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Alghe velenose minacciano la Grande Barriera Corallina

Scritto da Leonardo Debbia il 13.02.2017

Uno studio dell’australiana Griffith University, condotto in collaborazione con esperti nazionali e internazionali in materia di coralli ed ecologia chimica, ha dimostrato che, qualora il mondo continuasse a portare avanti le attività industriali come sta facendo oggi, tenendo in scarsa considerazione gli allarmi che vengono lanciati da più parti, il continuo aumento di emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera produrrà un tale impatto sulla Grande Barriera Corallina da acuire in modo significativo la sua già pesante sofferenza entro il 2050 e condurla all’estinzione totale entro la fine di questo secolo.

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Il professor Guillermo Diaz-Pulido, ecologo della Scuola per l’Ambiente della Griffith, afferma che la causa prima di questo pericolo risiede nella spietata concorrenza che le alghe hanno messo in atto con i coralli per farsi spazio nella barriera corallina, in modo simile ad una pianta infestante, ed è mia opinione che purtroppo le alghe riusciranno a prendere il sopravvento.

I ricercatori erano già a conoscenza dell’effetto che l’aumento di anidride carbonica ha sul comportamento delle alghe, ma finora non erano stati in grado di dimostrare come questo avvenisse.

Ora si è scoperto che questo attacco delle alghe è dovuto ad un aumento della,potenza dei composti chimici che distruggono i coralli.

“Questo è un importante passo avanti nella comprensione di come le alghe possano danneggiare i coralli e ha importanti implicazioni per comprendere le conseguenze dell’aumento delle emissioni di anidride carbonica sulla salute della Grande Barriera Corallina”, dice il professor Diaz-Pulido.

“Per crescere, le alghe hanno bisogno di luce e anidride carbonica, proprio come qualsiasi altra pianta”, spiega lo studioso. “Supponendo che le alghe in futuro abbiano a disposizione una maggior quantità di anidride carbonica nell’acqua marina, abbiamo voluto sapere fino a che punto l’anidride carbonica potrebbe incidere con i suoi effetti sulle alghe, e in particolare sulla loro fisiologia e sull’interazione con altri organismi animali”.

Il professor Mark Hay, ricercatore presso il Georgia Institute of Technology, nonché co-autore dello studio, aggiunge: “Quello che abbiamo scoperto è che alcune alghe producono sostanze chimiche più potenti che sopprimono o danneggiano i coralli più rapidamente e questo effetto può accadere alquanto velocemente, nell’arco di poche settimane”.

“Se le alghe prendono il sopravvento sul corallo, noi avremo il problema più grosso sulla sopravvivenza della barriera, che si aggiungerà definitivamente alla lista dei problemi che già conosciamo, quali lo sbiancamento dei coralli, le stelle marine velenose (Acanthaster planci), già ritenute responsabili della distruzione del 40 per cento dei coralli, la devastazione dei cicloni e qualsiasi altro disastro che già affligge la struttura”.

Lo studio è stato effettuato, attraverso esperimenti nella parte sommersa della struttura e di studi da laboratorio all’aperto, a Heron Island, un banco di sabbia che forma un isolotto di coralli situato sul lato meridionale della Barriera.

Il professor Diaz-Pulido sostiene che lo studio ha, in pratica, un impatto a livello mondiale, dato che una delle alghe studiate che causa la maggior parte dei danni è una comune alga bruna, una specie che si trova nelle barriere coralline di tutto il mondo

“E’ ovvio che questo è un ulteriore problema, perché se queste alghe traggono vantaggio da un’elevata concentrazione di anidride carbonica nelle acque marine, la minaccia può intendersi estesa a livello globale”, commenta lo studioso. “La portata del problema è così grande che, anche rimovendo un gruppo di alghe dalla barriera, si ottiene ben poco, dal momento che le alghe ricrescono e si rigenerano. Personalmente, sono propenso a ritenere che il modo per affrontare seriamente questa serie di problemi e contenere decisamente la minaccia di estinzione dei coralli sia la riduzione dei livelli di anidride carbonica nell’atmosfera”.

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