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Adotta uno scrittore a Varallo: Hamid Ziarati

Scritto da Maria Rosa Pantè il 04.04.2016

Quest’anno anche due classi della scuola in cui lavoro, l’Istituto Superiore d’Adda di Varallo, hanno avuto la bella opportunità di partecipare ad “Adotta uno scrittore”, collaudata iniziativa del Salone del Libro di Torino.

Lo scrittore che ha accettato di venire fin nella nostra valle si chiama Hamid Ziarati e sinceramente io non lo conoscevo.

Come gli studenti così anche noi docenti abbiamo letto il romanzo di cui avrebbe parlato ai ragazzi e coi ragazzi. Il romanzo si intitola “Quasi due” ed è edito da Einaudi.

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Vi si racconta di un’amicizia fra due ragazzi, due adolescenti che vivono una giovinezza tranquilla, ma anche ricca di eventi: la passione per il cinema, i primi turbamenti amorosi, l’allevamento dei piccioni, il rapporto con gli adulti… tutto questo a Teheran!

Ecco la particolarità del nostro scrittore è che è Iraniano, oggi in realtà è anche Italiano, infatti scrive nella lingua italiana.

Hamid Ziarati è vissuto a Teheran, dove è nato, fino all’età di 15 anni, è poi venuto in Italia. A Torino ha studiato, si è laureato in ingegneria e, appunto, scrive romanzi, in italiano.

La storia che narra nel suo romanzo nella prima parte è dunque una storia di adolescenza, che potrebbe essere ambientata anche da noi, ma a un certo punto nella vita di questi ragazzi irrompe la guerra. La guerra fra Iran e Iraq, l’Iran di Khomeini e l’Iraq di Saddam Hussein. Una guerra terribile che coinvolge i due protagonisti del romanzo, con esiti che non sto a dirvi.

Il libro mi è molto piaciuto, e soprattutto è molto piaciuto ai ragazzi. Personalmente mi ha piacevolmente sorpreso il fatto che Hamid Ziarati nel suo usare la mia lingua madre, l’italiano, da un punto di vista diverso, ha smontato la mia lingua e mi ha restituito degli aspetti dell’italiano che io, parlandolo da sempre, do per scontati. È come se avessi riscoperto attraverso di lui la mia lingua, i suoi meccanismi, certe asprezze e delle possibilità diverse. Certo questo è dovuto anche alla ricchezza narrativa dell’autore e della civiltà millenaria che lui porta con sé. Le metafore, la poesia che percorre il libro anche nelle parti più drammatiche è ereditata da una grande cultura, quella persiana, che si studia a scuola, l’Impero Persiano, e poi si dimentica.

Dunque vi consiglio di leggere il suo romanzo, ma vorrei sottolineare anche un’altra cosa, l’attenzione con cui i ragazzi hanno seguito e partecipato al primo incontro con lo scrittore.

Non hanno fatto molte domande, ma certo avevano letto il libro, ed era evidente che era piaciuto e poi, in periodo di guerre  e di “conflitto di civiltà”, avevano di fronte un signore che veniva da un paese islamico, insomma uno straniero, anche se ormai cittadino italiano.

Alla fine dell’incontro ho capito che c’è speranza di migliorare questo mondo. I ragazzi hanno ascoltato lo scrittore parlare della sua terra, dei rapporti tra occidente e medio oriente in un silenzio attentissimo. Personalmente ho sentito che le nostre menti finalmente si aprivano e respiravano.

C’è speranza quando ci si parla, quando ci si ascolta e infatti Hamid ha chiesto per il prossimo incontro ai ragazzi di parlare della loro cittadina, della storia, dei partigiani.

Per una volta s’è avuta la percezione che il mondo è vasto e diverso e che tutti possiano vivere insieme e crescere insieme è l’unico modo di esistere.

Una sensazione che auguro a tutti, ringrazio dunque Hamid Ziarati, vero affabulatore, i ragazzi, il Salone del Libro.

L’auspicio è per un mondo di pace e, anche se tutto sembra precipitare nella guerra, dobbiamo impegnarci a realizzarlo.

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