Mentre si attende la stentenza del riesame per la chiusura dei sei stabilimenti dell’ILVA e per gli arresti domiciliari di sei dirigenti, si scatena la bufera con le intercettazioni emerse grazie alla deposizione delle intercettazioni contenuto nel fascicolo per il riesame. Coinvolto il pr della società Girolamo Archinà indagato ora per corruzione in atti giudiziari, per aver corrotto un perito dell’accusa, il professor Liberti. Da un’indiscrezione appare coinvolto anche il ministro dell’Ambiente Corrado Clini che smentisce però le accuse.
La deposizione delle intercettazioni contenute nel fascicolo per il riesame non è stato certamente indolore: il quadro che prova a delinearsi attraverso e inercettazioni mina la credibilità del sistema che avrebbe dovuto tutelare la salute dei lavoratori e dei cittadini di Taranto.
Archinà, responsabile delle pubbliche relazioni per l’ILVA, secondo l’accusa, è il funzionario che avrebbe consegnato al docente universitario Lorenzo Liberti, facente parte del gruppo di consulenti nominato dalla Procura nell’ambito di un’inchiesta sull’ILVA. Sarebbe lo stesso Archinà ce avrebbe fatto telefonate a uffici e e dirigenti dell’ARPA affinchè i controlli venissero fatti in maniera più leggera e perchè l’ILVA potesse continuare a lavorare producendo inquinanti pericolosi a discapito della salute dei tarantini. Ad sempio il professor Giorgio Assennato aveva depositato all’ARPA una relazione in cui risultava che la quantità di benzoapirene era al di sopra del limiteconsentito e aveva affermato che probabimente sarebbero state necessarie altre misure di riduzione. Archinà così risponde: ““Lo so, lo so, ma questo ci crea grossi problemi. Così chiudiamo” .
Archinà non è solo. Nel 2010 l’avvocato Perli, riguardo all’autorizzazione Aia (autorizzazione integrata ambientale) dice a Fabio Riva: “Non avremo sorprese e comunque la visita della Commissione allo stabilimento va un po’ pilotata”. Intanto Archinà è stato licenziato ieri dal presidente Ferrante.
Archinà adottava lo stesso metodo con tutte le categorie. Dalle intercetazioni risulta che abbia affermato:”Ai giornalisti bisogna tagliargli la lingua, e cioè pagarli”. L’Ordine dei Giornalisti della Puglia ha chiesto di acquisire gli atti per le dovute verifiche.
Le intercettazioni non lasciano indenne neanche il Ministro Clini. Da un’indiscrezione risulta che Archinà abbia affermato che “Clini è un uomo nostro” quando era direttore generale del Ministero dell’Ambiente.
E la risposta di Clini è arrivata prontamente: “Il deposito nel corso dell’udienza preliminare da parte dell’ufficio della Procura di una intercettazione del 2010 nella quale un dirigente Ilva allude a buoni appoggi da parte di Clini costituisce una grave violazione della deontologia processuale”, si legge nel comunicato, in cui si precisa che “è evidente l’intento insinuante e suggestivo dell’uso di una intercettazione priva del minimo indizio di rilevanza nel processo, perché sfornita di qualsiasi supporto probatorio”. “Clini nel 2010 – precisa la nota – era direttore della direzione generale per lo Sviluppo sostenibile, il clima e l’energia, non competente in materia di autorizzazione integrata ambientale (Aia)”. Il ministro “non si è mai occupato della procedura Aia dello stabilimento Ilva, come risulta anche dall’istruttoria pluriennale condotta dal ministero, né ha mai avuto a tal proposito rapporti con la dirigenza Ilva”. “Perché – si chiede l’ufficio stampa del ministro – rendere pubblica un’intercettazione del 2010 tra un dirigente Ilva ed uno sconosciuto che parlano di Clini, evidentemente irrilevante ai fini del procedimento, nel momento in cui il ministro Clini è impegnato a nome del governo a ricercare soluzioni positive per il risanamento ambientale di Ilva, la continuazione produttiva dello stabilimento e la salvaguardia dell’occupazione?”. “In questo momento – sottolinea la nota – abbiamo bisogno di senso di responsabilità, trasparenza e puntuale riscontro di fatti e dati”. Il ministro comunque “ha segnalato la situazione al Presidente della Repubblica ed al ministro della Giustizia”.
Clini ha anche inviatato ad un confronto pubblico sull’ILVA accusando il Fattoquotidiano.it di aver pubblicato “due articoli che, al netto delle malevole allusioni e delle inesattezze sul mio conto, affrontano il tema del rapporto fra politiche industriali e politiche ambientali”
“Il tema che si dibatte oggi” ha spiegato Clini, “connesso alla complessa vicenda Ilva, è a mio parere troppo importante per essere affidato ad articoli di polemica e gossip politico, senza peraltro diritto di replica”. Poi la proposta, diretta: “Invito la direzione e la redazione del Fatto Quotidiano ad un confronto pubblico – ha detto Clini – per discutere liberamente e senza remore di questi temi”.