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La Foca monaca torna in Italia: intervista a Giulia Mo, ricercatrice ISPRA

Almeno un esemplare di foca monaca è stato fotografato nell'Area Marina Protetta delle Egadi. Di questa specie elusiva sappiamo poco e le segnalazioni dei cittadini possono essere d'aiuto, a condizione che non spaventino gli animali

Scritto da Federica di Leonardo il 17.05.2013

La Foca monaca torna in Italia. Si tratta di una specie minacciata di estinzione con una popolazione di solo 500 esemplari distribuiti però su un grande areale con diverse colonie sparse nel mar Mediterraneo (principalmente in Grecia e Turchia) e lungo le coste del Sahara Atlantico.

La presenza di un esemplare è stata accertata grazie ad un monitoraggio effettuato dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione dell’Ambiente) in collaborazione con l’Area Marina Protetta delle Egadi. “E’ stata un collaborazione virtuosa oltre che fra le Istituzioni, anche fra il personale scientifico. Abbiamo lavorato in squadra: 3 ricercatori dell’ISPRA e 2 biologi dell’AMP”, ha spiegato la ricercatrice dell’ISPRA, Giulia Mo. E ha continuato: “Il monitoraggio sulle coste e non è facile, perchè ci sono tanti fattori che possono rallentare la ricerca, per primi quelli climatici “.

Foca Monaca  ripresa dalla fototrappola

Foca Monaca ripresa dalla fototrappola

Il monitoraggio si è svolto mediante fototrappole posizionate in differenti punti strategici nell’arcipelago delle isole Egadi. Sono state proprio le foto, ottenute mediante foto trappole, a rivelare la presenza di una foca, sub-adulta o adulta, probabilmente femmina. “Dell’assoluta identificazione del sesso però non siamo ancora sicuri”, ha spiegato la ricercatrice. “Alcune caratteristiche fisiche farebbero pensare ad una femmina, ma l’ipotesi dovrebbe essere ulteriormente confermata se avessimo la fortuna di scattare foto proprio nell’area ventrale”.

La specie è elusiva e non sappiamo molto in proposito. Per questo le segnalazioni dei cittadini, nonostante sia stato avviato questo monitoraggio, sono ancora molto importanti, se si rispettano però le accortezze che la ricercatrice dell’ISPRA ci ha spiegato in quest’intervista.

La foca monaca, ci ha spiegato Giulia Mo, si è estinta soprattutto a causa della caccia. La foca infatti è solita riposare sulla terraferma, oppure usare i siti costieri durante le fasi di muta del pelo o per allattare e accudire i piccoli. In questi momenti diventa facilmente esposta al disturbo umano, ed è soprattutto in questi momenti che, in passato, è stato facilmente uccisa. Oggi però le cose sono un po’ cambiate, è aumentata la sensibilità ai temi ambientali e l’uccisione volontaria in diversi paesi Mediterranei è notevolmente diminuita, anche se non è scomparsa. Le condizioni da questo punto di vista quindi, forse, potrebbero essere migliorate in Italia, e la foca potrebbe avere qualche possibilità di tornare a frequentare alcuni tratti di costa in Italia.

“Su cosa significhi stabilità nell’uso di specifici siti costieri, per una popolazione di foche però, bisogna intendersi.” ha spiegato Giulia MO. “Questi animali vivono per la maggior parte del tempo in mare, dove cacciano e dove sono addirittura in grado anche di riposare in caso di necessità. Frequentano i siti costieri con le migliori condizioni; dove le grotte con caratteristiche consone sono numerose, dove possono sentirsi protetti dal disturbo umano e dove vi è una buona disponibilità di prede (pesci, molluschi, crostacei).”

