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Asino chi legge?

Scritto da Maria Rosa Pantè il 19.01.2015

Non so come sia successo che sono diventata una grande lettrice. Mia madre dimenticava i libri nei cespugli, insieme ai grembiuli, perché leggere non le piaceva. Mio papà, quasi come per un contrappasso, quando erano fidanzati, mentre lei cuciva le leggeva romanzi. Per lo più storie edificanti di sante. Ne avevamo i libri a casa.

Mio padre fu un grande lettore nella giovinezza, poi, preso dagli eventi, lesse meno, ma ormai mi aveva inculcato il gusto della cultura. E poi ho incontrato alle medie una professoressa che mi ha in tutto avvinta alla lettura, anche alla lettura della poesia.

La lettura è un vizio, una dipendenza, un bisogno quasi come il pane. Quasi naturalmente.

Da qualche tempo, però, io cerco di liberarmi dei miei libri. Non di tutti e non di tutti allo stesso modo.

Ne vendo alcuni e altri, che mi sono cari, ma che non leggerò più perché la mia vita ha minuti e libri contati (come tutte le vite del resto), li regalo.

In realtà voglio liberarmi della presenza fisica dei libri che occupano spazio e possono diventare una zavorra.

La cosa curiosa dei libri infatti è questa, l’oggetto libro occupa spazio, la lettura del libro dentro di noi non solo non occupa spazio, ma ne crea sempre di nuovo.

Credo si tratti di un caso unico.

In effetti io mi libero di alcuni libri solo perchè hanno già creato spazio dentro di me, spazio che provvedo a dilatare ulteriormente con altri libri.

Chi non legge invece si ritrova non con uno spazio interno immutato, ma via via più ristretto. A mano a mano che non si leggono libri, lo spazio interiore di vita, fantasia, immaginazione, bellezza diventa sempre più piccolo, più soffocante, più claustrofobico.

Ai tanti probemi dell’Italia e degli Italiani posso aggiungere anche il soffocamento da ignoranza, da mancanza di storie, di sogni. Infatti in Italia resta costante il numero dei grandi lettori, ma diminuisce il numero di chi legge almeno un libro all’anno. Si legge sempre meno ovunque, soprattutto fra gli uomini, soprattutto al sud e in età non più scolare. Pare che anche fra i professionisti chi continui a leggere sono le generazioni più vecchie, la generazione dei quarantenni  legge meno.

Il che francamente spiega molte cose, anche dal punto di vista politico. Ma qui mi taccio.

Si può certo continuare così, va benissimo: come società moriremo per soffocamento, anzi autosoffocamento, pazienza. Il punto è che lo scrivo a lettori e i non lettori, serenamente, non sanno nemmeno che non leggono. Soffocheranno molto più tranquillamente degli altri.

E questo mi scoccia assai.

Qui l’articolo.

Ps: io sono una biliotecaria scolastica, che suggerimenti mi dareste per far leggere di più? Grazie!

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