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Specie marine ‘aliene’ favorite dall’aumento dei livelli di CO2

Scritto da Leonardo Debbia il 18.11.2015

 Secondo un nuovo rapporto di alcuni scienziati marini, l’acidificazione degli oceani potrebbe favorire l’invasione delle cosiddette ‘specie aliene’, vale a dire specie marine quali alghe, meduse, granchi e molluschi che non appartengono a quel determinato habitat, ma tendono a colonizzarlo mediante una diffusione che ha radici in altre aree dell’oceano, con conseguenze dannose per gli ecosistemi esistenti.

Ora, i molluschi dal corpo molle o gelatinoso, come polpi e meduse, sopportano molto meglio l’aumento dei livelli di anidride carbonica rispetto agli organismi provvisti di strutture scheletriche dure, come i coralli o le conchiglie, dal momento che i gusci calcarei di questi si disciolgono all’aumentare dell’anidride carbonica nelle acque.

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Meduse viventi in acque ad alta concentrazione di anidride carbonica in vicinanza di bocche vulcaniche nel Mediterraneo (crediti: Jason Hall-Spencer)

Lo studio, condotto da scienziati marini della Plymouth University, ha scoperto che un certo numero di famigerate specie invasive dannose, come il fuco giapponese (Undaria pinnatifida) e le meduse urticanti (Pelagia noctiluca), sono resistenti all’aumento dei livelli di anidride carbonica.

Dai risultati pubblicati in Research and Reports in Biodiversity Studies, viene sottolineato che ai tropici, le barriere coralline si trovano a fronteggiare problemi interconnessi (sbiancamento, corrosione, malattie e diffusione di alghe, specie invasive); tutti causati dall’aumento dei livelli di anidride carbonica.

“Stiamo assistendo alla diffusione di tipologie di vita marina che causano problemi, come le fioriture di meduse tossiche e le distese di alghe in putrefazione”, dichiara il prof. Jason Hall-Spencer, autore leader dello studio. “Sulla base di una sintesi delle evidenze ad oggi disponibili, si prevede che i problemi legati alla vita marina pericolosa per altri organismi peggioreranno, in risposta all’anidride carbonica crescente. Agenti patogeni come il colera non riconoscono i confini nazionali, per cui il riscaldamento delle acque costituisce un problema di salute per tutte le località costiere, comprese le città come Londra, che non si affacciano direttamente sul mare. Resta poi da vedere quali organismi si diffonderanno, all’apertura delle vie marittime artiche”.

Lo studio nasce dalle osservazioni dei siti vulcanici nel Mediterraneo, dove Jason Hall-Spencer ha condotto spedizioni per registrare quali forme di vita marina sopportassero meglio le più elevate concentrazioni di anidride carbonica.

Si è visto così che le specie invasive di alghe e meduse avevano la tendenza a prosperare in condizioni di acidità delle acque.

L’accurata analisi degli esperimenti di laboratorio riporta casi eclatanti, come le cosiddette ‘alghe killer’ (Caulerpa taxifolia) che si stanno diffondendo in tutto il mondo, favorite dall’abbondanza di anidride carbonica, talmente tossiche che le faune marine erbivore muoiono di fame piuttosto che mangiarle.

La relazione mette in evidenza la patella ‘a pantofola’ americana (Crepidula fornicate), una specie invasiva, come esempio di acidificazione degli oceani, una presenza con un ruolo stranamente contraddittorio, data la doppia funzione rivestita da questa specie, che aiuta e al tempo ostacola se stessa. Difatti, mentre è nota per essere divenuta una delle 100 specie più invasive al mondo, mette a rischio di predazione le proprie larve a causa della ridotta crescita della conchiglia.

In modo analogo, sia il Granchio reale rosso, che ha invaso il Mare di Barents, sia la lumaca predatrice Urosalpinx cinera, che si è spostata dall’Atlantico nord-occidentale all’Atlantico nord-orientale e al Pacifico, influenzando con questa migrazione l’aquacultura delle ostriche e delle capesante, hanno dimostrato anche una marcata riduzione della sopravvivenza e della crescita delle larve.

“Le osservazioni mostrano che con l’aumento della CO2, ci saranno vincitori e perdenti, proprio come già accaduto durante le estinzioni di massa del passato”; dichiara il ricercatore Ro Allen. “La diffusione di organismi marini nocivi, conseguente all’aumento dell’anidride carbonica nei nostri mari, dovrebbe essere seriamente presa in considerazione”.

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