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Meldonium, il doping venuto dall’Est

Scritto da Leonardo Debbia il 17.03.2016

Nei giorni scorsi il mondo dello sport è stato scosso dalla notizia riguardante il caso di doping della tennista Maria Sharapova, riferita dall’atleta stessa durante una conferenza stampa a Las Vegas.

La Sharapova ha ammesso di aver fatto uso di una sostanza, il meldonium, da poco entrato nella lista dei farmaci di cui era stata proibita l’assunzione in ambito sportivo.

L’International Tennis Federation aveva, infatti, trovato l’atleta positiva ad un controllo durante gli Australian Open di Melbourne.

farmaco-dopante

L’atleta ha affermato di assumere la sostanza, dietro parere del proprio medico, fin dal 2006, per una carenza di magnesio e una storia familiare di diabete, ma di non essere assolutamente a conoscenza che il farmaco fosse stato proibito.

“Il medicinale lo assumo da anni, ma mai ero risultata positiva all’antidoping”, ha dichiarato la tennista. “Lo prendevo come medicinale e francamente non ero consapevole delle conseguenze”.

Naturalmente, si sono da subito contrapposti i due fronti dei ‘colpevolisti’ e degli ‘innocentisti’, portando ciascuno acqua al proprio mulino, anche se, di fatto, appare scontata la squalifica della campionessa per almeno due anni, con il conseguente allontanamento dai campi di gioco.

Lungi dall’entrare nel merito di quanto accaduto e astenendoci quindi da giudizi, ci sembra comunque un’occasione per fornire in proposito qualche informazione scientifica di supporto.

In molti si sono chiesti e si stanno chiedendo cosa sia in realtà il meldonium, la sostanza iscritta soltanto dall’inizio di quest’anno nella lista nera della WADA (World Anti-Doping Agency), l’agenzia mondiale anti-doping.

Il meldonium è annoverato nella quarta categoria di questa ‘Blacklist’, quella che riguarda gli ormoni e i modulatori metabolici.

Si tratta di un farmaco anti-ischemico, usato clinicamente per il trattamento dell’angina, dell’infarto del miocardio e, più in generale, dei disturbi cardiaci cronici.

La molecola fu scoperta negli anni Settanta del secolo scorso da Ivars Kalvins, un professore dell’Istituto per la Sintesi organica presso l’Accademia delle Scienze lettone, è prodotto in Lettonia dall’azienda farmaceutica Grindeks e con il nome commerciale di Mildronate viene esportato anche in Russia, Polonia e Ucraina.

Da uno studio sugli effetti del principio attivo risulta che il meldonium diminuisce i livelli di acido lattico e di urea nel sangue, mentre aumenta i livelli di glicogeno, migliora le capacità aerobiche durante lo sforzo e le funzioni cardiache.

Dal momento che agisce sulla circolazione del sangue, l’uso in soggetti sani come gli atleti, porta a favorire le capacità fisiche di chi lo assume, diminuendo anche la fatica e i tempi di recupero perché porta più ossigeno ai muscoli.

Si sa per certo che negli anni Ottanta veniva usato dalle truppe russe in Afghanistan per migliorare le prestazioni fisiche dei soldati e aumentarne la resistenza alla fatica.

L’uso è rimasto confinato nei Paesi dell’Est e risulta non approvato dalla Food and Drug Administration.

Gli esperti escludono che possa servire per curare il diabete e comunque, anche per quel che riguarda le patologie cardiache la sua somministrazione è limitata a 4-6 settimane.

Sta di fatto che nei Paesi dell’Est, l’uso di questo farmaco era comune in atleti di varie discipline sportive, dall’Atletica leggera alla Pallavolo, dal Pattinaggio artistico al Ciclismo.

E’ comparsa anche la notizia, destando non poca sorpresa, che in occasione dei Giochi Europei di Baku del giugno 2015 siano stati quasi 500 gli atleti che hanno fatto uso di questo farmaco.

 

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