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Ecuador: pressione petrolio allo Yasuni National Park

Si allunga l'elenco delle grandi aree protette che subiscono la minaccia delle estrazioni petrolifere. Una di queste è lo Yasuni National Park, in Ecuador, dove la popolazione si oppone alla venuta delle

Scritto da Linda Reali il 22.01.2013

Lo Yasuni National Park, uno dei luoghi più ricchi di biodiversità al mondo, subisce le pressioni di lobbies petrolifere che vorrebbero iniziare ad estrarre oro nero anche in quei territori. A difendere la propria terra Albert Acosta, ministro delle estrazioni minerarie e petrolifere dell’Ecuador negli anni Settanta e ora tenace ecologista.

Yasuni park-Ecuador-fauna

C’è un luogo ancora poco esplorato, ma che ricercatori e biologi stimano essere il più grande scrigno di biodiversità al mondo. Si trova nell’Ecuador, e dal 1979 è riconosciuto come Yasuni National Park. Dal 1989 è stato inserito nella lista delle Riserve della Biosfera dell’UNESCO, a riprova del ruolo fondamentale che riveste per il pianeta. In un’area di 9820 chilometri quadrati, protetti da una rigogliosa foresta pluviale, trovano rifugio e prosperità 600 specie di uccelli, 400 di pesci, 200 di mammiferi, 150 di rane e rospi, 120 di rettili e si stima almeno 1 milione di specie d’insetti. Per non parlare della straordinaria varietà di piante, almeno 1500 specie. Una stima in costante aggiornamento mano a mano che ricercatori internazionali, con base al Tiputini research station, si addentrano nel folto della foresta, scandagliando il sottobosco fino alle cime degli alberi.

Non è solo la fitta densità e diversità di forme viventi a stupire, ma anche il fatto che molte di esse sono endemismi, autentici fossili viventi dell’ultima era glaciale. Stretta fra le Ande e la foresta Amazzonica, la Yasuni è come un’isola, ove l’evoluzione ha sfoderato tutte le sue armi migliori, creando esseri viventi perfettamente adatti a questo complesso e fragile ecosistema.

Una biodiversità dal valore inestimabile, non solo per la straordinaria bellezza e per la funzione di polmone per la nostra Terra già così soffocata dai cambiamenti climatici, ma anche per le sue risorse utili per l’uomo: oli essenziali per le cure più disparate, veleni ad uso terapeutico, piante usate contro le malattie cardiache e sperimentate nella cura del cancro. Un’enorme farmacia naturale, oltre che un invitante fonte per l’industria cosmetica.

Recentemente proprio nella foresta ecuadoregna è stato trovato un fungo che i ricercatori della Yale University hanno dimostrato avere la capacità di nutrirsi di plastica, fungendo così da bonificatore naturale di un materiale altrimenti non biodegradabile.

Le risorse sembrano inesauribili a Yasuni, infinite le potenzialità e i benefici che l’uomo potrebbe trarne, a condizione di mantenere integra la biodiversità.
Ma fra queste c’è una risorsa esauribile che l’uomo brama e che potrebbe decretarne la cacciata da questo Eden, se non la distruzione dell’Eden stesso: il petrolio.

Nel 1967 la Gulf and Texaco oil company estrasse un barile di petrolio. Una quantità certo esigua, ma salutata come la promessa di un futuro ricco e potente per l’Ecuador. La dittatura militare dell’epoca portò in processione per le strade di Quito il barile di petrolio, accarezzato dalla folla come la reliquia di un santo. Oggi quel barile è custodito in un museo militare a Quito, a fianco di cimeli della guerra d’indipendenza.

Yasuni park-Ecuador
Ma non era che il simbolo del nuovo che avanza, di una nuova rivoluzione, questa volta economica, nella quale l’Ecuador si buttò con entusiasmo. Strinse un accordo con l’Opec e avviò il processo estrattivo. I primi anni parte dei proventi dalla vendita dei barili vennero utilizzati per la costruzione di strade (se non altro perché l’estrazione stessa richiedeva infrastrutture), ospedali e scuole, accattivandosi l’entusiasmo degli ecuadoregni per la nuova industria. L’estrazione di petrolio è proseguita nel Paese, arrivando a sfiorare i santuari naturali.
Nel 2007 venne estratto petrolio pari a 960 barili, proprio all’interno dello Yasuni. Che la scoperta non sia casuale (il petrolio non riaffiora come una sorgente d’acqua termale) fa intuire l’interesse latente per anni verso un territorio sì tutelato sulla carta, ma non protetto dal Governo a tutti gli effetti.

Si stima che il 20% delle riserve di petrolio sotto il terreno ecuadoregno si trovino proprio nello Yasuni park. Una teoria che, unita alle pressioni di lobbies petrolifere, potrebbe compromettere per sempre il più importante scrigno di biodiversità del nostro pianeta, in nome di un modello economico ormai in discussione e di una risorsa esauribile in pochi decenni.

Ma un uomo si sta battendo per la sua terra e per la nostra Terra, aiutato da associazioni ambientaliste e governi di quel mondo industrializzato che ha fondato la sua ricchezza sul petrolio ma ora sa guardare oltre, a risorse energetiche rinnovabili. Quest’uomo è Albert Acosta, ex ministro delle estrazioni minerarie e petrolifere dell’Ecuador negli anni Settanta. Il suo ruolo gli ha consentito di assistere agli effetti devastanti delle estrazioni, non solo per la natura, ma anche per l’uomo. Oggi Acosta è un ecologista tenace, candidato alle prossime elezioni in Ecuador nella coalizione di sinistra.

Al giornalista dell’Observer John Vidal, che lo ha incontrato alla Flacso university di Quito, Acosta ha riferito che il petrolio in Ecuador non ha portato il benessere sperato, ma solo qualche infrastruttura, in cambio di un ambiente distrutto e contaminato per generazioni. Oggi Acosta si batte per un’inversione di tendenza, una rivoluzione non militare, né economica, ma culturale. Interpellati con un referendum sulla possibilità di sfruttare anche lo Yasuni per l’estrazione petrolifera, ben il 95% degli Ecuadoregni hanno manifestato il proprio dissenso, andando così a sostenere la campagna di Acosta per la conservazione dello Yasuni. A questo si aggiunge il sostegno economico di Paesi come gli Stati Uniti, la Germania, il Giappone e di numerose associazioni non governative di tutto il mondo. I finanziamenti sono gestiti da un ente apposito chiamato a reinvestire in energie rinnovabili e per la conservazione dell’ambiente. Se a questi fondi si aggiungono gli introiti provenienti dal turismo sostenibile, sul modello applicato nelle Galapagos, si stima che la ricchezza futura per l’Ecuador sarà maggiore rispetto a quella che potrebbe provenire dalle estrazioni.

Per ora la minaccia del petrolio sembra scongiurata, ma alla Tiputini research station i ricercatori guardano ansiosi gli elicotteri delle compagnie petrolifere che sorvolano lo Yasuni park spaventandone gli animali e ricordando che la rivoluzione verde in Ecuador è iniziata, ma la strada è ancora lunga.

Link di approfondimento:

Sos Yasuni

In Ecuador il fungo mangia plastica

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  • Martha B. scrive:

    Ciao a tutti,

    Io sono ecuadoriana, ed è una vera tristeza pensare che un posto così bello e perfetto deva essere distrutto soltanto per l’inricchimento di pocche persone.
    Amici del mondo aiutateci a salvaguardare questo tesoro naturale, non possiamo lasciare che tante belle creature e hermosi paessaggi siano distrutti.

    Uniamoci è l’unica soluzione per Yasuni!!

    Mabu