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Bomba atomica e bomba all’idrogeno: strumenti diversi, obiettivo unico

Scritto da Leonardo Debbia il 11.09.2017

Sono giorni di tensione, questi. Il mese di settembre ha avuto inizio con segnali di estremo pericolo provenienti dal lontano Oriente.

Le minacce di Kim Jong-un, lo sconsiderato dittatore che guida la Corea del Nord, tengono il mondo con il fiato sospeso. Minacce serie, insensate, che ci riportano indietro nel tempo a più di mezzo secolo fa, alle tensioni tra gli USA e i Paesi del blocco sovietico, alla crisi della ‘Baia dei Porci’, a Cuba, quando la Cortina di ferro e il muro di Berlino dividevano due mondi.

Sembrava che la spada di Damocle del conflitto nucleare fosse ormai un incubo lontano, che la ragione avesse finalmente prevalso sulle rivendicazioni dei poteri politici ed economici

E invece ora Kim Jong-un, non pago delle tensioni scatenate quasi quotidianamente dalle sue bellicose e deliranti provocazioni con i lanci di missili, condannate da tutte le Nazioni ma portate avanti, incurante anche del parere di Paesi suoi alleati, in una escalation senza precedenti, avverte di aver testato un ordigno termonucleare, una bomba all’idrogeno.

Al di là di ulteriori considerazioni che non ci competono, definiamo gli aspetti tecnici di questa minaccia.

Cos’è realmente una bomba all’idrogeno? E che differenza c’è con la bomba atomica classica, quella in pochi istanti rase al suolo Hiroshima e Nagasaki?

Detto in parole povere, la bomba all’idrogeno (o bomba H) è una evoluzione di una bomba atomica ‘normale’.

Il principio del suo funzionamento è simile al processo della fusione termonucleare che avviene nel Sole.

La bomba atomica ‘tradizionale’, detta anche bomba atomica a fissione nucleare è basata sulla scissione (o divisione, che è la stessa cosa) del nucleo atomico di un elemento radioattivo, come l’uranio 235 o il plutonio 239, che avviene in maniera incontrollata e rilascia una grande quantità di energia.

Nella bomba H si va oltre, viene aggiunto qualcosa che aumenti il potenziale distruttivo.

La fissione nucleare crea una prima esplosione che innesca successive reazioni a catena di fusione nucleare, che provocano all’interno della bomba temperature e pressioni tali da trasformare l’idrogeno in elio, in modo analogo a quanto avviene – ma in modo naturale – nel Sole.

Questo ordigno viene definito anche bomba atomica a due stadi.

Le due fasi esplosive sono estremamente più pericolose a causa della devastazione che determinano.

Mentre un ordigno nucleare a fissione ha una potenza di 15-20 kilotoni, la bomba H sperimentata dagli USA nel 1956 sull’atollo di Enewetak, nelle Isole Marshall, sprigionò una potenza di 11 megatoni – circa 1000 volte superiore alla bomba di Hiroshima – e un’onda di calore che raggiunse una distanza di 56 chilometri.

Da quanto esposto, si capisce quanto la bomba H sia assai più pericolosa per l’esplosione che non per la radiazione emessa.

La bomba H nacque negli anni ‘50 del secolo scorso, durante l’escalation tra i due blocchi USA-URSS, come deterrente, nel gioco ‘Io sono più forte di te’, come si trattasse di giocattoli in mano a due bambini che litigano.

Purtroppo, qui non si tratta di un gioco, ma di migliaia (ed ora di milioni) di vite umane.

Basti pensare che nella gara scellerata a chi fosse in grado di produrre più devastazione, se l’atomica di Hiroshima aveva distrutto una città e ucciso 200mila persone, una bomba H da 11 megatoni sarebbe in grado di cancellare una metropoli con 20 milioni di abitanti.

A questo punto, la domanda è: “Chi può essere tanto pazzo da voler distruggere l’umanità”?

Ritengo che nessuno, sano di mente, intenda conoscere la risposta.

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