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Biodiverse

Scritto da Maria Rosa Pantè il 23.05.2016

Domenica 22 maggio ore 13 e 30 circa. Io, nella frazione deserta in quanto non molto abitata e in particolare la domenica all’ora di pranzo, io sto camminando di buon passo.

All’improviso vedo una macchia scura, quasi nera, che si muove, un po’ goffa, ma nell’insieme veloce.

Avvicinadomi mi accorgo che è un rospo, probabilmente, data la stazza e il colore, un rospo femmina. Ha attraversato la strada e ora sta ferma a fissare il muro davanti a lei.

Dove posso andare sembra chiedersi.

Dove potrà andare mi chiedo io.

Naturalmente a voce alta, come se lo chiedessi a lei.

E mi guardo pure intorno, sposto ostacoli, le lascio lo spazio per passare, ovunque voglia andare.

Lei si gira e fa due passi.

Cioè si muove lei, rospa, a gattoni. Non so come dire. Prima muove la zampa anteriore destra e poi la posteriore sinistra, indi la anteriore sinistra ecc., dondolando il suo corpaccione grosso, rispetto alle zampette.

Sta sotto il sole, io penso che un anfibio partecipa della natura della terra, ma anche dell’acqua e temo, al mio ritorno, di ritrovarla rinsecchita e stecchita.

Ce ne sono tanti di rospi morti così ai lati delle strade.

Allora prendo la mia bottiglietta dell’acqua e delicatamente (così credo) la bagno. Con l’acqua fredda da frigorifero. Lei ha un moto non so se di gioia o di stizza e poi si immobilizza. La zampina sinistra stesa indietro, il resto fermo, così fermo che temo sia morta.

Intanto passano due auto e io sto lì quasi in mezzo alla strada a proteggere la mia amica rospa. La quale, dopo il perfetto esercizio di immobilismo (che è un modo magnifico, usato da ogni animale per tentare l’ultima possibile resistenza alle disgrazie della vita), pensa che forse sono innocua e riprende il cammino. Io avevo già individuato un luogo adatto alla sua traversata, adatto secondo il mio punto di vista umano.

Ma lei, dal suo punto di vista anfibio, decide di fare una inversione a U, si gira e va dall’altra parte.

Cerco di dissuaderla, pensando che non è possibile che io stia lì a parlare a una rospa.

Che nemmeno mi ascolta oltretutto.

Invece sì. Le parlo.

La seguo preoccupata, ma dietro l’angolo lo vedo! Un cancello aperto giusto lo spazio per far passare lei e, oltre il cancello, un prato verde, paradiso dei rospi.

Ha ragione lei, lei sapeva benissimo dove andare.

La osservo, mentre lei osserva il suo prato e spero che anche nel mio prato futuro ci sia qualche benevola rospa che, secondo il ciclo naturale della vita e della biodiversità, mi mangi qualche uovo di zanzara.

E questa è stata la giornata della biodiversità: di una donna e un rospo, femmina.

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