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Scoperta perdita di fanghi altamente radioattivi in impianto di stoccaggio USA

Definendo la situazione inquietante, il governatore dice di attendersi una situazione molto peggiore nel resto del deposito

Scritto da Paolo Ferrante il 23.02.2013

Un incidente nucleare negli Stati Uniti ha causato la prerdita di materiale radioattivo nello stato di Washington. Sei serbatoi alla Hanford Nuclear Reservation, un deposito di scorie nucleari che si trova nella parte sud-est dello stato, hanno subito perdite di materiale altamente radioattivo, secondo quanto dichiarato alla stampa dal governatore dello stato, che si trova sulla costa occidentale degli USA.

hanfordDefinendo la situazione inquietante, il governatore ha dichiarato che al momento non ci sono ulteriori informazioni, anche se la perdita di ben 6 serbatoi potrebbe rivelare una situazione molto peggiore nel resto del deposito.

Il governatore ha ottenuto le ultime informazioni relative all’incidente nel corso di un incontro a Washington con il segretario all’Energia Usa Steven Chu.

Una settimana prima, il governatore Chu aveva già avvertito il governatore su una perdita ad un solo serbatoio, che era stata stimata a circa 550-1100 litri all’anno.

I serbatoi in questione sono dei contenitori costituiti da un unico corpo, garantiti per resistere per soli 20 anni, ma che sono stati costruiti negli anni ’40 dello scorso secolo.

Contengono fanghi radioattivi che non avrebbero mai dovuto essere rilasciati nell’ambiente. Già nel 2005 i contenitori erano stati controllati per alcune perdite, e da allora non erano più stati segnalati incidenti.

I serbatoi contengono circa 1,7 milioni di litri di fanghi, secondo l’ufficio del governatore, che dovevano essere da tempo rimossi e messi in sicurezza.

I materiali al momento non dovrebbero costituire – secondo le autorità – alcun rischio immediato per la sicurezza pubblica o per l’ambiente, perché ci vogliono anni perché le sostanze chimiche raggiungano le acque sotterranee, ha detto il governatore Jay Inslee.

Ma la notizia ha scatenato un’ondata di polemiche sui ritardi nello svuotamento dei serbatoi, che sono stati installati ormai da 70 anni e avevano una previsione di vita di 20.

“Nessuno netterebbe scorie radioattive in serbatoi simili. Sono tutti oltre il loro ciclo di vita. Nessuno di essi dovrebbe più essere in servizio”, ha detto Tom Carpenter della Hanford Challenge, un gruppo di controllo della riserva federale di scorie radioattive di Hanford. “Eppure, contengono circa due terzi delle scorie nucleari altamente radioattive a livello nazionale.”

La diminuzione dei livelli di fanghi radioattivi non è stata scoperta in tempo perché, secondo il governatore, non esiste una registrazione dei vecchi livelli all’interno dei serbatoi.

“E’ come cercare di scoprire se ci sono o meno i cambiamenti climatici osservando solo le temperature di oggi,” ha detto. “Forse si tratta di un errore umano, il protocollo non prevedeva queste misure. Ma non è la cosa più importante in questo momento. L’importante ora è di trovare e affrontare le perdite”.

Gli Stati Uniti costruirono l’impianto di Hanford al culmine della seconda guerra mondiale, nell’ambito del Progetto Manhattan per la costruzione della bomba atomica. Il sito ha raffinato il plutonio per la costruzione della bomba sganciata su Nagasaki, in Giappone, e ha continuato a contenere l’arsenale nucleare per anni.

Oggi, si tratta dell’area più contaminata dalle radiazioni del paese. Alcuni anni fa sono stati eseguiti alcuni lavori di recupero presso Hanford, la rimozione del plutonio per scopi militari dal sito e lo svuotamento delle piscine che contenevano combustibile nucleare esausto a soli 400 metri da un fiume.

Ma resta ancora molto da fare. I serbatoi ancora presenti nel sito contengono scorie nucleari e fanghi radioattivi per circa 53 milioni di litri, e si tratta di scorie altamente radioattive.

Esiste un progetto che dovrebbe (o doveva) essere il necessario presupposto allo svuotamento dei vecchi serbatoi: la realizzazione di un impianto di vetrificazione delle scorie, che permetterebbe di convertire i rifiuti in blocchi simili al vetro per garantire l’assenza di perdito. L’impianto, il cui costo dovrebbe aggirarsi attorno a 12,3 miliardi di dollari, è in cronico ritardo. Non dovrebbe essere infatti operativo prima del 2019.

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