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L’ilonomo

Scritto da Andrea Maraldi il 28.08.2014

Alcuni dei capitoli più importanti della storia natural del nostro pianeta si sono svolti, per così dire “in sordina”: mentre creature enormi o persino inquietanti dominavano la catena alimentare, altre creature, apparentemente piccole ed insignificanti facevano la loro comparsa, vivendo nell’ombra, sopravvivendo grazie a caratteristiche uniche che un domani li renderanno i loro discendenti i nuovi dominatori del mondo. Il caso classico a cui spesso pensiamo è quello dei piccoli mammiferi che vivevano ai tempi dei dinosauri, ma oggi guarderemo ancora più indietro, parlando di dell’Ilonomo, il più antico rettile conosciuto.

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I rettili hanno fatto la loro comparsa durante il periodo Carbonifero, un’era in cui la terra era coperta quasi integralmente da foreste e giungle, e durante cui i livelli di ossigeno e vapore acqueo nell’atmosfera terrestre raggiunsero livelli record, favorendo la proliferazione di anfibi ed invertebrati, alcuni dei quali, come l’Artropleura di cui già abbiamo parlato, divennero veri e propri giganti. Spinti dall’impulso biologico di espandersi e conquistare nuovi habitat, molti anfibi iniziarono a sviluppare meccanismi che gli consentissero di passare periodi di tempo sempre maggiori fuori dall’acqua: conosciamo diversi “proto-rettili” precedenti all’Ilonomo, come la Westlothiana, che già presentavano la stuttura scheletrica tipica dei rettili, ma che quasi certamente erano ancora legati all’acqua almeno per la riproduzione. L’Ilonomo è invece il più antico rettile “autentico” attualmente noto alla scienza: vissuto circa 315 milioni di anni fa, a prima vista non era niente di speciale, avendo l’aspetto e le dimensioni di una comunissima lucertola, sebbene all’occhio attento degli studiosi non siano sfuggite diversi indizi che ci dimostrano quanto antico ed ancora primitivo fosse questo animale.

Innanzitutto la testa: era più piccola rispetto al corpo di quanto accade nei rettili successivi, e la conformazione delle ossa del cranio e del collo sembrano indicare che, anche per un animale così piccolo, avesse una muscolatura boccale molto debole, cosa che, unita al fatto che avesse una dentatura molto poco sviluppata o specializzata (solo una fila di piccoli dentini conici), ci suggerisce che l’Ilonomo si nutrisse per lo più di larve o invertebrati di dimensioni molto ridotte, evitando libellule, millepiedi o altri grossi artropodi dotati di esoscheletri coriacei. In un’altra epoca avrebbe potuto nutrirsi anche di frutta e residui organici di origine vegetale, ma trecento milioni di anni fa ancora le piante da fiori e frutti non esistevano. Doveva quindi essere un’opportunista, che si muoveva fra la fitta vegetazione addentando qualsiasi creatura più piccola e fragile di lui che incrociasse il suo sentiero. Essendo uno dei primi veri rettili deponeva uova dal guscio duro, e che non necessitavano di essere lasciate in acqua, consentendogli di “nidificare” nei tronchi degli alberi o in altri luoghi molto difficilmente accessibili ai predatori dell’epoca, cosa che ha garantito a questo piccolo ed estremamente vulnerabile animaletto una copiosa discendenza. Fortunatamente la vita arboricola ha anche favorito la fossilizzazione di questi minuscoli animali, che a volte restavano intrappolati nei tronchi cavi degli alteri in cui vivevano conservandosi in modo quasi perfetto.

Quando verso la metà del Carbonifero la terra ha iniziato ad inaridirsi e le foreste paludose regno di anfibi ed invertebrati hanno cominciato a ritirarsi la capacità dei primi rettili come l’Ilonomo di sopravvivere con ristrette quantità d’acqua ed ossigeno, e persino di non dipenderne per la riproduzione ha capovolto i precedenti equilibri naturali: nel giro di pochi milioni di anni i rettili si sono diversificati e sono cresciuti in numero e dimensioni in modo esponenziale, diventando la forma di vita dominante e gettando le basi per la nascita anche dei mammiferi e degli uccelli, che a loro volta, molto tempo dopo erediteranno la Terra quando anche l’era dei rettili giunse alla fine.

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