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Fu un asteroide a provocare l’estinzione delle grandi faune durante l’Era glaciale?

Scritto da Leonardo Debbia il 17.11.2019

Quando si cerca di spiegare l’estinzione di faune del passato – di qualunque momento della storia della Terra si tratti – ci si imbatte spesso nella tendenza a pensare, quale causa altamente probabile, ad una catastrofe astronomica, quale, ad esempio, la caduta di un meteorite o lo scontro del nostro pianeta con un altro corpo celeste (asteroide o cometa).

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Non meraviglia quindi più di tanto che anche gli archeologi della Carolina del Sud abbiano ritenuto possibile che l’estinzione della megafauna avvenuta circa 13mila anni fa, alla fine del Pleistocene, sia da addebitarsi ad un evento cosmico, quale l’impatto di un corpo celeste che, secondo svariate ricerche, analisi e congetture, si sarebbe schiantato sulla Terra.

La controversa teoria suggerisce che un meteorite o una cometa abbia colpito la Terra, sollevando una tale copertura di polveri nell’atmosfera da causare l’estinzione di molti grandi animali e una drastica diminuzione della popolazione umana.

Sono molti gli studiosi che supportano questa ipotesi, che trova la sua prima enunciazione nel 2007, proponendo che un asteroide o una cometa abbia colpito la Terra circa 12.800 anni fa, dando origine a quel periodo di freddo intenso, durato ‘solo’ 1300 anni, che va sotto il nome di Younger Dryas (o Dryas recente), durante il quale si verificò l’estinzione di oltre 35 specie della megafauna del tempo, tra cui bradipi giganti, tigri dai denti a sciabola, mastodonti e mammut.

L’evento sarebbe coinciso anche con una forte diminuzione di esseri umani (la scomparsa della cultura Clovis nel Nord America) e con vasti incendi che potrebbero aver bloccato la radiazione solare con il cosiddetto ‘inverno da impatto‘.

In un nuovo studio, pubblicato ad inizio mese sulla rivista Scientific Reports, Christopher Moore, archeologo dell’Università del South Carolina, insieme a 16 colleghi, riportano prove inequivocabili di un reale impatto cosmico, sulla base di una ricerca condotta a White Pond, una località vicina a Elgin, dove gli scienziati hanno rinvenuto insolite concentrazioni di platino, metallo che in genere viene associato alla caduta di asteroidi e meteoriti, corpi celesti ricchi di questo elemento.

“Continuiamo a trovare simili prove un po’ ovunque, nel mondo”, afferma Moore. “Negli ultimi due anni sono stati pubblicati numerosi articoli con dati simili, desunti da siti diversi, che supportano l’idea che verso la fine del Pleistocene si sia verificato realmente un impatto extraterrestre, indicandolo come causa dell’evento climatico noto come Younger Dryas”.

Un’elevata presenza di platino è stata rinvenuta, infatti, oltre che nel continente nordamericano, in Groenlandia, Eurasia, Messico e, più di recente, in Cile e in Sudafrica.

Moore è l’autore principale di una precedente ricerca su siti analoghi in tutto il Nord America e coautore, assieme ad altri scienziati, del rinvenimento di numerose prove attestanti elevati livelli di platino in altri siti nel mondo, tra cui, di recente, Pilauco, in Cile, la prima scoperta di questo tipo nell’emisfero australe.

“In un primo tempo, dopo le prime scoperte, si riteneva che, avendo a che fare soltanto con siti archeologici nordamericani ed europei, si fosse trattato di un evento che avrebbe interessato il solo emisfero settentrionale. Ora, con la scoperta di siti dello stesso genere in Cile e in Sudafrica, prende sempre più consistenza l’ipotesi che probabilmente si sia trattato invece di un evento le cui ripercussioni si ebbero a livello mondiale”, afferma Moore.

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