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Siti contaminati in Italia, rapporto shock: alto rischio tumori in 18 aree

E’ stato pubblicato il terzo Rapporto di SENTIERI­ - Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 08.05.2014

E’ stato pubblicato il terzo Rapporto di SENTIERI­ – Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento. Il rapporto evidenzia i 44 siti di interesse nazionale per le bonifiche (SIN) e la gravità della situazione rispetto alla media nazionale, con un aumento dei tumori nelle 18 aree dove la presenza di registri tumori ha consentito di raccogliere sia i dati aggiornati di mortalità e di ricovero sia le incidenze tumorali.

Lo stabilimento  ILVA a Taranto

Lo stabilimento ILVA a Taranto 

Le 18 aree interessate sono Bolzano, Trento Nord, Porto Marghera, Laguna di Grado e Marano, Trieste (non per l’incidenza tumori), Brescia (per la zona della Caffaro), Polo di Mantova, Cogoleto (per la Stoppani), Fidenza, Sassuolo e Scandiano, Terni, Litorale Domizio Flegreo e litorale Aversano, Taranto, Milazzo, Gela, Biancavilla e Priolo, Porto Torres e Sassari.

Per esempio, il tumore della tiroide, per il quale in alcuni SIN sono stati rilevati incrementi in entrambi i generi per quanto riguarda sia l’incidenza tumorale (Brescia-Caffaro: + 70% per gli uomini, +56% per le donne; Laghi di Mantova: +74%, +55%; Milazzo: +24%, +40%; Sassuolo-Scandiano: +46%, +30%; Taranto: +58%, +20%) sia i ricoveri ospedalieri (Brescia-Caffaro: + 79% per gli uomini, +71% per le donne; Laghi di Mantova: +84%, +91%; Milazzo: +55%, +24%; Sassuolo-Scandiano: +45%, +7%; Taranto: +45%, +32%).

Sempre grazie alle analisi dell’incidenza oncologica e dei ricoverati, a Brescia-Caffaro sono stati osservati eccessi per quelle sedi tumorali che la valutazione della Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’OMS (IARC) del 2013 associa certamente (melanoma) o probabilmente (tumore della mammella e per i linfomi non-Hodgkin) con i PCB (policlorobifenili), principali contaminanti nel sito. L’incidenza di melanoma infatti rivela un eccesso del 27% e del 19% tra gli uomini e le donne, rispettivamente, mentre i ricoveri ospedalieri per la medesima malattia fanno registrare un eccesso del 52% nel sesso maschile e del 39% in quello femminile.

Per i tumori della mammella, tra le donne si registra un eccesso del 25% per quanto riguarda l’incidenza, del 15% per i ricoveri ospedalieri, mentre per i linfomi non-Hodgkin l’aumento dell’incidenza è del 14% (uomini) e del 25% (donne), quello dei ricoveri ospedalieri è intorno al 20% per entrambi i sessi (uomini: +19%, donne: +18%).

Dall’analisi del profilo di rischio oncologico risulta anche una maggiore incidenza di tumore del fegato in entrambi i generi riconducibile, in termini generali, a un diffuso rischio chimico nei SIN.

Ma non si tratta solo di tumori. Per esempio, nel SIN Basso bacino del fiume Chienti sono emersi eccessi per le patologie del sistema urinario, in particolare le insufficienze renali, che inducono a ipotizzare un ruolo causale dei solventi alogenati dell’industria calzaturiera. Sempre per le patologie renali è stato suggerito un approfondimento nel SIN di Taranto.

Nel SIN di Porto Torres (SS) si registrano eccessi in ambedue i sessi e per tutti gli esiti considerati (mortalità, incidenza oncologica, ricoveri ospedalieri) per patologie come le malattie respiratorie e il tumore del polmone, per i quali si suggerisce un ruolo delle emissioni di raffinerie e poli petrolchimici; per le stesse patologie rilevate a Taranto è stato suggerito un ruolo delle emissioni degli stabilimenti metallurgici.

In generale, i risultati di questo volume relativi a tre esiti differenti risultano, nel loro insieme, coerenti con le precedenti analisi della sola mortalità per il periodo 1995-2002.

L’intero comunicato è presente a questo link.

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