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Gli ultimi mammut si estinsero su una remota isola artica

Scritto da Leonardo Debbia il 03.11.2019

Gli ultimi mammut lanosi, che vivevano sull’isola di Wrangler, nell’Oceano Artico, si sono estinti 4000 anni fa nel volgere di pochissimo tempo.

La scoperta è stata fatta da un team di ricerca internazionale, formato da studiosi delle Università di Helsinki e di Tubinga, in collaborazione con colleghi dell’Accademia russa delle scienze di Mosca.

ULTIMI-MAMMUT

I ricercatori sono riusciti a ricostruire lo scenario che avrebbe portato alla scomparsa di questi giganteschi mastodonti ipotizzando che la combinazione di un habitat isolato ed eventi meteo estremi, uniti alla probabile presenza di esseri umani, potrebbe aver segnato il loro destino, dopo una permanenza sulla Terra durata circa 4,8 milioni di anni.

Lo studio è stato divulgato dalla rivista scientifica Quaternary Science Review.

Durante l’ultima èra glaciale (100mila – 15mila anni fa), i mammut erano diffusi nell’emisfero settentrionale, dalla Spagna all’Alaska.

L’evento di riscaldamento globale, iniziato 15mila anni fa, ridusse in tempi rapidi il loro habitat alla Siberia ed all’Alaska, decimando le loro popolazioni, finchè un certo numero di esemplari sopravvisse per altri 7000 anni, ma relegati sull’isola di Wrangel, tagliati fuori dalla terraferma a causa dell’innalzamento del livello marino.

Il team di ricercatori ha analizzato le composizioni isotopiche di carbonio, zolfo e stronzio di una vasta gamma di ossa e denti di mammut provenienti dalla Siberia settentrionale, dall’Alaska, dalla penisola dello Yukon e dall’isola di Wrangel, per un periodo che andava da 40mila a 4000 anni di età. Lo scopo era quello di documentare possibili cambiamenti nella dieta dei mammut e del loro habitat in conseguenza dei cambiamenti climatici e ambientali che nel frattempo si erano abbattuti sul pianeta.

I risultati delle analisi hanno mostrato che le composizioni di carbonio e dell’isotopo di azoto nel collagene dei mammut di Wrangel Island non erano cambiate mentre le temperature salivano e il clima si andava riscaldando, attorno ai 10mila anni fa: i valori erano rimasti invariati fino alla scomparsa degli animali, in condizioni di vita apparentemente favorevoli e stabili.

Questo risultato era in contrasto con le analisi sui mammut lanosi della pianura russo-ucraina che si erano estinti 11mila anni prima (15mila anni fa) e sui mammut dell’Alaska, scomparsi solo 1600 anni prima (5600 anni fa).

In entrambi questi due casi, al di là della distanza temporale, gli isotopi mostravano chiari segni di variazione, indicando l’esistenza di un legame tra cambiamento ambientale ed estinzione.

Precedenti studi sul DNA antico dei mammut dell’isola di Wrangel avevano rilevato delle mutazioni che, a loro volta, potevano aver agito sul metabolismo dei grassi.

In questo studio i ricercatori hanno trovato una differenza interessante tra i mammut dell’isola di Wrangel e i loro predecessori siberiani durante l’era glaciale: i valori degli isotopi del carbonio evidenziavano una netta differenza di grassi e di carboidrati nelle diete delle due popolazioni.

“Pensiamo che sia evidente la tendenza dei mammut siberiani a fare affidamento sulle loro riserve di grasso per sopravvivere durante gli inverni estremamente rigidi dell’éra glaciale, mentre i mammut di Wrangel, che vivevano in condizioni di clima più mite, semplicemente non ne avevano necessità”, dichiara la dottoressa Laura Arppe, del Museo finlandese di storia naturale Luomus presso l’Università di Helsinki, che ha diretto la ricerca.

Le ossa contenevano anche livelli di zolfo e di stronzio che suggeriscono che l’erosione del substrato roccioso sia aumentata verso la fine dell’esistenza di questa macrofauna.

Questo potrebbe far ipotizzare l’inizio di una carenza di acqua potabile.

A cosa imputare, quindi, questa sparizione improvvisa dei mammut?

I ricercatori sospettano che il fattore principale sia da ricercarsi nella catena di eventi successi a breve termine: condizioni meteo estreme, come una nevicata eccessiva o il terreno rimasto ghiacciato troppo a lungo, avrebbero potuto impedire agli animali di procurarsi cibo a sufficienza ed aver accelerato la loro estinzione.

“E’ facile pensare che una popolazione di animali forse già indebolita dal deterioramento genetico e dai problemi legati alla potabilità dell’acqua, avrebbe facilmente ceduto ad eventi meteo estremi”, afferma il prof. Hervé Bocherensndel del Senchenberg Center for Human Evolution and Palaeoenvironment presso l’Università di Tubinga, co-autore dello studio.

Un altro fattore da aggiungere potrebbe essere stata la presenza di esseri umani, che nell’isola di Wrangel risalirebbe a poche centinaia di anni dopo il più recente osso di mammut. La possibilità che questi umani abbiano cacciato il mammut è in realtà molto esigua, ma non è da escludere del tutto.

E’ già accaduto che piccole popolazioni di animali, sottoposte ad eventi estremi e alla presenza dell’uomo, abbiano corso il rischio di scomparire.

Esempi del genere dovrebbero far riflettere sulla protezione che dovrebbe essere messa in atto nei confronti di alcune specie animali, attualmente a rischio estinzione.

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