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Importanti novità sugli oceani e sui loro misteriosi abitanti

Scritto da Silvia Buda il 03.06.2015

Grazie ad una spedizione scientifica internazionale, durata tre anni, è stato possibile catalogare centinaia di migliaia di specie planctoniche finora sconosciute, invisibili per i nostri occhi. Lo studio ci ha mostrato un universo, per noi misterioso, brulicante di piccolissimi organismi e creature marine indispensabili non solo per la fotosintesi ma anche per gli equilibri marini.

Lo studio della ricerca, pubblicato sulla nota rivista Science, ha registrato circa 150 mila organismi unicellulari animali e vegetali, 5 mila virus e 35 mila batteri che si situano alla base della catena alimentare oceanica e producono, attraverso la fotosintesi, quasi la metà dell’ossigeno. L’analisi del DNA del materiale raccolto è destinata a rivoluzionare la conoscenza sugli organismi oceanici.

Lo studio dei ricercatori avvenuto tra il 2009 e il 2013, ha analizzato 30 mila km negli oceani di tutto il mondo ed ha prelevato più di 35 mila campioni di acqua da varie profondità. Di tutti i dati raccolti, è stato analizzato solo il 2%. Si tratta di quello della spedizione Tara Oceans , uno dei più vasti database scientifici. La spedizione Tara Oceans, condotta sulla goletta di 11 metri Tara, è stata guidata da un consorzio internazionale di oltre 150 ricercatori ed è costata 10 milioni di euro.

Stephen Palumbi, biologo marino della Hopkins Marine Station di Pacific Grove della Stanford University, in California, ha commentato la spedizione affermando quanto segue: “Centocinqua anni di spedizioni oceaniche hanno permesso di identificare ogni grosso animale oceanico”.

Chris Bowler, biologo della Normale di Parigi che ha partecipato alla ricerca, ha poi aggiunto: “Adesso i ricercatori hanno catalogato forme di vita dai 2 millimetri fino ai parassiti, ai virus e ai batteri zombie che si nutrono di essi, in una scala dimensionale paragonabile a quella che va dalla formica al brontosauro”. “Per quanto riguarda i virus, ne descriviamo circa 5 mila comunità, solo 39 delle quali precedentemente conosciute. Per i protisti – gli organismi unicellulari – stimiamo circa 150 mila diverse unità tassonomiche. Attualmente si conoscono circa 11 mila specie di plancton, ma abbiamo evidenze per 10 volte tanto. E l’80% dei geni dei 35 mila microbi trovati è nuovo per la scienza”.

Una parte della ricerca è italiana, difatti è stata curata dall’italiano Daniele Iudicone, della stazione zoologica di Napoli Anton Dohrn, che ha rivelato come il plancton cambi in base alle Agulhas, che sono le correnti circolari che separano l’Oceano Indiano dal Sud Atlantico. Daniele Iudicone ha spiegato che: “E’ come se il plancton passasse attraverso un ciclo di lavaggio a freddo sulla punta del Sudafrica. Le correnti formano enormi vortici che mescolano drasticamente e raffreddano il plancton che le attraversa, limitando così il numero di specie che riescono ad arrivare all’Atlantico”.

Tra le scoperte più importanti c’è che sia la temperatura, e non l’area geografica, a determinare il tipo di microrganismo che vive nelle acque analizzate. “Gli organismi planctonici, afferma Chris Bowler, sono più sensibili di qualunque altro organismo ai cambiamenti di temperatura. Le oscillazioni risultanti dai cambiamenti climatici sono destinati a cambiare la composizione di questa comunità”. E se si pensa agli effetti causati dal riscaldamento planetario, è ovvio come tutto questo ha ed avrà enormi effetti su tutti gli organismi viventi, compresi, ovviamente, quelli planctonici appena scoperti.

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