Sembra l’ennesimo atto barbaro, l’incendio che ha interessato a più riprese il promontorio di Punta Aderci, in provincia di Chieti.
Due focolai all’inizio del mese di luglio hanno severamente colpito il territorio che dal 1998 è tutelato come Riserva Naturale Regionale. Il primo, partito da un cuneo di vegetazione nella fascia interna, si è spinto fino al costone che si affaccia sul mare, attirando nella notte l’attenzione dei pescatori che hanno tempestivamente avvertito le autorità. Il fuoco del pomeriggio seguente ha poi consolidato l’ipotesi della natura dolosa del gesto.

Conosciuta per essere una delle spiagge più belle d’Italia, sicuramente tra le più votate in Abruzzo, Punta Aderci custodisce un tesoro: si tratta infatti di uno dei pochissimi luoghi in cui è ancora possibile osservare pressoché intatta la vegetazione dunale, un ecosistema delicato ormai scomparso dalla maggior parte delle nostre spiagge prede di stabilimenti, calpestio diffuso, pulizia meccanica e chi più ne ha più ne metta. Un ambiente estremamente selettivo dove solo poche piante sono in grado di vivere, e lo fanno secondo un preciso gradiente che corre perpendicolare alla linea di costa e si configura, quando intatto, come un susseguirsi di fasce di vegetazione che collaborano attivamente alla costruzione delle dune.
Ma non è la prima volta che le fiamme minacciano le ricchezze di questa riserva.
Gli incendi, a Punta Aderci, sono purtroppo frequenti: 5 nel 2012, 4 nel 2014. Un altro episodio, per fortuna senza grosse conseguenze, all’inizio di quest’anno. Sembra che qualcuno ce l’abbia a morte con questo territorio incantato. Marco Marra, Assessore ai Parchi e all’ambiente del comune di Vasto, definisce gli ultimi eventi come “un gesto intimidatorio ad opera di balordi che non ci spaventa né mette in discussione il percorso di costituzione del Parco della Costa Teatina”.
La chiave di lettura, ed il movente del gesto, potrebbero essere proprio nel progetto di questa futura area protetta, che interesserebbe l’ampio tratto della costa abruzzese che si snoda da Ortona a San Salvo. Una gestazione travagliata ed ancora in itinere: inserita già nel 1997 tra le “prioritarie aree di reperimento” per l’istituzione di Parchi Nazionali, non riesce purtroppo, a distanza di quasi venti anni, a vedere la luce, anche rallentata dalle tumultuose vicende politiche che colpiscono la Regione. A volerla però sono in molti, e si forma “Vogliamo il Parco”, una Costituente per il Parco Nazionale della Costa Teatina. In fondo, si tratterebbe di dare continuità alle 7 Riserve Naturali Regionali presenti in soli 50 km di costa: Ripari di Giobbe, Acquabella, Grotta delle Farfalle, San Giovanni in Venere, Lecceta di Torino di Sangro, Punta Aderci, Marina di Vasto. Si tratterebbe di unirle ai 6 Siti di Importanza Comunitaria presenti su un territorio di estensione limitata ma ricco di corsi d’acqua che fungono da importantissimi corridoi ecologici per animali, come la lontra, e piante. Un’area incredibilmente ricca, per la quale una tutela giuridica garantirebbe protezione, fungerebbe probabilmente da volano economico, ma sostenibile, per un territorio tradizionalmente votato ad agricoltura e pesca. Sarebbe ulteriore richiamo per le migliaia di turisti che ogni anno frequentano la costa e le sue meravigliose spiagge, come quelle della Riserva di Punta Aderci. L’assessore Marra è deciso nel criticare coloro che “tramite gesti intimidatori come questo, pensano di poter fermare o rallentare le scelte politiche che mirano ad una tutela dell’ambiente e del territorio per una nuova forma di sviluppo sostenibile. La riserva naturale di Punta Aderci, così come il Parco nazionale della Costa Teatina,” prosegue Marra, “sono prioritá politiche a garanzia dello sviluppo, della salute, dell’ambiente e per la difesa di tutti i cittadini”.