L’Agcom, l’Autorità Garante per le comunicazioni, sta per diventare il GF, Grande fratello (non quello di Mediaset ma quello di Orwelliana memoria)?
L’autorità sta per mettere in campo un sistema per bloccare siti esteri di qualunque tipo, come per esempio Wikileaks, ma anche giornali online, blog e siti di qualunque genere.
Ed è subito partita la protesta delle più importanti associazioni di categoria, che vedono il pericolo di oscuramento come un tentativo di censura preventiva che nulla ha a che fare con la libertà di espressione caratteristica non solo di internet ma della nostra stessa cultura, tanto da figurare addirittura nella Costituzione Italiana.
L’articolo 21 della costituzione, è bene ricordarlo, dice che:
“Il motivo di questo allarme si scopre tra le righe della delibera Agcom”, spiega Fulvio Sarzana, noto avvocato che si inteessa di diritto in internet e tra i primi firmatari. “Si legge – dichiara Sarzana a Repubblica.it – che Agcom si riserva il diritto di sequestrare (cioè di impedirvi l’accesso agli utenti italiani) siti prevalentemente adibiti alla violazione del copyright o i cui server sono posti all’estero. Come si vede, con quella congiunzione “o” si apre un mondo”. “Qualunque cosa connessa al diritto d’autore e posta all’estero può finire nel mirino dell’Authority, che deciderebbe il sequestro in autonomia, senza passare dall’autorità giudiziaria. E’ una cosa inaudita nei Paesi democratici. Ed è incostituzionale”, aggiunge Sarzana. “Addirittura si legge in delibera che nelle intenzioni dell’Authority questo sistema di sequestro dovrebbe diventare automatico”.
Il pericolo, dice Sarzana sentito da Repubblica online, è che “YouTube, che ha server in Irlanda, diventa irraggiungibile dall’Italia per un singolo video pirata”.
Il pericolo, naturalmente, è che invece di passare dalla magistratura, come prevede la costituzione, si passi prima a sequestrare il sito, che magari dice cose sgradite invece che infrangere un copyright, e poi la magistratura passi ad accertare i fatti. In questo lasso di tempo si sta violando, evidentemente, la libertà di espressione.
Molti hanno pensato subito a Wikileaks, che di certo non è simpatico a molti governi, compreso quello degli Stati Uniti e che recentemente ha rivelato anche cose abbastanza imbarazzanti su alcuni nostri politici.
I membri dell’Authority si difendono dicendo che la delibera serve solo a tutelare il diritto d’autore. Ma in questi casi è meglio dubitare, visto che i meccanismi di elezione dei membri dell’Authority in Italia non hanno quella cristallina indipendenza che dovrebbe renderli super partes e di notoria indipendenza da interessi politici.
Se credi che l’informazione libera sia un diritto, firma la petizione.
E qui ci sono le risposte alle domande frequenti.
Hanno già firmato:
Pietro Giordano, Segretario Nazionale e Mauro Vergari responsabile settore TLC di AGORA’ DIGITALE.
Marco Cappato, Presidente Nazionale e Luca Nicotra Segretario Nazionale di ALTROCONSUMO.
Paolo Martinello, Presidente nazionale e Marco Pierani, responsabile relazioni istituzionali, ASSONET-CONFESERCENTI.
Giovanni Prignano, Presidente Nazionale, ASSOPROVIDER-CONFCOMMERCIO.
Dino Bortolotto, Presidente Nazionale, Matteo Fici, Vicepresidente Vicario, Giovan Battista Frontera, VicePresidente.
STUDIO LEGALE SARZANA, Fulvio Sarzana, Avvocato.
Ecco il video: