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Ansiolitici e sonniferi raddoppiano il rischio di morte

Secondo una nuova ricerca condotta presso l'Università di Warwick, ansiolitici e sonniferi sarebbero collegati ad un aumento del rischio di morte

Scritto da Elisa Corbi il 02.04.2014

La dipendenza da ansiolitici è divenuta molto comune. Nei decenni trascorsi questa tipologia di farmaci è stata infatti prescritta con troppa facilità come una panacea per attenuare ansia, insonnia, disturbi ipocondriaci e altri disturbi depressivi, senza considerare il fatto che provocavano dipendenza non solo psicologica, ma anche fisica.

Sonnifero e mortalità

Ora però comincia a maturare fra i medici la consapevolezza che questi medicinali vanno prescritti solo per brevi periodi.

Secondo una nuova ricerca condotta presso l’Università di Warwick, ansiolitici e sonniferi sarebbero collegati ad un aumento del rischio di morte. L’ampio studio, pubblicato sul BMJ , dimostra che diversi  farmaci ansiolitici o ipnotici (sonniferi) sono associati al raddoppiamento della mortalità. Anche se questi risultati sono basati su dati di routine e hanno bisogno di essere interpretati con cautela, i ricercatori sostengono che una maggiore comprensione del loro impatto è essenziale .

Il professor Scott Weich, professore di Psichiatria presso l’Università di Warwick, ha spiegato: “Il messaggio chiave è che questi farmaci vanno utilizzati con maggiore attenzione. I nostri risultati si basano su un crescente corpo di evidenze le quali suggeriscono che i loro effetti collaterali sono significativi e pericolosi. Dobbiamo fare tutto il possibile per ridurre al minimo la dipendenza da ansiolitici e sonniferi.  Questo non vuol dire che non possono essere efficaci. Ma a causa del loro potenziale effetto di dipendenza dobbiamo aiutare i pazienti a considerare altre opzioni, come ad esempio la terapia cognitivo-comportamentale, per superare i problemi di ansia o legati al sonno.”

Lo studio ha tenuto conto anche di altri fattori quali l’età, il fumo, il consumo di alcol e lo status socio-economico. Per lo studio sono state monitorate 34.727 persone per sette anni e mezzo, in media, dal momento in cui  hanno ricevuto prescrizioni per un farmaco ansiolitico o ipnotico. Le benzodiazepine sono la classe più comunemente prescritta di farmaci,  inclusi diazepam e temazepam.

Lo studio ha anche esaminato gli effetti di altri due gruppi di farmaci, i cosiddetti  “farmaci-Z”  e di tutti gli altri farmaci ansiolitici e ipnotici. A molti pazienti è stato somministrato più di un farmaco nel corso dello studio e il 5% ha ricevuto prescrizioni di medicinali di tutti e tre i gruppi.

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