(nata nel mese di febbraio)
Mi capita che non voglio sapere.
Mi capita che cambio il canale
della TV. Mi capita che salto
gli articoli e non guardo le figure.
Mi capita che temo di vedere
le fotografie e le immgaini,
che mi prendano a tradimento.
Mi capita che non voglio parlarne.
Mi capita che vorrei evadere
e pensare a tutt’altro.
Mi capita che vorrei ridere
su un film di Totò. Mi capita
che certe date, certe notizie,
certe ricorrenze, certe persone
vorrei una volta dimenticarle.
Non pensarci, non saperlo.
Mi capita di cambiare strada.
Mi capita di andare da tutt’altra parte.
Mi capita di chiudere gli occhi.
Mi capita di turarmi le orecchie.
Mi capita di voler vedere solo il cielo:
azzurro, scuro, col sole o con le nuvole,
ma il cielo aperto. Mi capita
di andare nei boschi senza un pensiero.
O almeno di desiderare
di camminare senza un pensiero.
Mi capita di desiderare
solo bellezza e amore.
E felicità, per tutti.
Mi capita di vedere oggetti
fatati e animali immaginari.
Mi capita di ridere e ballare
guardando la mia ombra. Mi capita
di sentirmi felice e non avere
paura a usare questa parola.
Mi capita di pensare che vorrei
qualcuno potente che mi insegnasse
a morire. Per vivere libera.
Mi capita di piangere
per qualcuno che non conosco,
per qualcosa che non so.
Mi capita di sentire la rabbia,
l’indignazione. Mi capitano
pensieri cattivi. Mi capitano
tutte le cose che capitano ai vivi.
E mi capita di capire al volo
come ti senti. Mi capita
di sentire il vento, e il temporale.
Sopra a tutto mi capita
di sentire il dolore
di chi sta male e il male,
in sé, mi capita di percepirlo.
Si annida nel mio stomaco.
Non so se succeda a tanti.
A qualcuno sì. Mi capita che allora
il mio desiderio più grande
sia la purezza. Non sapere.
Non essere contaminata.
Purezza, pulizia,
essere lavata dal male.
Mi capita di voler essere
incontaminata, forse
voler essere dio. Un dio tutto buono.
Chi lo sa.