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Una specie di plancton torna dal Pacifico all’Atlantico dopo 800mila anni

Scritto da Giulia Chiarenza il 28.06.2011

PlanctonCirca 800.000 anni fa – più o meno quando i nostri antenati imparavano ad accendere il fuoco – una specie di plancton dalle dimensioni microscopiche, chiamata Neodenticula seminae, si estingueva nel Nord Atlantico.

Oggi, questa pianta microscopica è tornata ad abitare l’oceano Atlantico, spostandosi dal Pacifico attraverso il Mare Artico a causa, secondo gli scienziati, della notevole riduzione di ghiaccio polare.

Ma quest’alga, sebbene sia una fonte di cibo molto nutriente, non è stata ben accolta dagli esperti, che avvertono che qualunque cambiamento alla base della catena alimentare marina potrebbe, similmente a un terremoto, scuotere o persino far cadere i pilastri della attuale vita nell’Oceano Atlantico.

La scoperta rappresenta, secondo la Sir Alister Hardy Foundation for Ocean Science, “la prima prova di una migrazione trans-Artica in tempi moderni” collegata al plancton, i ricercatori ammoniscono: “un tale spostamento geografico potrebbe intaccare la biodiversità e l’equilibrio degli eco sistemi dell’Artico e del Nord Atlantico.”

La migrazione della pianta marina corre parallela ad un altro fenomeno avvenuto lo scorso anno, l’avvistamento di una balena grigia del Pacifico lungo le coste spagnole e israeliane del ar Mediterraneo, un evento che non si verificava nell’Atlantico da tre secoli, presumibilmente a causa della caccia eccessiva. Gli scienziati ritengono che la riduzione dei ghiacci artici abbia permesso alla balena di spostarsi verso il Nord-Atlantico, per poi proseguire verso il Mar Mediterraneo.

I due eventi, probabilmente da attribuire ai cambiamenti climatici, rientrano nelle attività del progetto CLAMER, una collaborazione di 17 istituti marini in 10 paesi europei.

Il progetto sintetizza i risultati di quasi 300 scoperte europee correlate al cambiamento climatico, effettuate in 13 anni negli oceani europei e nelle acque delle coste vicine, come il Mediterraneo, il Baltico e il Mar Nero.

“Le migrazioni sono un esempio di come le condizioni dovute al cambiamento climatico spingano le specie a spostarsi o comportarsi diversamente, causando cambiamenti negli ecosistemi oggi evidenti”, sostiene Carlo Heip, direttore generale del NIOZ Royal Netherlands Institute per la ricerca marina, che guida il progetto CLAMER.

L’Aliste Hardy Foundation for Ocean Science (SAHFOS) sta documentando il cambiamento che coinvolge il plancton mediante il Continuous Plankton Recorder Survey, l’indagine bio-marina più estesa al mondo.

Gli scienziati del SAHFOS sostengono che, in aggiunta al ritorno della Neodenticula seminae, anche altre popolazioni di plancton stanno cambiando, minacciando le riserve alimentari di pesci come il merluzzo, l’aringa, lo sgombro e di molti mammiferi marini che si nutrono di pesci.

Poiché le acque dell’Atlantico e del Mare del Nord si stanno riscaldando, un considerevole numero di animali della famiglia dei copepodi conosciuta come Calanus finmarchicus, una risorsa abbondante e fondamentale per la produzione di olio di pesce, sta venendo sostituita da varietà più piccole e meno nutritive.

Le conseguenze sono già palesi. I cambiamenti nella vita del plancton “sono stati collegati al collasso di alcune specie di pesci” così come il declino di uccelli che pescano nel Mar del Nord.

Le focene, ad esempio, sono migrate dal Mare del Nord settentrionale quando le anguille di sabbia, fondamento della loro dieta, si sono spostate dal polo per seguire il plancton.

In generale, gli studi dimostrano che i riadattamenti nelle dinamiche della vita marina tendono ad avere risultati alterni – ad esempio, alcune specie possono trarre vantaggio, mentre zone dell’oceano guadagnare in biodiversità e produttività.

“Ma la maggior parte degli impatti sono decisamente negativi e la portata del cambiamento è potenzialmente talmente enorme che, nel complesso, questi impatti costituiscono segnali lampanti di avvertimento” conclude Heip.

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