In questi giorni in molti si parla della sentenza sulla vicenda di Stefano Cucchi. La foto di un cadavere martoriato, una morte (tra carcere e ospedale) di cui nessuno ha colpa. Mancano le prove dicono i giudici e così: tutti assolti.
Se avete visto le foto della famiglia Cucchi e di Stefano da vivo, avrete visto che non sempre aveva un’aria simpatica, no? Un po’ da tossico l’aria l’aveva. Deve essere questo ad avere ispirato il comunicato del SAP (sindacato della polizia) a dire che uno alla fin fine se le cerca. Già, è vero che Stefano non aveva l’aria seria, composta, elegante della sorella ad esempio.
Io credo che in molti abbiamo insieme pensato che Stefano qualcosa l’aveva pur fatta e che le dichiarazioni del SAP sono vergognose.
Siamo fatti così abbiamo in noi tutti un giovanardi e un gandhi, per dare due immediati esempi di grettezza e di magnanimità, il punto è arrivare a dosare bene gli ingredienti: pochissimo e fuggevole giovanardi, grandissimo gandhi. Ma il piccolo giovanardi va sempre riconosciuto, se no quatto quatto si ingrandisce e ci fa pensare cose orrende non solo fuggevolmente, ma ce ne fa convincere. Se l’è cercata.
E questa frase pure è molto interessante. Di quante persone si dice, se qualcosa va loro storta o se subiscono qualche oltraggio (come le donne violentate): se l’è cercata.
Ecco io credo che le persone che dicono e pensano questo in modo convinto (quelle in cui il gandhi è soffocato dal giovanardi) non si immaginano quanti mediocri antenati abbiano avuto. Sono sicura che al primo uomo che osò sfiorare il fuoco, ovviamente bruciandosi, gli altri avranno detto “te la sei cercata”, ma senza l’uomo o la donna che si sono scottati mangeremmo ancora tutti cibi crudi e staremmo nelle caverne.
Il se l’è cercata è la molla della nostra evoluzione, poi ci sono le zavorre. E che zavorre!
Aggiungo che giovanardi e gandhi sono scritti in minuscolo a indicare una categoria psicologia e sociale, non i personaggi in sé.
Sottolineo che mio padre era un carabiniere, immaginate quanto mi ferisce sentire le parole delle forze dell’ordine.
Infine grazie alla famiglia Cucchi che non ha mai negato le colpe di Stefano, e che lotta non solo per sé, ma per la verità e la verità è un diritto di tutti, anzi come scrive Simone Weil ne “La prima radice”: Il bisogno di verità è il più sacro di tutti.