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Pluspetrol e Petroperu spezzano in due una riserva nell’amazzonia peruviana

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 16.05.2012

Un uomo Nanti. La sua tribù è minacciata da un ulteriore espansione dei progetti energetici del Perù all’interno delle aree protette. © Survival

Il gigante del gas argentino Pluspetrol e la Petroperu invadono una riserva nella foresta amazzonica peruviana per estrarre gas e petrolio. I progetti mettono a repentaglio la vita delle tribù incontatate che da sempre vivono in quei territori.
Il governo peruviano, contravvenendo alle norme internazionali autorizza i progetti.

Per chi vive in città è quasi impossibile da concepire, ma in alcuni luoghi del nostro pianeta esistono dei gruppi di persone che vivono ancora nelle foreste e non hanno contatti con altre culture: sono popolazioni definite “incontattate”.

Molte di queste sono minacciate e in via di estinzione a causa dei contatti forzati con coloro che vorrebbero fare affari nei territori che da sempre appartengono a queste tribù.

L’ultimo caso, denunciato da Surivival International, riguarda le tribù della foresta amazzonica peruviana, minacciate da società che vorrebbero estrarre gas e petrolio.

Survival stima che in alcune delle regioni più remote dell’Amazzonia peruviana, nella riserva Riserva Nahua-Nanti, vivano 15 diverse tribù di Indiani isolati. Tra esse vi sono i Cacataibo, gli Isconahua, i Matsigenka, i Mashco-Piro, i Mastanahua, i Murunahua (o Chitonahua), i Nanti e gli Yora.
La maggioranza sono cacciatori-raccoglitori nomadi o semi nomadi, e vivono in piccoli gruppi famigliari che si spostano frequentemente. Durante la stagione secca, le famiglie tendono a soggiornare in riva ai fiumi dove l’acqua poco profonda consente di pescare facilmente. Per ripararsi costruiscono accampamenti temporanei. Nella stagione delle piogge si ritirano nel cuore della foresta per cacciare, raccogliere frutti, bacche e noci.

Un Decreto Supremo del 2003 e la Convenzione ILO 169 sui diritti dei popoli indigeni e tribali, adottata nel 1989 dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), un’agenzia delle Nazioni Unite, dovrebbero proteggere queste popolazioni dall’invasione di altri popoli per lo sfruttamento del territorio.

Eppure di fatto ciò non accade. Il gigante del gas argentino Pluspetrol e il suo famigerato progetto Camisea nel Perù sud-orientale sta da tempo cercando di stabilire degli stabilimenti per l’estrazione esattamente al centro della riserva nella foresta.

Soltanto il mese scorso, nonostante che nella riserva si estenda già il 75% di un grande deposito di gas, il Ministero peruviano alle Miniere e all’Energia ha autorizzato il Consorzio Camisea a condurre ulteriori prospezioni nell’area.

In passato, l’esplorazione di gas e petrolio avevano già portato a contatti violenti e rovinosi con gli Indiani isolati del Perù. Jorge, a Murunahua un uomo che ha perso un occhio a causa di un colpo di arma da fuoco sparato dai disboscatori illegali ha dichiarato Survival International: “Quando i tagliatori di alberi illegali vennero in contatto con noi, noi uscimmo dalla foresta.E’ allora che arrivò la malattia.Non sapevamo cosa fosse un rafreddore. Lametà di noi morì.Mio zio e mio nipote sono morti”

Ma ora il Perù vuole aprire anche uno stabilimento per l’estrazione de petrolio.
Il nuovo sito petrolifero si chiama Fitzcarrald, è di proprietà della Petroperu e dovrebbe essere sviluppato ad est del Blocco Camisea numero 88. In questo modo, come si può vedere dalla cartina, la riserva sarà tagliata completamente in due.

“Non c’è alcun dubbio che il governo stia tentando di fare a pezzi i territori indigeni per consentire la prospezione del gas” ha dichiarato l’organizzazione indigena peruviana FENAMAD, “e questo provocherà tra i popoli indigeni genocidio ed etnocidio”.

“Questi passi, non solo pregiudicano il futuro dei popoli indigeni e delle tribù contattate che vivono nella riserva” ha commentato oggi Stephen Corry, direttore generale di Survival International, “ma oltretutto sono assolutamente illegali. Le esplorazioni di gas e petrolio condotte in questa stessa area anni fa avevano decimato le tribù ed è quindi sorprendente che il governo si stia preparando a vedere ripetersi la storia, incurante di qualsiasi conseguenza”.

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