha permesso di eliminare gradualmente le sostanze responsabili della riduzione dello strato di ozono.

“Il nuovo accordo dovrebbe fissare un prezzo sulle emissioni di gas ad effetto serra, il che renderebbe economicamente più vantaggioso per i paesi fare la cosa giusta. Il costo per la società sarebbe inferiore al costo dei danni causati dei cambiamenti climatici se continueremo a non fare nulla”, ha detto.

Negli anni 1970 e 1980, Molina, Sherwood Rowland e Paul J. Crutzen stabilirono che le sostanze chiamate CFC nelle bombolette spray e altri prodotti erano in grado di distruggere lo strato di ozono. Lo strato di ozono è fondamentale per la vita sulla Terra, formando uno scudo protettivo nell’alta atmosfera che blocca i raggi ultravioletti potenzialmente dannosi presenti nella luce del Sole. Molina, Rowland e Crutzen hanno condiviso il premio Nobel per la scoperta. Dopo la scoperta del “buco” nello strato dell’ozono sopra l’Antartide nel 1985, gli scienziati hanno stabilito che la causa era proprio l’emissione artificiale di CFC, e hanno collaborato con i responsabili politici e coi rappresentanti del settore di tutto il mondo per risolvere il problema. Il risultato è stato il protocollo di Montreal, che ha permesso di eliminare gradualmente l’uso di CFC.

Adottato e attuato da parte dei paesi di tutto il mondo, il Protocollo di Montreal ha eliminato la causa principale della riduzione dello strato di ozono, ha detto Molina, ed è uno degli accordi internazionali di maggior successo nella storia. Accordi analoghi, come il Protocollo di Kyoto, sono stati proposti per affrontare il cambiamento climatico, ma Molina ha detto che questi accordi hanno in gran parte fallito.

A differenza del problema della riduzione dell’ozono, il cambiamento climatico è diventato altamente politicizzato e polarizzante, ha sottolineato. D’altra parte, solo un piccolo gruppo di sostanze erano coinvolte nella riduzione dell’ozono atmosferico, ed era relativamente facile ottenere un accordo in quanto cambiare sostanza a livello industriale non era poi così impattante a livello economico.

Invece, il tema dei cambiamenti climatici è esplosivo. “Il cambiamento climatico è un problema molto più diffuso,” ha spiegato. “I combustibili fossili, che sono al centro del problema, sono importantissimi per l’economia, e influenzano praticamente tutte le attività economiche. Ciò rende il cambiamento climatico molto più difficile da trattare rispetto al problema ozono.”

Oltre ad un nuovo accordo internazionale, ci sono altre cose che devono accadere, ha detto. Gli scienziati hanno bisogno di comunicare meglio i fatti scientifici alla base del cambiamento climatico. Inoltre, la comunità scientifica deve sviluppare fonti energetiche alternative per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.

Molina ha detto che non è certo cosa che accadrà alla Terra, se non si farà nulla per rallentare o arrestare i cambiamenti climatici. “Ma non c’è dubbio che il rischio è molto grande, e potremmo avere delle conseguenze molto dannose. Non è una certezza, ma ci sono diversi indizi che dovremo affrontare delle catastrofi.”

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