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Com’è bello andare sulla bicicletta!!!

Oltre a superare le auto, mi piace sfrecciare all'ombra degli alberi d'estate

Scritto da Maria Rosa Pantè il 10.09.2012

Quest’estate vado in bicicletta. Ho cominciato con 5 chilometri, poi 10 adesso percorro 20 chilometri al giorno. E mi sento bene. Sono dimagrita e butto fuori tutta (quasi tutta) la rabbia di questa estate di spending review e risparmi sulla pelle dei più deboli: tra cui io.

Vado in bicicletta e mi accorgo che il mondo su due ruote è diverso.

Oggi sono andata in mezzo al traffico. Le auto fanno un rumore abbastanza fastidioso e stanno sul lato della strada tanto da occupare ogni spazio vitale e rubarlo alle due ruote. Così ho fatto slalom tra le auto.
Mica male: tutti fermi al semaforo e io, con la mia biciclettina, che supero tutti: non spendo per la benzina e sto pure più in forma.

Altre strade sono più adatte.

Quelle di campagna, quelle meno frequentate è ovvio. Eppure ci sono fior di articoli per dire cose ovvie anche sulla bicicletta.

Sull’andare in bicicletta.

Oltre a superare le auto, mi piace sfrecciare (illudermi di sfrecciare) all’ombra degli alberi d’estate. Quando a piedi si muore dal caldo e in bici resta pur sempre un refolo d’aria. Sfreccio e vedo i pedoni, persone sudatissime, uomini soprattutto con le camicie appiccicate alla schiena madida di sudore. Le donne sembrano meno sofferenti, ma indossano magliette più leggere, forse.

Mi piace anche di avere degli ammiratori. In bici metto pantaloncini corti d’estate (e mi piace guardare le mie gambe che calano sui pedali, non mi sembrano mie, le vedo lunghe, forti… no non sono le mie!), indosso magliette leggere e un cappello ampio che mi ripari dal sole. I miei ammiratori sono discreti, mi fanno qualche battutina sul tempo: sono signori di una certa età. Guardano tutto e tutti e alla fin fine mi fa piacere essere per loro una novità nella strada altrimenti deserta.
E poi mi piace incontrare d’estate le persone. Siamo abitudinari in fondo. Quasi nello stesso posto incontro quasi le stesse persone. O meglio ho una certa probabilità di incontrare nello stesso posto alla stessa ora le stesse persone. Mi par d’essere nella meccanica quantistica, nel principio di indeterminazione.

Ed è bello sapere che probabilmente si incontreranno proprio lì quelle persone e se non accade mi preoccupo, poi per fortuna più in là nello spazio e nel tempo magari le incontro e sono tranquilla. Il mio mondo “biciclistico” non ha subito mutamenti.
Ci sono lati umoristici nell’andare in bicicletta. O almeno io li vivo così, proprio per sopravvivere al pericolo.

Andare in bicicletta è difficile: le automobili corrono e le biciclette danno fastidio alla velocità; le strade chissà come paiono più strette e poi ci sono le famigerate rotonde.

“Ma che suonate, con ‘ste macchine. Che devo fare, sono in bici e allora? Mi devo dissolvere? Devo sparire?”

Così penso imprecando quando in una strada un po’ più stretta le auto premono e mi suonano e vogliono che mi levi di mezzo: in qualunque modo.

Ho imparato a distinguere il clacson di chi vorrebbe che davvero mi dissolvessi in una pozza di ex ciclista da chi, invece, gentile mi avvisa. “Cara “biciclista” dietro di te ci sono io, un’auto gentile, ma pur sempre auto; appena puoi fatti da parte. Non spaventarti però”.

Sì ho imparato a distinguere il suono dei clacson.

E poi in bici ti senti libera e giovane e persino bella.

“Ehi questa macchina non sorpassa, non suona eppure la sento è dietro di me da un bel po’; sta a vedere che finalmente qualcuno si è accorto che ho un bel posteriore. Sembro quella della pubblicità”

Così penso e l’auto mi sta dietro e forse mi ammira il sedere. Ma poi mi supera e io lo vedo: è un’auto di scuola guida, incerta ed esitante. Mi faccio una risata.

Mi piace andare in bicicletta: non inquino, non spendo, dimagrisco e il sole, quasi d’autunno, mi bacia i capelli e la strada talvolta è deserta d’auto e in certe ore ancora qualche rondine garrisce sulla mia testa, nel cielo. Ed è libera quasi come me.

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  • Aldo Fappani scrive:

    Queste annotazioni personali e dettagliate circa le impressioni che provi del tuo andare in bicicletta hanno un sapore quasi poetico e romatico, ma non solamente. Comunue fanno riflettere sul nostro progresso caotico e anche sulla necessità di riscoprire – non solo per la crisi economica e almeno dove, quando e per chi ne ha voglia e possibilità – questo semplice e ottocentesco strumento di circolazione che ha il pregio di essere ecologico, fare bene al fisico e alla mente e -mi si consenta l’ardire della battuta – anche più ” a misura d’uomo ” di tanti altri. Brava Maria Rosa e auguri per i tuoi viaggi su due ruote ” educativi e fantastici “.

  • Fabio scrive:

    È uno sport estremo in cui lotti ogni giorno contro la morte, l’arroganza e non da ultimo l’inquinamento… Inoltre ti lascia molto tempo per riflettere e ragionare su chi sei, dove vai e cosa significa quello che hai attorno… Come diceva Freddie… I want to ride my bicicle…

  • ambrogio scrive:

    Bene, allora siamo pronti per il grande balzo e andare a lavorare assieme in bici tutti i giorni?