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Pericolo plastica: rischi per salute umana e ambiente

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 22.05.2010

La plastica ci circonda. Componente fondamentale per praticamente ogni industria esistente, questo materiale appare in alte percentuali nei prodotti che usiamo ogni giorno. Sebbene la vita moderna sarebbe difficile da immaginare senza questo versatile prodotto chimico, gli oggetti composti di plastica hanno anche un lato oscuro, dovuto in parte proprio alle caratteristiche che li rendono tanto desiderabili – la loro durata nel tempo. Ora Rolf Halden, professore associato presso la Scuola di Ingegneria Sostenibile all’Arizona State University, ha fatto un quadro della letteratura esistente che riguarda i pericoli della plastica per la salute umana e per l’ecosistema da cui dipendiamo.

Plastica nei mari

Le sue scoperte, che appariranno nell’ultimo numero dell’Annual Review of Public Health, sono preoccupanti. Oggi la plastica si accumula in discariche e si riversa negli oceani in sempre maggiori quantità. E la plastica e i suoi additivi non sono solo intorno a noi, ma anche dentro di noi – presenti  nel nostro sangue e nelle urine in quantità misurabili, ingeriti con il cibo che mangiamo, con l’acqua che beviamo o da altre fonti. Lo studio mette in luce che gli effetti della plastica sull’ambiente sono gravi. Misurazioni nelle regioni più contaminate degli oceani mostrano che la massa di plastica supera quella del plancton, il cibo base della catena alimentare marina, di 6 volte.

Aree di di spazzatura galleggiante – alcune larghe come l’intera Italia – contengono una grossa percentuale di plastica non degradabile. Uccelli marini e pesci sono sempre più le vittime di questo fenomeno, in quanto i processi di degradazione non sono adeguati a eliminare questi rifiuti resistenti al tempo e agli agenti atmosferici. La reale dimensione del peso che i rifiuti plastici sono per la società sta solo ora iniziando ad essere compresa. Negli USA, una persona in media produce 250 grammi di rifiuti di plastica al giorno.  Nel mondo, 300 milioni di tonnellate di materiale sono prodotti ogni anno – un dato destinato a espandersi, con l’invenzione di nuovi tipi di plastica che andranno a soddisfare la sempre maggiore fame di prodotti composti da questo materiale. Questa produzione annuale riempirebbe una serie di macchine in fila intorno al pianeta, dice Halden.

“Siamo condannati a vivere con tutti gli scarti plastici che abbiamo prodotto e riversato nell’ambiente fino a ieri, e  andrà sempre peggio in futuro, se i nostri comportamenti  continueranno ad non cambiare.” Effetti negativi sulla salute umana rimangono argomento di feroci controversie, anche se un crescente consenso sta emergendo rispetto al fatto che la plastica e i suoi additivi non sono sempre questi innoqui compagni che una volta sembravano essere. Halden dice che ha accettato l’invito a scrivere sulla plastica nella salute umana “poiché l’argomento mostra il grande problema di come creare un futuro sostenibile per la moderna civiltà”.

Due classi di elementi chimici relativi alla plastica minacciano maggiormente per la salute umana -bisfenolo-A o BPA, e additivi usati nella sintesi della plastica, che sono conosciuti cone ftalati. Halden spiega che la plastica è composta da polimeri – lunghe catene di molecole usualmente composte da carbonio, idrogeno, ossigeno e silicio, che sono legati insieme o polimerizzati. Diverse catene di polimeri possono essere usate per creare forme di plastica con caratterisitche e utilissime proprietà.

Il BPA è un componente di base  della plastica policarbonata, come quella usata nell’imbottigliamento dell’acqua, confezionamento del cibo e di altri oggetti. Mentre è considerata innocua nella forma di polimero fortemente intrecciato, i suoi legami possono rompersi ogni tanto, per esempio quando viene ripetutamente lavata, esposta a calore o ad altre sollecitazioni, liberando i componenti chimici, che sono tossici. Il BPA è stato riconosciuto dal 1940 come un elemento chimico che interferisce col sistema endocrino, alterando le normali funzioni ormonali.

Oltre ai rischi per la salute associati con i BPA c’è il fatto che altri ingredienti – come i plasticizzanti – sono comunemente aggiunti alla plastica. Molti di questi potenzialmente tossici componenti vengono rilasciati nel corso del tempo. Tra questi, uno abbastanza noto è il DEHP, o di-etilesil ftalato. In alcuni prodotti, soprattutto dispositivi medici come flebo e tubi, additivi come il DEHP possono raggiungere il 40 o 50% del prodotto. “Se sei in ospedale, attaccato ad una flebo,” spiega Halden, “gli additivi chimici rilasciati dalla plastica entrano direttamente nelle tue vene, senza la possibilità di essere filtrati dall’intestino. Questo può portare a esposizioni pericolose, particolarmente in individui particolarmente suscettibili come i neonati.”

Quali sono gli effetti complessivi della plastica che introduciamo nel nostro corpo? La letteratura studiata da Halden è ambigua su questo punto, a dispetto del mezzo secolo di studi sulla plastica. Parte della difficoltà è dovuta nell’assenza di controlli per lo studio di ricadute sulla salute, come l’esposizione alla plastica come fenomeno globale, e trovare soggetti non esposti è praticamente impossibile. Si sa, comunque, che gli effetti cambiano in base a chi è esposto – e quando. Neonati e donne incinte o appena dopo il parto sono ad alto rischio di esposizione tossica al BPA o ad additivi come il DEHP.