“Tanto piu idonee sono le condizioni ambientali dei siti costieri tanto più gli esemplari sceglieranno di frequentare questi siti con maggiore assiduità e ripetitività nel tempo. Un prolungato uso di tratti di costa con buone caratteristiche ambientali può portare anche al verificarsi di attività di riproduzione, che se portate a termine con successo, aumentano la probabilità che questo tipo di evento possa ripetersi. Quando si verificano queste circostanze, si può parlare di frequentazione stabile. “

“Dagli studi svolti su esemplari foto identificati in Grecia, emerge anche che sono in grado di spostarsi su areali molti ampi, muovendosi su distanze di 280 chilometri nel giro di pochi mesi. La specie quindi è in grado di frequentare areali molto estesi. Le Egadi quindi potrebbero essere una parte di un areale grande frequentato dalle foche, forse, in maniera più o meno stabile. Ma ad oggi non è possibile affermarlo con certezza”.

Questi primi due anni rappresentano l’inizio di un monitoraggio che si spera continui nel tempo. Il monitoraggio è stato avviato ad aprile 2011, proprio a causa del fatto che gli avvistamenti da parte dei cittadini sembravano essere aumentati. “Gli avvistamenti di foca monaca nelle acque italiane,” ha spiegato Giulia Mo, “seppur verificati con un’apposita procedura dall’ISPRA, devono essere affiancati da un monitoraggio strutturato per poter accertare la presenza di un animale.” Ma non sono però da sottovalutare: della presenza di foche monache nel resto dell’Italia, come in Sardegna, e in alcune delle altre isole minori d’Italia ad esempio, non si sa nulla di preciso. In questo senso gli avvistamenti dei cittadini potrebbero fornire indizi importanti.

“Bisogna però rispettare alcune accortezze” ha spiegato la ricercatrice. “Quando si avvista un animale selvatico la tendenza è di emozionarsi e lasciarsi andare magari a urli e agitazione oppure di avvicinarsi per vederlo meglio. Invece, proprio perché l’animale è selvatico e non è abituato alla vicinanza umana, va rispettato. Se siamo su un’imbarcazione rallentiamo, e, in ogni caso,non dobbiamo assolutamente inseguire l’animale, ma dobbiamo attendere silenziosamente che se ne vada, o diversamente, allontanarci senza disturbarlo”.
Tutte le segnalazioni dei cittadini, in caso di avvistamenti di foca monaca in qualsiasi tratto di costa italiana, potranno essere riportate all’ISPRA, all’indirizzo email della ricercatrice: giulia.mo@isprambiente.it

I ragazzi italiani, inoltre, sono stati chiamati a cercare un nome per la foca monaca avvistata dal neo ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, che ha dichiarato: “Questa giornata, che saluta il ritorno in Italia della specie marina simbolo del Mediterraneo, è dedicata alla ricerca, alle aree marine protette e all’importanza della tutela della biodiversità marina. Sono estremamente soddisfatto per i risultati raggiunti e per la cautela e professionalità dimostrate nel trattare una specie così pericolosamente a rischio estinzione”, ha commentato il ministro Andrea Orlando; “si tratta di uno straordinario risultato per le Egadi, la riserva marina più grande d’Europa, e per tutto il sistema delle aree marine protette italiane, un sistema che per numero di aree protette e dimensioni di coste e fondali tutelati ci vede leader a livello continentale. Da oggi possiamo dire con più autorevolezza che anche le azioni di conservazione dell’ambiente marino ci vedono in posizioni di vertice. Lavoreremo, quindi, per consolidare la rete delle Area marina protetta italiane. Il mio augurio è che questi studi e queste attività di monitoraggio e tutela continuino ad essere condotti con crescente impegno e che si diffondano sempre più i comportamenti rispettosi dell’ambiente marino, della foca monaca e di tutte le altre specie. Solo così si riuscirà a salvaguardare quel patrimonio inestimabile che è la biodiversità dei nostri mari”.

Le colonie più numerose di foca monaca si trovano oggi fra Grecia, Turchia e poi in Marocco, affacciate sull’Atlantico. Altri segni di presenza sono stati segnalati, ma “monitorare questa specie richiede un grande sforzo,” ha spiegato Giulia Mo. “Sulla presenza della specie in Nord Africa, ad esempio, abbiamo dei grandi punti interrogativi”, ha concluso la ricercatrice.

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