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Farsi guidare dagli occhi dei bambini

Scritto da Maria Rosa Pantè il 21.03.2016

Purtroppo è una donna, una donna quella tedesca che ha detto, a proposito degli arrivi dei “migranti”: “Non facciamoci ricattare dagli occhi dei bambini”.

Mi fa male questa frase e mi fa ancora più male che l’abbia detta una donna. Solo due cose in questo abominio mi consolano: che la donna sia di destra, nazista direi. Si chima Frauke Petry, ha 40 anni ed è leader del paritto populista di estrema destra.

Cosa l’abbia tanto segnata e disumanizzata fino a questo punto però non lo so.

Ho guardato molto la sua fotografia, nel tentativo di capire. Un volto un po’ di plastica il suo, ma forse è colpa delle fotografie.

Che sia una frase detta da una leader di estrema destra mi conforta nel mio essere di sinistra. Le nostre visioni del mondo mia e di questa politica tedesca sono diametralmente opposte. Un vero sollievo.

La seconda cosa che un po’ mi consola è che questa donna, che parla con tanto sprezzo degli occhi dei bambini, anche in me sfata il mito della donna naturalmente buona per via del fatto che può essere madre.

Non mi fa piacere constatare che poi, ridotti all’osso, uomini o donne siano molto simili anche nella malvagità, ma mi da speranza pensare che, aldilà della “natura” un po’ deterministica e incontrollabile, c’è la cultura e qui un po’ di libertà noi esseri umani l’abbiamo.

Noi tutti esseri viventi, anche animali e piante. Io ormai non faccio più distinzione: chi è vivo è uguale.

Dunque quello che conta è la cultura intesa come idea di società, di vita, di futuro.

Ecco la mia idea, che io ho detto di sinistra per convenzione, ma la cui collocazione proprio non mi frega, è che gli occhi dei bambini non ci ricattano MAI, ma ci guidano SEMPRE.

Gli occhi degli innocenti, o almeno più innocenti degli adulti, gli occhi dei deboli, dei fragili, di coloro che mi sono affidati.

Di coloro che mi sono affidati.

Affidarsi una parola così difficile, così ardua, così impegnativa. Affidarsi è però il nostro unico modo di essere, di vivere, di convivere.

Questi occhi di bambini, animali, cuccioli, donne sottomesse, anziani, occhi degli alberi (perché gli alberi vedono) questi occhi mi sono affidati per il fatto che io, per ora, sono più forte di loro.

Benché forte sia una parola che non mi piace. Io sono più ricca, ho da mangiare, ho studiato e ho una sicurezza che mi fa più forte.

Devo usare questa forza, tutta la forza per reggere lo sguardo degli innocenti che soffrono, ma solo così, solo così, solo così, potrò lasciarmi guidare da questi occhi.

Altro che ricatto.

E devo ringraziare questi occhi che sono la mia unica speranza di crescere, di diventare un essere vivente degno, uno che, come dice, Simone Weil “non manca la propria vita”.

Questa Petri rischia grosso, ha già sprecato 40 anni.

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