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Crisi alimentare: i bambini e le donne sottonutriti aumenteranno del 20% in 10 anni

Scritto da Federica di Leonardo il 25.06.2012

Le donne e i bambini sotto i due anni che soffrono di malnutrizione nel mondo sono oggi uno su 7, ma diventeranno uno su 5 (con un aumento di ben il 20%) nei prossimi 10 anni. La notizia arriva dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (ICCP), un’istituzione scientifica internazionale voluta dallo United Nations Environment Programme (UNEP) e dalla World Meteorological Organization (WMO).

“La sicurezza alimentare è minacciata dai cambiamenti climatici. I collegamenti tra l’impatto sulla produzione alimentare mondiale, la volatilità dei prezzi, la crescita della popolazione e la nutrizione devono essere affrontati per fronteggiare la denutrizione di questi gruppi più vulnerabili”, ha spiegato Julio Frenk, presidente del Consiglio del PMNCH (Partnership for Maternal, Newborn and Child Health) e preside della Harvard School of Public Health.

Secondo la ricerca è proprio il coesistere di questi tre fattori, cambiamenti climatici, decremento della produzione di cibo e aumento della popolazione, che porterà a far aumentare di 100 milioni il numero di bambini e donne sottonutrite entro il 2020.

Il periodo più critico viene detto quello dei “1000 giorni”. Sono quei giorni che vanno dalla gravidanza ai due anni di età del bambino. In questo periodo, se si è sottonutriti, i problemi che ne deriveranno potranno permanere per tutta la vita.
Circa 465 milioni di donne e bambini sotto i 5 anni vivranno nei paesi in via di sviluppo entro il 2020, portando la popolazione totale di questo gruppo a 3,6 miliardi aumentando di gran lunga l’aumento della domanda alimentare. Oggi, 495 milioni di donne e bambini sotto i 5 anni nei paesi in via di sviluppo sono malnutriti. Di questi 150 milioni o uno su quattro in Africa, 315 milioni o uno su sette in Asia e 30 milioni o uno su 11 in America Latina e nei Caraibi.

Così, in 10 anni, l’impatto del cambiamento climatico e la crescita della popolazione potrebbe aumentare il numero di donne e bambini denutriti del 20 per cento.

La regione più colpita dall’impatto dei cambiamenti climatici sulla produzione di cibo sarà quella tropicale, ma con delle differenze. In India, ad esempio, dove la produzione di cibo diminuirà del 30% secondo l’IPCC, i bambini e le donne sottonutriti aumenteranno. Nelle Filippine invece sarà il contrario: aumenterà la produzione di cibo e diminuiranno i sottonutriti.

Per questo si stanno avviando in tutto il mondo azioni a livello locale, regionale e internazionale per tamponare gli effetti devastanti di queste previsioni.

Ventisette dei paesi fra quelli che ospitano 50 milioni di donne e bambini sottonutriti stanno attuando dei piani di coordinamento di diversi settori per aumentare il livello dell’accesso alla nutrizione.

Inoltre, i leader del G8 e i leader africani hanno riaffermato il loro impegno a garantire la sicurezza alimentare attraverso il lancio della Nuova Alleanza per la Sicurezza Alimentare e la Nutrizione, che metterà insieme i governi africani, le istituzioni del settore privato e le leadership del G8 negli sforzi per aumentare gli investimenti dei responsabili nazionali e privati esteri nell’agricoltura africana, con particolare attenzione ai piccoli agricoltori, specialmente le donne.

Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha approvato un documento che invita tutti gli stati membri a sviluppare politiche sulla nutrizione e controllare la qualità dei sostituti del latte materno.

Un bambino sottonutrito può avere grandi problemi di salute, ma non solo. Avrà problemi anche nello sviluppo cognitivo e avrà carenze nel percorso educativo, perciò questa grave mancanza iniziale lo segnerà nel corso di tutta la vita.

Una recente analisi del  World Bank’s Food Price Watch ha stimato che il prezzo del cibo è aumentato dell’8% nel primo quarto del 2012 a causa del freddo in Europa e della siccità in Sud America.

Questo porta le donne a comprare cibo più povero e meno variegato e ad avere quindi una dieta meno nutriente per le proprie famiglie. L’impatto di questa lievitazione del prezzo si abbatte soprattutto sulle famiglie dei paesi in via di sviluppo.

Cosa è possibile fare per affrontare questa situazione?

Sarebbe necessario monitorare i cambiamenti climatici e adattare le politiche tenendo conto delle necessità della produzione di cibo.
Si dovrebbero controllare meglio le oscillazioni nelle variazioni di prezzo del cibo soprattutto valorizzando l’agricoltura dei piccoli proprietari.

Si dovrebbero poi riconoscere le categorie a rischio in modo da organizzare strategie che possano prevedere le crisi e tenere la popolazione più a rischio al sicuro.

L’educazione è poi uno strumento fondamentale: educare all’importanza di una corretta nutrizione nei 1000 giorni e privilegiare quegli alimenti che sono più nutrienti.

Ad esempio, il programma Oportunidades in Messico, che ha unito educazione alimentare, trasferimenti di denaro e la fornitura di integratori alimentari per lo svezzamento, ha avuto come effetto l’aumento di oltre 1 cm di altezza nei bambini che hanno partecipato al programma durante i primi 2 anni di vita.

Un’altra azione importante è quella di scegliere colture più resistenti ai cambiamenti, ma anche più nutrienti in relazione alle carenze alimentari locali: è l’esempio del Mozambico, dove la popolazione aveva un evidente carenza di vitamina A. Grazie all’importazione di una speciale patata, resistente al calore, facilmente coltivabile anche con poca acqua, si sono ottenuti grandi risultati sui livelli della vitamina A della popolazione, ma anche sulla nutrizione in generale perchè le patate hanno un grande contenuto calorico.

Sarebbe necessario inoltre che si creassero coordinamenti multisettoriali per mettere insieme la ricerca sulla nutrizione con quella sui cambiamenti climatici.

Ad esempio, la Cina ha implementato con successo un azione multi-settoriale per affrontare la denutrizione. Grazie alla combinazione di politiche contro la povertà, la concessione di potere decisionale ai piccoli proprietari agricoli, agli investimenti pubblici in agricoltura e alla liberalizzazione dei prezzi, il numero delle persone sottoalimentate è passato da 194 milioni (16 per cento della popolazione) nel 1990-92 a 150 milioni (12 per cento della popolazione) nel 2001-03.

“Esortiamo i leader mondiali a definire le priorità e investire in programmi e politiche che aiutino a migliorare la nutrizione, in particolare per mamme e bambini nei “1.000 giorni”, a sostenere i progetti internazionali per la nutrizione e a impegnarsi negli obiettivi globali e nazionali per ridurre la malnutrizione,” ha affermato Lucy Martinez Sullivan, Executive Director di 1,000 Days. “Migliorare l’alimentazione non dovrebbe essere visto come una priorità di sviluppo per il G-20, ma come una strategia di crescita economica per i paesi che cercano di competere a livello globale”, ha concluso il dottor Presern.

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