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Canili comunali di Roma, dentro il privato e fuori una onlus

Scritto da Marta Gaia Sperandii il 25.10.2015

Qualche giorno fa il TAR di Roma ha respinto l’istanza sospensiva con la quale l’Associazione Volontari Canili di Porta Portese (AVCPP), storico gestore del canile di Muratella, chiedeva l’annullamento del bando “ponte” per la gestione dei canili comunali di Roma.

E’ una storia di (stra)ordinaria follia, quella che da circa venti giorni tiene col fiato sospeso chiunque abbia a cuore il benessere degli ospiti dei rifugi comunali romani.

A Luglio, il Dipartimento Tutela Ambientale del Comune di Roma pubblica un avviso finalizzato all’individuazione di organismi da convenzionare con Roma Capitale per la gestione delle strutture, corrispondenti ai canili di Muratella, Ponte Marconi ex Cinodromo, Vitinia ex Poverello più l’oasi felina di Porta Portese. Un bando denominato “ponte”, che mette all’asta la gestione delle strutture per quattro mesi, con l’obiettivo di garantire il servizio in attesa di un’ulteriore “gara” europea prevista per Gennaio 2016. Un bando che suscita presto un certo scalpore per due ordini di motivi. In primo luogo ricalca sostanzialmente quello pubblicato nel novembre del 2013, firmato dall’allora Direttore del Dipartimento (in seguito arrestato) Gaetano Altamura, e successivamente sospeso in autotutela dal Comune poiché ritenuto inquinato dallo scandalo Mafia Capitale. In secondo luogo perché le somme poste a base della procedura comparativa per la gestione delle strutture sono perlopiù decisamente inferiori (circa il 60% in meno) rispetto a quelle corrisposte negli ultimi anni, a fronte invece di un notevole incremento nella mole dei servizi richiesti ai nuovi gestori (tra cui ad esempio smaltimento dei rifiuti, acquisto di cibo e medicinali, cura del verde). Ebbene, vincitrice del bando su tutti e tre i lotti, con offerte ribassate del 9%, risulta essere Mapia s.r.l., un’azienda multiservizi di Bari che oltre ad occuparsi di pulizia, disinfezione, disinfestazione, derattizzazione e sanificazione di qualsivoglia struttura, gestisce il canile municipale del capoluogo pugliese. Al secondo posto si classifica il progetto presentato da L’impronta Onlus, che da 6 anni gestisce il canile di Ponte Marconi.

Mapia s.r.l., cui spetta il diritto di scegliere quale delle tre strutture gestire, opta proprio per quella di Ponte Marconi (l’unico canile per il quale il bando ha previsto una maggiorazione di tremila euro al mese, comunque a fronte di un notevole aumento delle mansioni), scatenando una protesta che culmina nell’occupazione del canile da parte di volontari e dipendenti della Onlus, preoccupati delle conseguenze che la proposta economica con la quale Mapia s.r.l. ha vinto la gara produrranno sulla qualità del servizio, ed inevitabilmente, sul benessere degli animali. Mapia s.r.l è un’azienda profit, estranea al territorio romano, ed oltretutto un po’ ritardataria, dal momento che, per la cronaca, trascorsi più di venti giorni dalla data in cui sarebbe dovuta subentrare, a Ponte Marconi non si è ancora fatta vedere. Più di venti giorni durante i quali il “servizio”, ossia la cura quotidiana degli animali, è stato garantito da L’Impronta Onlus, e neanche a dirlo, a titolo gratuito.

La storia, purtroppo, non finisce qui. L’Impronta Onlus viene a questo punto invitata a presentare un’offerta per i canili non assegnati. Uno è il canile della Muratella, per il quale la base d’asta originariamente proposta dal Comune prevedeva una somma mensile di 78.000 euro. Una cifra quantomeno irrisoria per una struttura che ospita circa 600 animali, dove sono impiegati più di 100 dipendenti, ma soprattutto che negli ultimi anni è stata gestita con circa 320.000 euro al mese. L’altro è il Canile di Vitinia, un rifugio “non a norma” e chiuso al pubblico, che ospita circa 30 cani ed è oltretutto a rischio chiusura, ma per il quale il bando mette incredibilmente a disposizione 26.000 euro al mese, poco meno di 1.000 euro al mese a cane.

L’impronta Onlus sceglie il canile di Muratella e presenta un’offerta di 78.000 euro al mese, ovvero il prezzo a base d’asta stabilito nel bando dal Comune, a fronte dei 71.000 euro originariamente presentati da Mapia s.r.l., con i quali la multiservizi di Bari aveva peraltro vinto il bando. Risposta del Comune di Roma: l’offerta appare “difficilmente compatibile con l’integrale mantenimento del servizio così come previsto dalla Procedura Comparativa e comunque suscettibile di possibili elementi di criticità rispetto al benessere degli animali ospitati presso la struttura, benessere che (…) deve costituire una priorità per l’Amministrazione”. Quindi, riassumendo, una s.r.l. il mese scorso vince presentando un’offerta pari a 71.000 euro, ma 78.000 presentati da una onlus sono troppo pochi. A questo punto, per l’Impronta Onlus, non resta che attendere l’esito del ricorso presentato al TAR da AVCPP, che del bando critica soprattutto l’inadeguatezza delle cifre poste a base d’asta dal Comune per la gestione dei canili. L’udienza di ieri, tuttavia, non produce esito positivo, e l’istanza sospensiva viene respinta. Il ricorso, certo, continuerà nel merito della controversia e non è da escludere che il bando non venga in futuro dichiarato illegittimo. Dispiace solo che la prossima udienza sia stata fissata a Gennaio 2016, ben oltre i termini del bando.

Nel frattempo pare ormai confermato che il Comune di Roma stia preparando un accordo per risolvere la faccenda dei due canili scoperti, Muratella ed il rifugio ex Poverello, che a questo punto andrebbero in affidamento diretto ad AVCPP per una cifra complessiva di 250.000 euro al mese, ben più del doppio rispetto a quanto originariamente previsto dal bando. Insomma, se prima per la sola Muratella si spendevano intorno ai 320.000 euro al mese, quest’accordo di fatto garantisce un notevole risparmio, oltre a salvare il posto di lavoro dei 100 dipendenti di AVCPP.

Eppure si tratta di una conclusione dal sapore amaro. Perché di fatto il Comune non premia il lavoro amorevolmente svolto finora da associazioni no profit ed eserciti di volontari, permettendo l’insediamento di un’azienda completamente estranea al territorio. Tra pochi giorni a nutrire, curare, a portare in passeggiata e coccolare i 60 cani di Ponte Marconi non saranno le stesse persone che negli ultimi sei anni se ne sono occupate. E i dieci lavoratori de l’Impronta Onlus, arrivati secondi con il loro progetto, che da più di venti giorni continuano ad occuparsi gratuitamente dei cani che hanno curato per anni, rifiutando di farsi assumere da un’azienda profit, di fatto escono di scena.

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