Gaianews

Volpi e cani dell’Età del Bronzo erano animali domestici

Scritto da Leonardo Debbia il 01.04.2019

Tra il terzo e il secondo millennio a.C., nel nord-est della Penisola Iberica era diffusa la consuetudine di seppellire i defunti insieme ai propri animali domestici.

Dall’esame dei resti del cibo di quegli esseri umani e di quegli animali, gli studiosi hanno dedotto che, tra questi ultimi, sia le volpi che i cani avevano già attraversato la fase della domesticazione.

Raffigurazione di una donna dell'Età del Bronzo in compagnia dei suoi animali, un cane ed una volpe (crediti: J.A.Penas)

Raffigurazione di una donna dell’Età del Bronzo in compagnia dei suoi animali, un cane ed una volpe (crediti: J.A.Penas)

La scoperta di quattro volpi e di un gran numero di cani nei siti spagnoli di Can Roqueta (Barcellona) e di Minferri (Lleida, Catalogna) spicca tra i molti esempi di tombe dell’Età del bronzo in cui sono stati rinvenuti resti di questo tipo, nel nord-est della Penisola Iberica.

Sono state proprio queste sepolture a farci conoscere la pratica funeraria generalizzata nell’Età del Bronzo Antico-Medio relativa alla sepoltura di esseri umani assieme ad animali.

“Abbiamo scoperto che in alcuni casi i cani erano stati nutriti con un cibo particolare, che doveva sicuramente riferirsi al lavoro cui erano stati adibiti in vita. Per quanto riguarda le volpi, una di esse mostra evidenti segni di domesticazione”, scrive sulla rivista Scienze archeologiche e antropologiche Aurora Grandal-d’Anglade, paleontologa dell’Università della Coruna, Spagna, co-autrice di uno studio sulle relazioni tra uomini e cani, basato sulle analisi delle rispettive diete.

Misurando le quantità degli isotopi stabili di carbonio e azoto del collagene osseo, sono stati esaminati 37 cani, 19 ungulati domestici e 64 esseri umani, giungendo ad ipotizzare l’esistenza di una dieta comune tra alcuni animali e gli esseri umani.

A Minferri, lo studio isotopico delle volpi mostra una dieta varia; simile, in alcuni esemplari, a quella dei cani dello stesso sito, mentre in altri è più vicina a quella degli animali selvatici.

Riguardo ai resti di una volpe trovata a Can Roqueta, un esemplare in età avanzata, è stato constatato che “l’animale aveva una zampa fratturata ma in via di guarigione; una condizione che è testimoniata da segni di immobilizzazione dell’arto; opera, ovviamente, di mani umane”, spiega Grandal.

In alcuni casi, per i cani di grossa taglia, è stata riconosciuta un’alimentazione a base di cereali che ha fatto subito pensare che questi animali venissero utilizzati per il trasporto di carichi pesanti.

“Questi esemplari mostrano anche segni di disturbi della colonna vertebrale, come conseguenza del trasporto di grossi pesi”, afferma Silvia Albizuri Canadell, archeozoologa dell’Università di Barcellona e co-autrice del lavoro. “E’ lecito supporre che i proprietari li nutrissero con una dieta ricca di carboidrati affinchè gli animali svolgessero al meglio i lavori che richiedevano un dispendio calorico maggiore ed immediato. Può sembrare strano che i cani venissero nutriti con cereali, ma questo è attestato anche da Lucio Giunio Moderato Columella, un agronomo romano del primo secolo, nella sua opera ‘De rustica’”.

Del resto, è comprensibile che animali come mucche, capre o pecore, tutti erbivori, fossero destinati ad avere solo il compito di fornire latte, carne o lana e che non potessero essere utilizzati come animali da lavoro.

E d’altronde, il cavallo, all’epoca, non aveva ancora raggiunto una diffusione adeguata.

In genere, le ossa degli uomini e dei cani mostrano valori isotopici più alti degli ungulati e questo sta ad indicare un consumo maggiore di proteine animaliche che, secondo la Grandal “non dovevano provenire necessariamente dal consumo di molta carne, ma potevano essere ricondotti, ad esempio, ad una dieta di latte e dei suoi derivati. Gli attrezzi dell’epoca, infatti, includevano appositi setacci per la produzione del formaggio”.

Il cibo per i cani consisteva probabilmente di avanzi di ciò che mangiava l’uomo e questa familiarità induce a ritenere che questo rapporto tra uomini e cani sia la prova più convincente dell’avvenuto processo di domesticazione canina, che aveva prodotto senza dubbio benefici per entrambi.

Difatti, se da un lato il cane aveva il vantaggio di potersi nutrire senza essere costretto a cacciare, dall’altro forniva all’uomo una valida protezione da potenziali aggressori o l’aiuto per radunare gruppi di capre e pecore; o, come sopra riportato, come animale da trasporto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA