Il Ministro per le Politiche Agricola Maurizio Martina ha reso noto che il Consiglio Ambiente europeo, composto dai ministri dell’Ambiente dell’Unione, ha raggiunto un accordo per modificare la norma sugli OGM e consentire quindi ai paesi di adottare proprie norme ed eventualmente bandire gli OGM.

“Il compromesso evidenzia, nonostante il diverso approccio di alcuni stati membri, la volontà generale di superare i problemi legati al sistema vigente. Ribadisco l’importanza di un’adozione rapida della Direttiva, auspicando che il relativo iter possa concludersi durante il semestre di Presidenza italiana, quantomeno con il raggiungimento dell’accordo politico nella fase della co-decisione con il nuovo Parlamento europeo”, ha scritto il ministro Martina in una nota.
IL Ministero ha spiegato che secondo l’intesa raggiunta, un’impresa che faccia richiesta di introdurre sul mercato un prodotto OGM, partecipando all’istruttoria coordinata dall’EFSA, può ricevere il rifiuto da parte di uno stato alla commercializzazione e alla coltivazione motivando il rifiuto con “ragioni di politica agricola”.
Quest’utlimo era uno dei punti criticati da Greenpeace e Slowfood che invece chiedono si possa giustificare il rifiuto per motivi ambientali e di salute.
Una volta avuto il rifiuto la Commissione europea avrebbe 75 giorni di tempo per esaminare il provvedimento, ma in ogni caso lo Stato avrebbe comunque il potere di procedere unilateralmente.
Secondo quanto riportato dal Ministero a sei mesi dall’entrata in vigore della normativa uno stati potrà vietare anche prodotti OGM che sono in commercio e autorizzati a livello comunitario, un esempio fra questi, il mais MON810 che in Italia è vietato fino al gennaio 2015.