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Disastro idrogeologico mette a rischio il sito di Machu Picchu

Scritto da Leonardo Debbia il 14.03.2018

Il riscaldamento globale ci pone continuamente di fronte a nuove problematiche dalle conseguenze talvolta inaspettate. Se poi ci si mette anche l’uomo, con i suoi interventi volti esclusivamente alla realizzazione dei propri interessi economici, i temuti pericoli diventano urgenze indilazionabili.

Ed ecco ad occupardi di una nuova calamità, ancora non ben definita, ma di urgente gravità.

In Perù, infatti, sta accadendo un disastro ecologico le cui conseguenze sono ancora difficilmente prevedibili.

Nella zona di Cusco, la regione montuosa nel distretto di Ilusco, a circa due chilometri di distanza dal famoso sito archeologico di Machu Picchu,si è aperta nel terreno una frattura di due chilometri di lunghezza.

La notizia in sé non è proprio recente, dal momento che il terreno iniziò ad aprirsi già nel 2012.

Quello che al momento desta un preoccupante allarme, facendo riconsiderare più a fondo l’evento, è la profondità attuale che dai pochi metri iniziali ha raggiunto gli 11 metri.

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La causa principale – e non l’unica, purtroppo! – di questo aumento della gravità del dissesto sarebbe imputabile alle recenti alluvioni che hanno colpito la regione.

Queste sono le conclusioni cui è giunto l’Istituto della Protezione civile, che le ha portate a conoscenza per bocca del direttore, dr Gustavo Infantas, chiamando in causa sia fattori climatici, quali l’aumento delle temperature e delle quantità medie di pioggia, sia fattori antropici, quali il disboscamento selvaggio, frutto di speculazioni per l’estensione del terreno da destinare alle coltivazioni.

47 abitazioni sono già crollate e 90 famiglie della montagna sono state sfrattate e stanno vivendo in condizioni di disagio e di pericolo.

La preoccupazione più grande delle locali autorità e dell’intera comunità scientifica riguarda, tuttavia, il sito archeologcio di Machu Picchu, l’intera montagna che è sotto la minaccia di un crollo irrimediabilmente devastante che ne provochebbe di certo la cancellazione dalle carte geografiche.

Secondo i geologi che hanno studiato il fenomeno, oltre alla faglia che interessa il sito, esistono altre 53 faglie ‘dormienti’, sottostanti l’intera area, che potrebbero aprirsi in qualsiasi momento, scatenando magari altre aperture, in un pauroso ‘effetto domino’.

Machu Picchu è un sito archeologico Inca, collocato a circa 2430 metri di quota, che ospita i resti dell’antica città, la cui esistenza era rimasta per secoli avvolta nel mistero e nella leggenda.

Dichiarata ‘Patrimonio dell’Umanità’ dall’UNESCO, nel 2007 è stata considerata ufficialmente una delle sette meraviglie del mondo moderno: si tratta, infatti, del terzo sito arheologico più grande al mondo, dopo gli scavi di Pompei e di Ostia Antica.

Panoramica del sito di Machu Picchu (Wikipedia)

Panoramica del sito di Machu Picchu (Wikipedia)

Ogni anno sono decine di migliaia i visitatori che affluiscono sulla montagna da ogni parte del mondo, un flusso considerevole che il governo peruviano era persino giunto a considerare un pericolo per eventuali danni al patrimonio culturale.

Fatto sta che il turismo legato a Machu Picchu è la principale risorsa della regione e in realtà le autorità fanno di tutto per incrementare sempre più i flussi dei visitatori.

La città, secondo la leggenda, fu eretta dall’imperatore Inca Pachacùtec intorno al 1440 e rimase abitata fino al 1532, all’epoca della conquista spagnola.

Recenti scoperte archeologiche hanno chiarito che, piuttosto che di una città, si trattava di una fortezza naturale, circondata com’è da profondi dirupi, che la rendevano quasi inaccessibile, e aveva la probabile funzione di residenza estiva per l’imperatore e la sua corte, anche in considerazione del fatto che avrebbe potuto ospitare, al massimo, 750 persone.

Superfluo commentare cosa significherebbe una perdita simile!

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