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Specie aliene nel Mediterraneo: i ‘lionfish’

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 11.07.2016

L’aumento delle temperature delle acque nel Mar Mediterraneo sta incoraggiando numerose specie aliene, ossia non native, all’invasione e alla colonizzazione di nuovi territori, con potenziali gravi impatti sociologici e socio-economici.

Secondo gli studi più recenti, a partire dal 2001 ammonterebbe a circa 130 il numero delle specie marine che hanno fatto il loro ingresso nelle nostre acque, alla ricerca di nuovi spazi.

Prove raccolte da subacquei e da pescatori rivelano che, nel giro di un anno, due specie in particolare, il cosiddetto ‘leone comune’ o Pterois miles e il ‘leone rosso’ o Pterois volitans, predatori velenosi, hanno colonizzato le acque intorno all’isola di Cipro, costituendo una potenziale avanguardia di un’invasione pan-atlantica, evento che è sicuramente in stretta relazione con l’ampliamento del canale di Suez e la maggiore profondità acquisita.

lionfish

Un campione di ‘Lionfish’ fotografato nel Mediterraneo (credit: Maria Papinikola)

Dal punto di vista scientifico è stata condotta una ricerca il cui rapporto, pubblicato in Marine Biodiversity Records, è stato redatto da Demetris Kletou, del Laboratorio di Ricerca ambientale di Limassol, Cipro, in collaborazione con il professor Jason Hall Spencer, docente di Biologia marina alla Scuola di Scienze e Ingegneria marine presso l’Università di Plymouth, Regno Unito.

“Finora, pochi avvistamenti di pesci alieni del genere Pterois erano state segnalate nel Mediterraneo, e comunque limitatamente ai primi anni ’90, anche se il dubbio che queste specie potessero invadere questa regione, come era già accaduto nell’Atlantico occidentale, non appariva affatto infondato”, afferma Kletou. “Ora, abbiamo scoperto che questi cosiddetti lionfish o ‘pesci-leone’ di recente sono aumentati di numero e nel giro di un anno hanno colonizzato l’intera costa sud-orientale di Cipro, sicuramente favorite dal riscaldamento della massa d’acqua marina, particolarmente nella fascia superficiale, nonchè dal trasporto ad opera delle correnti oceaniche”.

I lionfish sono pesci carnivori generalisti e possono nutrirsi di una consistente varietà di pesci e di crostacei, anche se gli individui più grandi prediligono quasi esclusivamente i pesci.

 

Si riproducono in quattro giorni, in tutti i periodi dell’anno. E’ stato calcolato che in un anno possano produrre ben due milioni di uova gelatinose, galleggianti sulla superficie del mare; uova che, sfruttando le correnti marine, riescono a coprire grandi distanze, in spostamenti che possono avere la durata di circa un mese prima di stabilirsi in un’area ben definita.

Il loro successo nell’invasione di nuovi territori deriva da una combinazione di fattori, quali la maturazione precoce e la riproduzione, la presenza di aculei velenosi che scoraggiano i predatori e che consentono quindi di colonizzare rapidamente le barriere e ridurre pertanto la biodiversità della zona invasa.

Il team di ricerca ha raccolto informazioni tra i pescatori e i sub sugli incontri con le nuove faune e gli avvistamenti avvenuti nelle acque costiere di Cipro, avvalendosi anche di prove fotografiche e di video, nonché dei rapporti di funzionari governativi del Dipartimento della Pesca e della Ricerca marina di Cipro, contenenti informazioni sugli esemplari catturati dalle reti da pesca.

Il professor Jason Hall Spencer ha confermato ufficialmente la presenza di questi ospiti indesiderati nel Mediterraneo, indicandone la pericolosità per l’habitat e invitando a porre in essere misure adeguate per rimuovere quanti più individui possibile, anche con incentivi per i pescatori e i subacquei che si offrano per la rimozione di questi ‘invasori’.

Nel corso di milioni di anni, il Mediterraneo non è nuovo alla presenza di specie aliene, sia che si tratti di ‘ospiti caldi’, come nel caso in questione, sia che si tratti di ‘ospiti freddi’, di specie tipiche di acque fredde come quelle del Nord-atlantico.

L’ingresso di specie aliene di provenienza così diversa è legata alla temperatura della massa d’acqua che, ad esempio nel corso delle glaciazioni passate, scese di molti gradi al di sotto delle temperature gradite dalle faune indigene.

Questa considerazione sottolinea l’ulteriore conferma della fase di riscaldamento che interessa il Mediterraneo come tutto il resto del pianeta.

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