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Se gli esclusi dalle liste del Pd si arrabbiano

Scritto da Renzo Moschini il 14.03.2013

Su ‘il manifesto’ Roberto della Seta e Francesco Ferrante ex senatori del pd  hanno fatto le bucce al loro partito il cui vuoto laburismo non capisce l’ambientalismo.

Come forse si ricorderà  in campagna elettorale il pd  li aveva esclusi e non più ricandidati. E loro non l’avevano presa bene. 

Essendosela legata al dito ora tornano alla carica dopo la mancata vittoria elettorale a cui ha concorso sicuramente la non adeguata risposta sui temi ambientali che hanno invece giovato moltissimo ai grillini.

ambiente palustre

In effetti a colpire non è neppure tanto la critica che in tanti muoviamo al partito di non dedicare a questi temi l’impegno e l’attenzione che sarebbero necessari. Qui, dopo una serie di accuse alla nomenclatura democratica che non capisce perché arroccata su posizioni vecchie e che  sa usare solo alfabeti inattuali e ricette sbagliate, a colpire è l’accusa di muoversi  sulla base della tradizione del Pci che ha sempre faticato a capire le novità, incluse in particolare quelle ambientali e che reagì sempre ai movimenti arroccandosi. Il Pd insomma ‘è prigioniero della sua genetica arretratezza’. Che ai nostri due ex senatori non sia andata giù lo si può capire. Si può capire già molto meno che i due artefici di una legge approvata al Senato in cui si stabilisce che le regioni devono essere estromesse da qualsiasi competenza sulle aree protette marine,  non abbiano mai voluto dirci perché l’hanno fatto. Convince ancora meno che i limiti e i ritardi del Pd possano essere ricondotti così grossolanamente alla tradizione del Pci. Non perché quella tradizione sia esente da resistenze diciamo così sviluppiste, ma perché  le leggi più importanti varate nel nostro paese sull’ambiente  all’indomani della istituzione delle regioni ebbero nel Pci in parlamento, nelle regioni e negli enti locali il suo più determinato e convinto sostenitore. Le leggi che introdussero le politiche di programmazione ambientale non più solo sul terreno urbanistico ma sul mare e le coste, i bacini idrografici, i parchi e le aree protette ebbero il Pci fra i suoi più convinti protagonisti. Altro che arroccati! E quei temi divennero oggetto di impegno specifico nazionale e decentrato del Pci in cui svolsero un ruolo importante figure come Giovanni Berlinguer e tanti altri che avremmo trovato poi impegnati nella gestione dei parchi, nei piani territoriali di coordinamento, nei piani costieri e forestali dove invece sarebbero naufragati i verdi oggi finiti ai margini di qualsiasi politica. 

Certo che ora bisogna ripartire specie dopo la non vittoria elettorale rimettendo a fuoco i temi sui quali in effetti è calata la tela. E tra questi –non me ne vogliano in due nostri ex senatori- va anche 

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  • stefano scrive:

    Caro Moschini
    Ferrante e Della Seta gridano vendetta e pretendono come Renzi di comandare dopo aver perso.
    Ma chi sono questi signori tanto indispensabili alla politica e all’ambiente italiano.
    Entrambi figli di famiglie benestanti (Della Seta possiede a Roma nove unità immobiliari mentre Ferrante è un grosso possidente terriero) entrano in legambiente a 26 anni e ne diventano dirigenti fino a raggiungerne i vertici.in pratica il loro mestiere è sempre stato quello di dirigenti “eletti” di Legambiente. Costoro non hanno mai lavorato e si sono ritrovati senatori perché altri dirigenti di Legambiente di professione quali Realacci e Gentiloni li hanno coptati prima negli ecodem del PD e dopo in parlamento.
    Come garbatamente evidenzi hanno sbagliato tutto, dalle rinnovabili, ai parchi,
    alla politica industriale, perché? semplicemente per incompetenza, non si fanno le leggi con gli slogan o secondo i bisogni della propria parrocchia..
    L’Italia è piena di dirigenti nazionali e regionali Legambientini che fanno gli amministratori pubblici e di società, Presidenti o i direttori di parco.Saranno pure membri di una grande associazione ma spesso molto spesso sono anche completamente incompetenti