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Il ghiaccio mantiene giovani le montagne in Antartide

Scritto da Leonardo Debbia il 28.11.2014

Il tempo consuma le montagne e le fa invecchiare. Proprio come fa con gli esseri umani.  I caratteri fisici più marcati e più aspri si ammorbidiscono e le catene montuose si appiattiscono lentamente, mentre le forme tendono ad arrotondarsi. Tuttavia, in particolari condizioni, alcune montagne non dimostrano l’età effettiva.

In un nuovo studio, gli scienziati spiegano come la copertura di ghiaccio delle Montagne Gamburtsev, nel bel mezzo dell’Antartide, abbiano conservato giovani le loro vette.

Le Montagne Gamburtsev furono scoperte nel 1950 ma rimasero inesplorate per sessanta anni, fino a quando gli scienziati, usando apparecchiature radar per intravvedere le caratteristiche fisiche e servendosi di rilevazioni magnetiche e gravitazionali, poterono osservarle e studiarle, penetrando i cinque chilometri dello spessore di ghiaccio che le ricopriva.

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Immagine in 3-D delle Montagne Gamburtsev (credit: British Geological Survey)

Anche se le Montagne Gamburtsev hanno la stessa età dei Monti Appalachi, somigliano però maggiormente alle Montagne Rocciose, più giovani di quasi 200 milioni di anni.

Fatto ancora più sorprendente, gli scienziati hanno scoperto, alla loro base, una vasta rete di laghi e fiumi.

Mentre, solitamente, l’acqua accelera l’erosione, qui sembra, al contrario, che abbia fatto da protezione contro l’erosione. Il motivo, secondo i ricercatori, è da ricercarsi nella spessa coltre di ghiaccio che ha sepolto l’Antartide, 35 milioni di anni fa.

“Il ghiaccio ha agito come una crema anti-invecchiamento”, afferma Timothy Creyts, un geofisico del Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University. “Da quando il ghiaccio ha iniziato a coprire tutto il continente, si è innescata una serie di processi termodinamici che ha conservato quasi intatte le Montagne Gamburtsev”.

Lo studio, che compare sull’ultimo numero della rivista Geophysical Research Letters, spiega come la coltre di ghiaccio che ricopre le Montagne Gamburtsev abbia potuto favorire questo fenomeno.

La neve che cade sulla superficie ghiacciata fa migrare verso il basso le temperature più fredde, in vicinanza delle cime sporgenti dei monti, in un processo chiamato ‘raffreddamento divergente’.

Al tempo stesso, il calore irraggiato dalla roccia sottostante la calotta scioglie il ghiaccio nelle valli profonde che si trovano alla base della catena, originando fiumi e laghi.

Mentre i fiumi scorrono alla base del ghiaccio, le forti pressioni esercitate dalla calotta fanno risalire l’acqua all’interno della massa ghiacciata verso l’alto.

Questo flusso in risalita ricongela quando viene a contatto con la temperatura più fredda.

Così le cime si preservano dal freddo.

La rocce più antiche delle Montagne Gamburtsev si sono formate più di un miliardo di anni fa, nelle collisioni di diversi continenti. Anche se queste montagne primigenie furono erose, una radice crustale persistente venne riattivata quando il supercontinente di Gondwana si suddivise,  verso i 200 milioni di anni fa. Forze tettoniche spinsero le zolle terrestri a formare le moderne

Montagne Gamburtsev che occupano un’area delle dimensioni delle Alpi.

L’erosione prese a piallare di nuovo le montagne fino a quando la terra entrò in una fase di raffreddamento, verso i 35mila anni fa. Espandendosi dalle Montagne Gamburtsev, uno strato crescente di ghiaccio si unì a parecchi altri punti di nucleazione per coprire l’intero continente.

I ricercatori ritengono che il meccanismo che ha bloccato l’invecchiamento delle Montagne Gamburtsev alle altitudini più elevate potrebbe spiegare perché alcuni crinali dei Torngat Mountains, nella Penisola del Labrador, Canadà, e delle Montagne Scandinave, che attraversano Norvegia, Svezia e Finlandia, appaiono sorprendentemente intatti.

Massicce calotte di ghiaccio hanno coperto i paesaggi durante l’ultima éra glaciale, che raggiunse il suo massimo 20mila anni fa, e molte caratteristiche in alta quota testimoniano qualche traccia di questo evento.

“Gli autori individuano un meccanismo in base al quale gran parte delle catene montuose nelle regioni ghiacciate – non solo in Antartide – potrebbero essere state risparmiate dall’erosione”, dice Stewart Jamieson, glaciologo della Durham University. “Questo è importante perché questi altipiani sono centri di nucleazione per le calotte glaciali. Se dovessero essere erosi gradualmente durante i cicli glaciali, diventerebbero punti di nucleazione meno efficaci per le ere glaciali successive”.

Il comportamento dello strato di ghiaccio, poi, può influenzare i cambiamenti climatici in modi che gli scienziati cercano ancora di capire.

“Se queste montagne all’interno dell’Antartide fossero state erose più incisivamente dal ghiaccio, la calotta glaciale avrebbe probabilmente avuto una storia diversa”, afferma Fausto Ferraccioli, responsabile del gruppo di Geofisica aerea del British Antarctic Survey e co-autore dello studio.

 

 

 

Leonardo Debbia

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