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Dagli asinelli dell’Amiata un latte per tutti

Scritto da Leonardo Debbia il 10.08.2015

C’è stato un tempo in cui l’asino era il mezzo di locomozione e di trasporto più diffuso, in modo particolare nelle campagne.

Come il cavallo, l’asino è un animale addomesticato da millenni ma, a differenza del più ‘nobile’ cugino, ha caratteri fisici e peculiarità che, in talune circostanze glielo hanno fatto preferire.

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Più piccolo e più mansueto, l’asino si è mostrato – ad esempio – più resistente nel percorrere le lunghe distanze e più adatto per il trasporto di carichi pesanti su terreni accidentati, specialmente in montagna.

E’ tutt’altro che ottuso e testardo, come viene dipinto nell’immaginario popolare. La sua caparbietà e la sua testardaggine ne denotano, invece, una particolare intelligenza.

Con l’avvento delle macchine agricole, anche la sua funzione di trasporto è venuta sempre meno e l’animale, in molti paesi, stava per avviarsi all’estinzione.

Una rivalutazione era necessaria e negli ultimi anni ci si è avvalsi nuovamente del suo utilizzo come mezzo di trasporto turistico e per la produzione di latte.

Il latte d’asina è, difatti, quello che maggiormente si avvicina al latte umano e rappresenta quindi un alimento fondamentale per i bambini allergici alle proteine del latte vaccino.

La sua utilizzazione in campo pediatrico risale addirittura agli antichi Greci e ai Romani. Ippocrate lo raccomandava come cura contro avvelenamenti, intossicazioni, dolori artritici e cicatrizzante per le ferite. Plinio il Vecchio lo proponeva contro febbri, ulcerazioni e asma.

Per gli antichi, era una panacea.

Si narra che donne del calibro di Cleopatra, nell’Antico Egitto, e Poppea, moglie di Nerone, lo usassero, immergendovi il corpo per mantenere l’avvenenza e lo splendore della pelle.

Dopo l’inevitabile declino cui si è accennato, dagli anni Novanta del secolo scorso, la valorizzazione dell’asino ha avuto una ripresa.

Tra le varie razze esistenti oggi, recentemente l’Ospedale pediatrico Meyer di Firenze ne ha scelto una sul cui latte ha condotto un’accurata ricerca.

Si tratta dei famosissimi ‘asini dell’Amiata’, il monte toscano dove vengono tuttora allevati.

Conosciuti da tempi immemorabili, pare che anche Giotto li abbia apprezzati, raffigurandoli sui suoi dipinti nella cappella degli Scrovegni di Padova.

Di questa razza rimangono attualmente 52 allevamenti, che contano circa 900 capi.

Il progetto di ricerca dell’Ospedale pediatrico Meyer di Firenze ha coinvolto la Regione Toscana e l’azienda agricola ‘Le Bandite’ di Scarlino (Grosseto), e i risultati ottenuti sono stati ritenuti estremamente interessanti sul fronte della produzione di latte.

Dallo studio è emerso infatti che il latte delle asine amiatine potrebbe diventare un valido sostituto per chi è intollerante al latte vaccino, come avevano intuito gli antichi.

Per i bambini intolleranti al latte materno o allergici a quelli artificiali o al latte di mucca, il latte delle asine amiatine potrebbe divenire l’unico nutrimento possibile.

I risultati affermano che la bevanda è ricca di proteine, calcio e vitamine essenziali per la crescita e per il sistema immunitario.

Lo studio è stato presentato all’Expo di Milano dal professor Elio Novembre, responsabile dell’Allergologia del Meyer, che ha decantato i molteplici pregi di questo latte, definito il ‘nettare delle asine di Scarlino’: ben tollerato dal 90-95 per cento dei soggetti che presentavano allergia alle proteine del latte, ha il vantaggio di avere un gusto gradevole e risultare quindi particolarmente gradito ai bambini.

Il suo alto contenuto di lattosio (glucidi) stimola l’assorbimento del latte a livello intestinale, a tutto beneficio della mineralizzazione ossea; ha un alto contenuto di lisozima, un enzima di cui sono state evidenziate le capacità di inattivazione di alcuni virus; ha attività immunoregolatrice e antitumorale.

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