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Aepycamelus: il cammello allungato

Scritto da Andrea Maraldi il 26.01.2015

Oggigiorno l’unico grande erbivoro “collo-lungo” che possiamo incontrare di persona è la giraffa, tuttavia, come sempre, scavando nel passato del nostro pianeta possiamo trovare una gran quantità di animali al tempo stesso simili, e molto diversi a quelli a cui siamo abituati, parlando di “spilungoni” erbivori possiamo ad esempio citare l’Apicamelo, detto anche Alticamelo, un mammifero che, come dice il nome, era essenzialmente un cammello con il collo e le zampe allungati come quelli di una giraffa.

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Molto tempo fa i mammiferi della famiglia dei Camelidi erano molto più diffusi di quanto non siano oggi, ed era possibile imbattersi in essi anche in Nord America: l’Apicamelo era appunto uno dei rappresentanti americani della famiglia e ne sono stati ritrovati fossili in varie località degli Stati Uniti, fra cui in Montana ed in California. Esistette per un lasso di tempo piuttosto lungo per un grande erbivoro, da circa 20 a 5 milioni di anni fa, e scomparve probabilmente a causa dei cambiamenti climatici o della competizione con altre varietà di grandi mammiferi provenienti dal Sud America e dall’Asia. 

In media una Apicamelo adulto passava la maggior parte della sua vita con la testa proiettata alla bellezza di tre metri di altezza rispetto al suolo: l’anatomia del collo era più simile a quella dei cammelli che non a quella delle giraffe, ed era quindi relativamente flessibile, rendendo possibile incurvare o piegare il collo in una configurazione ad “s”, segno che questo animale doveva essere meno impacciato nei movimenti delle giraffe. Le lunghe zampe terminavano con grandi piedi ditigradi, dotati inoltre dello stesso tipo di cuscinetti carnosi che rendono più agevole ai cammelli contemporanei gli spostamenti su terreni sabbiosi o roventi. Nel caso dell’Apicamelo tali strutture probabilmente servivano per migliorare l’equilibrio e l’aderenza durante la corsa, dato che si pensa vivesse in ambienti verdeggianti, come praterie ed i limitari di boschi e foreste, dove poteva trovare cibo in abbondanza, e dove il suo lungo collo gli risultava particolarmente utile per nutrirsi di foglie e frutti direttamente dalle cime degli alberi.

Come i cammelli moderni, questo erbivoro era quasi certamente dotato di una gobba in cui si accumulavano riserve di grasso, ma anche con tale “scorta di emergenza”, doveva comunque passare gran parte della sua vita a nutrirsi ed è ragionevole pensare che compisse migrazioni stagionali, magari accodandosi a branchi di animali più numerosi, piuttosto che viaggiare da solo o in gruppi composti solo da membri della sua stessa specie, dato che fin’ora abbiamo sempre trovati fossili di esemplari isolati. Grazie alle sue lunghe zampe oltre dovevano essere in grado di sferrare calci poderosi, cosa che le rendeva un buono strumento di difesa, oltre che di locomozione: un qualcosa di cui certamente aveva bisogno nell’America preistorica, popolata sia da carnivori a noi familiari che da tutta una serie di predatori più… diciamo peculiari, che si sono poi estinti senza lasciare discendenti, come gli Anficioni e le famigerate tigri dai denti a sciabola.

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