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Terreni forestali adatti per assorbire il carbonio dall’aria

Scritto da Leonardo Debbia il 30.03.2018

Sostituire gli alberi con il rimboschimento a seguito di eventi catastrofici non solo sarebbe risolutivo per il recupero dei boschi perduti, ma costituirebbe anche un valido aiuto per il suolo per aiutarlo ad assorbire una maggiore quantità di carbonio dall’atmosfera, invece di lasciare che le aree devastate – come quelle, ad esempio, arse da incendi – rimangano brulle o vengano destinate a coltivazioni.

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In un recente studio, i ricercatori dell’Argonne National Laboratory presso il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, hanno calcolato il ritmo con cui sia i terreni delle foreste in cui è stato praticato il rimboschimento che i terreni incolti assorbono il carbonio dall’atmosfera.

Gli studiosi hanno così accertato che nei prosssimi 100 anni la riforestazione già praticata negli Stati Uniti potrebbe aiutare lo strato superficiale ad assorbire 2 miliardi di tonnellate in più di carbonio di quanto avvenga ora, un tasso che rappresenta circa l’1 per cento di tutte le emissioni di gas serra degli Stati Uniti.

Queste sono le conclusioni, pubblicate negli Atti dell’Accademia Nazionale delle Scienze (PNAS), cui è giunto un team di sei ricercatori, guidati da Umakant Mishra, scienziato geospaziale della Divisione di Scienze ambientali presso il Dipartimento Nazionale dell’Energia (DOE) dell’Argonne National Laboratory.

L’obiettivo dello studio era determinare quanto carbonio viene assorbito o sequestrato nei suoli delle aree in cui è stato effettuato il rimboschimento rispetto a quelli delle foreste ancora allo stato naturale e dei terreni coltivati.

“Se c’è anche una piccola variazione nella percentuale di carbonio del suolo, questa può influenzare notevolmente la percentuale di carbonio presente nell’atmosfera” assicura Mishra. “Abbiamo esaminato terreni in fase di rimboschimento negli Stati Uniti per determinare a quale velocità stiano assorbendo il carbonio e, confortati dalle nostre analisi, abbiamo scoperto che attualmente ci sono circa mezzo milione di chilometri quadrati di terreno destinato al rimboschimento.

Questa stima non tiene conto delle aree in cui si sono sviluppati gli incendi boschivi del 2017, in California, Oregon e in tutto il West, ma i dati dello studio potrebbero aiutare i gestori forestali a decidere il sistema più adeguato da adottare per far sì che quelle aree possano contribuire ad assorbire più carbonio atmosferico.

I ricercatori hanno esaminato 15mila osservazioni sui profili del suolo, estratti da due database nazionali, nonché riepilogato le informazioni provenienti dal telerilevamento delle aree già rimboscate in tutto il paese.

Uno degli scopi più importanti della ricerca era determinare la velocità con cui i terreni riforestati assorbono il carbonio dall’atmosfera.

In passato, questi numeri erano indefiniti, talvolta esagerati; ma gli scienziati sono stati in grado di ridurli in modo significativo, secondo le affermazioni di Luke Nave, autore principale e ricercatore presso l’Università del Michigan e il Northern Institute of Applied Climate Science.

“La biomassa accumula carbonio più rapidamente nel breve termine, ma i suoli assorbono carbonio più lentamente e in modo costante sul lungo periodo, quindi i tassi risultano molto diversi”, dice Nave.

“La mancanza di dati certi sul suolo ha lasciato modelli predittivi spesso in conflitto sul fatto che un’area di terreno potesse essere una sorgente di carbonio o piuttosto un deposito”, commenta Mishra. “Capire le percentuali ed essere in grado di prevedere i risultati è fondamentale quando si consideri il rimboschimento e altri metodi per gestire le foreste.

“Ovviamente questi tassi non tengono conto del carbonio rilasciato dagli incendi boschivi originari, ma possono ugualmente aiutare a limitare il danno causato dall’incremento degli incendi nel tempo”.

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