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Che l’orso Yoghi ci aiuti

Scritto da Maria Rosa Pantè il 16.05.2016

Come ormai mi capita spesso, penso di scrivere di grandi temi e poi finisco col parlare di storie piccole, destini che paiono, ai più, insignificanti.

Credo che sia perché dentro ogni destino ci sono tutti i destini possibili secondo me. Non saprei come dirlo diversamente: sempre più penso che siamo tutti parte di un’unica grande espressione, manifestazione, promanazione (vedete voi) della vita. Che può essere Dio o la casualità, ma certo è vita, respiro, gioia e dolore.

Così invece di dirvi del Ttip che comunque potete conoscere meglio qui: https://it.wikipedia.org/wiki/Trattato_transatlantico_sul_commercio_e_gli_investimenti (e magari, se vi va, anche opporvi, se non fa niente), vi parlerò di un orso.

Ho visto le sue foto qui, e l’espressione del suo volto (vi offende? dovrei dire muso? Ebbene io dirò volto e guardandolo capirete perché) esprime davvero tutti i destini e tutte le sfumature della disperazione impotente. Della disperazione di chi non capisce e dice, e invoca : “Perché a me? Perché?”

Quest’orso è prigioniero in una gabbia di vetro in un centro commericale cinese.

Cioè è lì per trastullare i clienti, insieme ad altri animali, certo altrettanto disperati.

Si lascerà morire, perché è l’unica libertà che gli resta.

E lo fotograferanno finché sarà una carcassa. Perché è il selfie quello che l’uomo vuole.

Dall’articolo si evince che si tratta non tanto di crudeltà, ma di ignoranza. Io non sopporto più né l’una né l’altra.

Proprio pochi giorni fa discutevo con amici sul tema se il mondo sia fatto per l’uomo o meno. Loro pensavano che l’uomo fosse al vertice di questo nostro mondo.

Io ho detto che non lo credo, che noi siamo forse più complessi, ma certo non superiori.

E allora una mia cara amica ha detto: “Ma se tu dovessi salvare un animale o un essere umano, che faresti?” E io senza esitare, senza pensare: “Sacrificherei me”.

Non credevo alle mie orecchie. Non sono il tipo della martire, per niente.

Ci ho ripensato e forse sì, forse è davvero quello che penso.

Poi ovviamente tra il dire e il fare, chissà.

Io sto col Brecht di Galileo “Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”.

E sventurata la terra che ha bisogno di orsi lasciati morire di disperazione per qualche selfie.

Qui l’appello per salvare l’orso e i suoi sventurati compagni.

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