Nel genaio del 2010, la FDA, l’ente statunitense che decide sulle ricadute dei prodotti in commercio sulla salute pubblica,ha annunciato un importante cambiamento rispetto alle sue affermazioni del 2008 sulla sicurezza del bisfenolo-A, esprimendo nuove preoccupazioni circa “i potenziali effetti del BPA sul cervello, sul comportamento e sulla prostata dei feti, dei neonati e dei bambini”, e auspicando la collaborazione con le agenzie federali della salute per rivalutare la sicurezza dei prodotti chimici.

Studiare gli effetti di basse esposizioni è complicato, richiedendo spesso un grandissimo numero di soggetti di studio. Al posto di tali studi, gli epidemiologi prendono dei soggetti esposti in modo molto pesante agli agenti chimici, per esempio a causa del loro lavoro. Halden insiste che altri studi sull’esposizione a basse quantità di agenti chimici sono necessari per capire i rischi sulla salute della popolazione, notando che nella letteratura sull’argomento ci sono evidenze del fatto che gli studi su alte dosi sono inadeguati per capire gli effetti tossici di una esposizione prolungata a bassi dosi di inquinanti.

Halden ha spiegato che mentre la plastica ha avuto un ruolo benefico nella società, il suo sfacciato abuso ha portato ad una condizione radicalmetne insostenibile. “Oggi, c’è un completo discostamento tra il ciclo di vita dei prodotti che usiamo e la loro longevità nell’ambiente.”  Esempi terribili di oggetti presenti ovunque sono le bottiglie di plastica, il filo interdentale rivestito di teflon, tamponi per le orecchie fatti in PVC, involucri dei pacchetti di sigarette, solo per mostrare alcuni esempi. Tutti questi sono esempi di prodotti usati tipicamente per pochi secondi o al massimo per un minuto, e che rimangono indisturbati nell’ambiente senza degradarsi per moltissimo tempo, addirittura per millenni. Pensate all’apparentemente innocuo filo interdentale che vi cade acidentalmente nel lavandino e finisce, dopo anni, nell’intestino di un animale marino uccidendolo, e poi ancora e ancora fino alla sua degradazione fra molti secoli.

Malgrado il flagello della plastica abbandonata e i rischi sulla salute e sull’ambiente, Halden è ottimista e pensa che la società possa iniziare a fare scelte più sagge, sviluppando prodotti più sostenibili, biodegradabili e composti da ingredienti non tossici.

Nuove forme di polimeri, alcuni fatti da materiali rinnovabili che sono digeribili da microorganismi, sono attualmente allo studio.

In ultimo, convertirsi alla produzione di materiali non derivanti dal petrolio dovrà diventare una necessità, non solo a causa dei rischi per la salute o per la minaccia per l’ambiente, ma anche per l’inevitabile declino delle fonti fossili. Come Handen ricorda, la produzione di plastica comporta l’uso di circa l’8% dell’intera produzione di petrolio, una fetta non indifferente che ci porta ad un’altro problema, l’accumulo nell’atmosfera di anidride carbonica.

“Siamo ad un punto critico e non possiamo continuare nel modo in cui tutto il mondo sta procedendo. Se saremo intelligenti, inizieremo a cercare materiali sostitutivi, per evitare questo grave errore: usare un oggetto per un minuto e lasciarlo sulla Terra per 10.000 anni.”

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  • Andrea scrive:

    Sono stupidaggini assurde !
    Le materie plastiche non durano 1000 anni si disintegrano molto prima .
    Se ciò fosse vero per la laguna di Venezia dovrei trovare qua e là vecchi contenitori plastici o buste della spesa di 40 anni fa.
    Le materie plastiche prodotte negli anni 1950-1970 erano di buona plastica molto forti e resistenti però anche quelle sono state distrutte dalla natura .
    Le materie plastiche prodotte dal 1975 ad oggi anno dopo anno le hanno fatte sempre meno resistenti meno spesse e meno forti .
    Esempio i sacchi di plastica della spesa non biodegradabili prodotti negli ultimi 25 anni iniziano a rompersi prima ancora di uscire dal supermercato e se li metti in qualche armadio e te né dimentichi dopo 5 anni vanno a pezzi da soli !
    Mi spiegate come fanno le materie plastiche a inquinare e a durare decenni quando si auto-distruggono spesso da sole anche se ben conservate ?
    State esagerando !
    P.S .
    Se volete ripulire veramente l” ambiente dalle materie plastiche inquinanti perché non acquistate la plastica vecchia !
    Se la plastica vecchia la pagate 50 centesimi al kg a chi ve la porta in tutta Italia non trovereste un pezzo di plastica in giro.
    14 milioni di italiani sono disoccupati e non ricevono nessun LAVORO né NESSUN SUSSIDIO di disoccupazione dallo Stato Italiano .
    Questi 14 milioni di italiani disoccupati sarebbero ben felici di avere qualche euro in tasca per poter acquistare almeno le sigarette e non si farebbero problemi a raccogliere la plastica abbandonata in giro se gliela pagate 50 centesimi al Kg .